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martedì 17 gennaio 2012

MÁSCARAS E CARNAVAL - MUSÉE DAPPER, PARIS

Fino al 15 julho de 2012

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Per la prima volta,  il Museo  Dapper riunisce opere tradizionali dell’Africa sub-sahariana  e caraibica. Questi momenti forti sono vissuti come rituali, momenti condivisi, in cui rafforzare i legami di gruppo.
La mostra offre un'occasione unica per esplorare le assonanze tra maschere africane  e carnevali nei Caraibi e in Guyana.
Esaminando queste maschere, costumi e acconciature, abbiamo una buona testimonianza di quueste atmosfere uniche.

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NIGERI ABoki
Masque-cimier
Bois, fibres végétales, fer, tissu et pigments. H. : 26 cm
Ancienne collection de Charles Ratton
Musée Dapper, Paris. Inv. n° 0474

clip_image004Tabwa
République démocratique du Congo
Masque kiyunde
Bois, cuivre et pigments H. : 39 cm
Acquis de Mme Jean Verheyleweghen
Musée royal de l’Afrique centrale, Tervuren. Inv.

clip_image005AngolaKongo / Vili
Masque et costume ndunga
Bois, pigments, raphia et plumes. H. : 185 cm
Acquis du Rotterdamsche Diergaarde, 1939
Wereldmuseum, Rotterdam. Inv. n° MvVR 28547
© Collection Wereldmuseum , Rotterdam , pa ys-bas ,photo Erik Hesmer g.

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Cameroun Bamileke
Masque kungan
Bois et pigments. H. : 45 cm
Ancienne collection de Charles Ratton. Acquis en 1930
Museum Rietberg, Zurich. Inv. n° RAF 723

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Salam pasu République démocratique du Congo
Masque mukish
Fibres végétales et pigments. H. : 64 cm
Collecté par Jules Auguste Fourche. Acquis en 1946
Musée royal de l’Afrique centrale, Tervuren. Inv. n° EO.0.0.43155
Photo Jo Van de Vyver , MRAC Tervuren ©
Collecté par Jules Auguste Fourche. Acquis en 1946
Musée royal de l'Afrique centrale, Tervuren. Inv. n° EO.0.0.43155
Photo Jo Van de Vyver, MRAC Tervuren ©

clip_image010KUBA
RÉPUBLIQUE DÉMOCRATIQUE DU CONGO
Masque moshambwooy
Bois, tissu, cauris, perles, métal, plumes, poils et pigments
H. : 47 cm (masque) ; H. tot. : 246 cm
Musée royal de l’Afrique centrale, Tervuren. Inv. n° EO.0.0.15365
PHOTO STUDIO ROGER ASSELBERGHS FRÉDÉRIC DEHAEN,
MRAC TERVUREN ©

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Nigeria Yoruba , Costume egungun
Tissu, métal et miroirs. H. : 158 cm
Musée international du carnaval et du masque, Binche
Inv. n° 90/1949
© Photo d’Olivier Desart pour Le Musée international du Carnaval

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Martinique - Masque de Diable rouge
Créé par Georges Grangenois, en décembre 1997
Chanvre, casque de moto, cornes et queues de boeufs, fil électrique,
grillage, mâchoire de requin, miroirs, plastique et pigments. H. : 69 cm - Collection particulière

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Martinique - Maryann lapo fig
Créé par le groupe Psyché, en 1993
Feuilles de bananier séchées et divers matériaux
H. : 170 cm - Collection particulière

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Trinidad Ville : Port of Spain
Zak Ové
The Devil is White
Série « Transfigura »
© Photo de Zak Ové , 2004.

clip_image018VUVI - GABON
Masque
Bois, fibres végétales et pigments - H. : 32 cm

clip_image019clip_image020GUADELOUPE
Ville : Basse-Terre
Mas a kongo du groupe Voukoum, 2009
© Photo Hugo «irieson» Mercader.© Photo de Zak Ové , 2004.
© Archives Musée Dapper – Photo Hughes Dubois .

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Musée Dapper - 35 bis, rue Paul Valéry - 75116 Paris / 01 45 00 91 75

http://www.dapper.com.fr/
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lunedì 15 giugno 2009

L'AFRICA IN MOSTRA


Due esposizioni da non perdere al Dapper di Parigi: le fotografie di Angèle Essamba, profonda riflessione sull'Africa, e la rappresentazione della figura femminile nell'arte africana, per non dimenticare le origini.
Ci sono almeno due buoni motivi per visitare il Musée Dapper, nel 16esimo arrondissement di Parigi: il primo è che si tratta del primo luogo francese interamente consacrato alle arti antiche e contemporanee d' Africa, dei Caraibi e delle loro diaspore. Il secondo consiste perché il Dapper allestisce esposizioni temporanee ma ospita anche spettacoli e concerti, proponendo uno sguardo ad ampio raggio sulla cultura africana.

