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martedì 3 giugno 2014

PIERRE GONNORD | PHOTOGRAPHER

Pierre Gonnord ci mostra, attraverso le sue immagini, “….un'umanità composta da "senza nome", minatori, malati mentali, arcerati, gitani, con cui convive prima di ritrarli con la sua Hasselblad, posponendo il telo nero, dei fotografi di un tempo, catturando scatti che raccontano tutta la loro umanità e da quei pertugi delle bocche semiaperte fa intravvedere l'antro che dà sull'anima, come mi ha raccontato nella nostra chiacchierata.
Uomini che hanno una dignità profonda, gli "ultimi" che coglie nei territori spagnoli in comunità senza tempo che sembrano fuoriuscite dagli occhi dei massimi pittori del '600 come Rivera, Rembrandt, Velázquez e Caravaggio. La luce descrive e ritaglia immagini di una perfetta definizione che a dispetto delle tecniche digitali odierne, viene resa in modo tradizionale come solo una grande perizia ed amore per l'umano racconto, è in grado di fare.
"Inducono lo spettatore ad entrare in un dialogo intimo e personale con i loro volti e ci inducono a riflettere sull'Essere Umano e su chi siamo, in un rispettoso confronto tra classi sociali e persone che, nella vita reale, non hanno mai la possibilità di confrontarsi, uno di fronte all'altro: mettendoci nella condizione di porci quelle scomode domande che spesso evitiamo, perchè preferiamo lasciarle in fondo all'anima di cui,si dice, gli occhi siano lo specchio", come suggerisce Claudio Composti.
www.tgcom24.mediaset.it/cultura/2013/notizia/la-straordinaria-visione-caravaggesca-di-pierre-gonnord-alla-mc2-gallery-di-milano_2008347.shtml


Inspired by the great portrait painters of old, Pierre Gonnord creates large scale portraits of people considered to be outsiders: the destitute, homeless, gypsies, and the blind. Far from treating his subjects the way that the world often does, Gonnord views his subjects through a lens of deep compassion and creates images which bring out their storied past in a reverent way. Each colorfully worn face is given to us to explore, to ponder, and question how it reached the state it is in today. In a sense, he takes people who are often considered less than human, and touchingly makes them larger than life.
“I choose my contemporaries in the anonymity of the big cities because their faces, under the skin, narrate unique, remarkable stories about our era. Sometimes hostile, almost always fragile and very often wounded behind the opacity of their masks, they represent specific social realities and, sometimes, another concept of beauty. I also try to approach the unclassifiable, timeless individual, to suggest things that have been repeated over and over since time began. I would like to encourage crossing a border.” – Pierre Gonnord
Gonnord was born in 1963 and lives and works in Spain. Fonte
























All images courtesy Pierre Gonnord/Hasted Kraeutler, New York, and Galeria Juana de Aizpuru, Madrid.
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giovedì 22 ottobre 2009

TESTIMONI/TESTIGOS

Storie di strada scritte sui volti di mendicanti e senza tetto

Quando l’arte, e in particolare la fotografia diviene strumento di partecipazione e comunicazione sociale, attraversando strade spesso imbattute dall’arte tradizionale e mostrando la potenza di immagini e ritratti di persone “non convenzionali”, letteralmente relegate ai margini della società contemporanea, da questo connubio nasce la mostra espositiva allestita al Centro internazionale di fotografia di Forma, in provincia di Milano, in calendario dal 15 ottobre al 20 novembre.

Abel, de Pierra Gonnord

Ali, 2006 - copyright Pierre Gonnord

Amparo 2007 © Pierre Gonnord

artopoeus

el-manuel

krystov

maria

Pierre Gonnord - Ahmed, 2005

erick

salima

pierre-gonnord - michel

Los lasarez, 2007 - copyright Pierre Gonnord

La mostra, che è stata inaugurata giovedì scorso, consta di un’ampia galleria di fotografie, ciascuna delle quali ritrae un soggetto di strada: senzatetto e mendicanti, che spesso s’incrociano agli angoli dei semafori o sdraiati su cartoni improvvisati a giacigli. Uomini, donne e bambini accomunati da condizioni esistenziali segnate da povertà assoluta, che divengono i protagonisti assoluti di un progetto espositivo aperto al pubblico. Ciascuno dei soggetti ritratti ha un nome:

opera di gonnord

c’è Moises, un bambino di età compresa tra i dieci e gli undici anni, con tratti facciali induriti dalla sofferenza patita per strada, che tiene in mano un gallo;

konstantina

c’è Kostantina, giovane ragazza musulmana, avvolta da un mantello marrone e da un velo che le cinge un viso parzialmente deturpato, forse i segni di violenze fisiche subite.

olympe

Ci sono Olympe, la donna “anziana”, con il suo sguardo spaurito e i segni del tempo che affiorano sul suo volto scuro, e

Lazaro, 2007 - copyright Pierre Gonnord

Lazaro, bambino di dieci anni circa, che porta anch’egli sul viso i segni evidenti di percosse e tagli, che deturpano il suo piccolo volto di bimbo di strada. Soggetti che in questi scatti appaiono in tutta la loro potenza umana, con espressioni e sguardi che trafiggono lo spettatore, proiettandolo per un istante nel loro universo di emarginati. Tratti facciali che non posseggono alcuna armonia, ma che esprimono il peso e la fatica di un’esistenza misera, ma nel contempo intensi e vigorosi.

Pierre Gonnord - Forma. Piazza Tito Lucrezio Caro 1.

Tel. 02.58.11.80.67.

Orario: mar. mer. sab. dom. 10-20; gio. e ven. 10-22.

Ingresso: 7.50. Fino al 22 novembre.

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