Congo in Limbo è il titolo di una mostra fotografica sul Congo a cura del fotografo belga Cédric Gerbehaye. Congo, un posto lontano. In limbo. Ma cosa significa un paese in limbo? Significa un paese in uno stato indefinito di incertezza, dove la situazione sembra non cambiare quasi in modo irreale, dove le cose sembrano bloccate in uno stato surreale da un tempo imprecisato, come sospese in una terra di nessuno dove però in tanti sembrano voler partecipare al banchetto prelibato di ricchezze e corruzione, lasciando intorno al tavolo lacrime, miseria e sangue.
Ed eccolo il limbo del Congo. Ogni mese 45.000 persone vengono uccise nella Repubblica Democratica del Congo. Ogni mese più di 20.000 bambini muoiono di fame o per malattie facilmente prevenibili (in un mondo normale). Dall'inizio della guerra sono già morti 5.4 milioni di persone, il conflitto con maggior numero di vittime dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi. La maggior parte delle vittime sono morte per cause non violente, per malaria, malnutrizione, di cui il 47% bambini. Al momento almeno un milione e mezzo di congolesi sono rifugiati o vagano dopo aver dovuto lasciare la propria casa. Ogni giorno in media 14 donne vengono stuprate, nello stato definito capitale mondiale dello stupro, dove anche gli uomini sono soggetti allo stupro, dove lo stupro è diventato un'arma di guerra, per diffondere malattie, per traumatizzare famiglie, dove donne stuprate vengono rifiutate alla porta di casa e costrette al vagabondaggio, dove molti degli stupri non vengono contati nelle statistiche perché terminati in decessi, in un paese in cui ogni statistica è soltanto una stima, durante una guerra che dura da oramai 15 anni ma che raramente compare sui giornali, nella televisione. Per il limbo non c'è spazio nei media.Il mondo ignora il Congo o meglio l'occidente, perché conviene, perché Stati Uniti, Francia, Belgio e Gran Bretagna in competizione con la Cina sostengono parti diverse e conflittuali del paese, alimentando in questo modo un perenne stato di tensione, ma ben sfruttando le risorse del ricchissimo suolo congolese, di diamanti, d'oro e di coltan (utilizzato nei nostri cellulari).
Troops in the Ituri region. (© Cédric Gerbehaye)
(© Cédric Gerbehaye)
Dall'olocausto nero del colonialismo belga del 1885 (qui immagini forti), ben più esteso e sanguinoso di quello ebreo (fino a dieci milioni di vittime) ma sicuramente meno importante perché scomodo per i poteri internazionali (e perché non legato ad una guerra, ma ad uno sfruttamento), alla indipendenza del Congo del 1960, anno in cui il congolese Patrice Lumumba prende la guida del paese pieno di speranze ed entusiasmo, quella terra nel cuore dell'Africa ha avuto tanto sole, ma poca luce, pochi sorrisi. I libri di storia (ma anche nuovi blog un po' deludenti) racconteranno che l'anno seguente Lumumba fu assassinato per una lotta al potere dal colonnello Mobutu, ma come per Thomas Sankara anche questa volta la CIA seppe compiere il suo dovere orchestrale e spianare la strada allo sfruttamento occidentale. Già, Belgio al principio, ma poi tanti altri arraffatori di ricchezze. Il presidente statunitense Eisenhower preferiva eliminare Lumumba e così fu. Poi gli U.S. fornirono 300milioni di armi e 100milioni di training militare alle milizie di Mobutu, giusto per incoraggiare il regime dittatoriale in cambio di domini commerciali, finanziando le bramosie di una persona non curandosi della povertà di un intero paese.
Dissident general Laurent Nkunda, leader of the CNDP (National Congres for the Defense of the People), poses at his headquarters (© Cédric Gerbehaye)
Child soldier of the FNI (© Cédric Gerbehaye)
© Cédric Gerbehaye
Awaiting the distribution of flour in the nutrition centre of Awilo in the district of Ituri. (© Cédric Gerbehaye)
Il limbo ha queste facce e tante altre. Quando sono uscito dalla mostra un senso di disagio profondissimo ha assalito ogni altro umore possibile. Parte della nostra ricchezza quotidiana, dei servizi, del progresso, dei benefici, è macchiata di sangue ma non lo sappiamo o preferiamo ignorarlo, dimenticare, coinvolti nella giostra veloce degli impegni importantissimi. E riusciamo anche a lamentarci, spessissimo, mentre viviamo in paradiso sulle spalle di chi è nato, è bloccato, tenta di scappare da un inferno senza uscite, un inferno tanto inamovibile ed immutabile da divenire un limbo surreale.
© Cédric Gerbehaye
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© Cédric Gerbehaye
A wounded man waiting in the Masisi hospital. Since August 2007 MSF has been supporting Masisi hospital, about 80km west of Goma, North Kivu province. The MSF team carries out war surgery for both soldiers and civilians, and supports all the other services of this 170 bed hospital. © Cedric Gerbehaye
© Cédric Gerbehaye
http://www.agencevu.com/photographers/photographer.php?id=214
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