Fino al 12 luglio il museo propone due esposizioni: "Donne nelle arti d'Africa" e "Alter e Ego". Mostre che si integrano l'una con l'altra, perché propongono due diversi approcci del patrimonio artistico e culturale: la prima presenta tutto ciò che può essere considerato "culturale" (sia nel senso antropologico che semiologico-linguistico), propone una varietà di materiali e forme e spazia su tutta l'Africa; la seconda è dedicata ad una forma d'arte in particolare, la fotografia, ed è il frutto di una visione individuale, soggettiva, parziale - nel senso in cui lo è, per natura, ogni esperienza singolare che rivela una prospettiva.


L'io e l'altro dell'Africa
La mostra comincia in una sala poco illuminata, pareti e soffitto nero avvolgono come un manto notturno le riproduzioni fotografiche di cui è oggetto la prima esposizione, "Alter e Ego". L'autrice, Angèle Etoundi Essamba, è nata a Douala ( Camerun ), ed è arrivata in Francia quando aveva dieci anni. I suoi ritratti interrogano l'identità multiculturale davanti e dietro l'obiettivo. Prima di fotografare, Essamba sembra chiedersi "chi sono io, che rappresento queste genti di cui anch' io sono parte?". L' osservatore viene sollecitato ad analizzare l' immagine, e a mettere in prospettiva la prospettiva stessa, vale a dire a collocarsi come interprete attivo nello spazio tra il fotografo e la porzione di mondo rappresentata. In alcuni casi questa alchimia raggiunge vette di grande intensità, come nella fotografia che ritrae il busto di un uomo percorso da un' ampia cicatrice, dove la ferita nella carne viene accostata ad un maestoso albero secolare, segnato dal tempo, le cui insenature richiamano le forme dei segni sul corpo. La ferita cicatrizzata diventa così il segno di un'umanità sofferente, ma al tempo stesso è accomunata ad uno dei simboli storici dell'Africa, l'albero. Il dolore dell' africano, che quei segni gli impediscono di dimenticare, è forse lo stesso della natura intorno a lui? L'eredità, patrimonio custodito dal continente e dai suoi abitanti, è inalienabile? Interrogativi messi in evidenza dalla ricchezza di alcuni ritratti, e dalla volontà e capacità innata di Essamba di restituire il respiro della vita e il senso della terra.
L'arte nelle donne africane
L' allestimento prosegue nella sala successiva con la seconda esposizione, "Donne nelle arti d' Africa": reperti di ogni tipo, materiale, grandezza e provenienza, il cui unico denominatore comune sta nella vitalità a cui rimandano.

È il caso, per esempio, delle numerosissime statuette raffiguranti corpi femminili, così "naturalmente" vigorosi, pieni, simulacri di quella fecondità che viene annoverata tra i tratti fondamentali della produzione artistica africana - e all' immaginario ad essa relativo. Ma è anche il caso dei "bastoni di danza" utilizzati nei riti, concepiti e scolpiti per richiamare l' intensità della vita, la fertilità della terra, l' abbondanza e la generosità prorompente delle forme e delle cose. Un altro tema ricorrente è l' espressività: per questo una sezione è intitolata "Corpi espressivi", perché ricostruiti a partire dall' armonia cangiante con cui si fondano con ciò che rispetto ad essi è "altro" - sia questo la natura o gli strumenti forgiati dall' uomo -, per sprigionarne le forze. Ma ad una vitalità così carnale e dirompente fa da contraltare una spiritualità profonda, come testimoniano gli "eyema bieri", figure dei riti funerari fang ( praticati in Gabon, Camerun e Guinea equatoriale ) che restituiscono un senso affatto originale della trascendenza. Queste figure vengono poste sopra un involucro contenente frammenti d' ossa, talvolta un cranio, e indicavano la presenza di esseri aldilà della sfera umana, ma non per questo separati da essa. Il museo Dapper raccoglie inoltre alcune rappresentazioni del parto, soggetto poco trattato dalle arti africane (a differenza della maternità). Nella sala al piano superiore, infine, è possibile ammirare ritratti in terra cotta, steli egiziane in granito, maschere realizzate per le cerimonie e figure cultuali in bronzo e in ferro ( "edan" ) provenienti dalla Nigeria.
Luca Peloso - Fonte:Nigrizia
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