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mercoledì 17 ottobre 2012

ADDIO A PREFETE DUFFAUT, IL PITTORE DELLE CITTA' IMMAGINARIE

Port-au-Prince, 15 ott. - (Adnkronos) - L'artista haitiano Prefete Duffaut, pittore famoso per la serie delle "citta' immaginarie", e' morto all'eta' di 89 anni nella capitale di Port-au-Prince. Nato nel 1923, per dimenticare la poverta' e lo squallore del luogo in cui viveva, alla fine degli anni '50 Duffaut invento' i quadri con le "citta' immaginarie" che dipingeva e riempiva di colori. Sono citta' particolari, certamente diverse da quelle reali, ma proprio per questo piu' belle. "Tocca agli artisti trasmettere la gioia per dimenticare gli orrori", amava ripetere Duffaut. La pittura di Duffaut utilizza un ricco repertorio visuale e tematico, spesso reso con tonalita' vivaci e forme organiche e sensuali.

clip_image002Une Ville

clip_image004Imaginary Port, cm 122x51

Nel 1950 Prefete Duffaut nel 1950 participo' con altri artisti alla realizzazione degli affreschi per la cattedrale di Sainte-Trinite' di Port-au-Prince, poi parzialmente distrutti dal terremoto del 12 gennaio 2010. Artista mistico influenzato dalla mitologia del vodoo, Duffaut ha continuato per quasi mezzo secolo a dipingere "citta' immaginarie" secondo uno stile naif haitiano mutuato dai pittori locali Hector Hyppolite, Philome' Obin, Castera Bazile, Wilson Bigaud, Rigaud Benoit e Andre' Pierre. I quadri di Duffaut hanno fatto il giro del mondo e sono stati esposti in Belgio, Francia, Germania, Usa, Venezuela, Olanda, Italia, Spagna, Portogallo e Argentina.

clip_image006Ville imaginaire, 100 X 75

La vita di Duffaut non fu facile: la sua mamma mori' quando lui aveva due anni e da bambino lavoro' con il padre che costruiva barche a vela. Nel tempo libero, spinto dal desiderio di arte e bellezza, non avendo altri mezzi a disposizione, dipingeva0 sui muri della sua capanna. Un giornalista americano, Bill Kraus, affascinato da quei disegni, regalo' al giovane tele e colori e lo incoraggio' a continuare.

clip_image008Città di Dabel, in cm: 61x51

clip_image010Tramonto,  cm: 60 x 50
Fonte

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mercoledì 27 giugno 2012

IL MONDO BUCOLICO DI GIOVANNI ROSSI (ISSOR)

Residente a Villasanta, ove nacque 65 anni fa, Rossi è artista di spicco nel suo genere e fra i pochissimi a praticare la tecnica olio sotto vetro, secondo la lezione della scuola di Hlebine, un paesino sperduto nella regione croata della Podravina, dove negli anni Trenta prese avvio questo specifico modo espressivo, che poi si irradiò in un raggio sempre più vasto entro e oltre la Podravina la quale, a buon titolo, detiene il nome di ‘culla del Naïf’.

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Due volte vincitore del premio Internazionale di arte Naïf di Varenna, dove ormai è presenza stabile, ha al suo attivo numerose esposizioni e vanta permanenze nella prestigiosa Galleria degli artisti di Trebnje in Slovenia, al Museo delle Arti Naives Cesare Zavattini di Luzzara e al Vihorlatské Múzeum Humenné in Slovacchia.

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Il nomignolo ‘issor’ palesa il suo modo di procedere in pittura: i colori vengono stesi sul retro e in sequenza contraria rispetto a quel che appare a lavoro finito. Ciò significa partire dai particolari cromatici in primo piano e proseguire a ritroso, arrivando da ultimo al fondo.

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Vivacità di tinte, brio di movenze, composizione ariosa e bilanciata: questa la cifra delle sue immagini. Le contornano cornici di sapore rustico, in sintonia con le scene raffigurate. Ad agire in questa specie di teatrino di animazione sono infatti i tòpoi della vita popolare: il contadino intento ai lavori campestri o del piccolo allevamento, la chiacchiera fra comari, le feste paesane, la devozione presso le edicole sacre. Immancabile l'effigie dell'ubriaco di ritorno dall'osteria, ma c'è anche il monello, la massaia, il boscaiolo.
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Pervase di romanticismo non privo di note burlesche e anche di ricordi personali, rammentano le allegorie dei Mesi e delle Stagioni, tipiche dell'arte medioevale, con quelle tozze sagome variamente atteggiate che, nel ciclo dell'anno, attendono all'occupazione che ciascun periodo richiede. Tra autobiografia ed etnografia, narrazione e arte, il mondo di ‘issor’ è fitto di presenze, fra le quali ricorre un uccelletto, l’espressione visiva della sua intonazione lirica.
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mercoledì 18 aprile 2012

SAVA STOJKOV – PITTORE DELLA PIANURA DELLA VOJVODINA

A Belgrado è stata aperta la galleria di Sava Stojkov, uno dei pittori più grandi di Serbia. Stojkov è uno dei pittori più conosciuti dell’arte naif serba, paesaggista e ritrattista della pianura della Vojvodina. Sava Stojkov è nato il 29 marzo 1925 a Sombor. A 19 anni Sava Stojkov venne arruolato nel 1944 nell’Esercito di liberazione popolare di Jugoslavia, dove lavorò come disegnatore nel Dipartimento per la cultura della 12° brigata della Vojvodina. Nel 1945 organizzò la prima mostra di disegni e tempere nell’allora città liberata di Osijek (ora in Croazia). Ricevette nel 1951 il primo premio alla Mostra provinciale dei pittori amatoriali a Novi Sad. Negli anni ’70 del XX secolo la pittura naif in Jugoslavia era in pieno svolgimento. Gli inizi di questo stile artistico si collegano all’istituzione dell’associazione accademica “Terra” (1929-1936) a Zagabria. L’iniziatore fu Krsto Hegedušić, pittore famoso in quel periodo per il suo orientamento sociale.  
Nella sua città natale Hlebine, Hegedušić insegnò la pittura naif a Ivan Generalić, Mirko Virius, Franjo Mraz… Così si fondò la famosa Scuola naif di Hlebine. Neanche Sava Stojkov resistette all’impatto della popolarissima Scuola di Hlebine. Dal 1973 Stojkov iniziò a pitturare sul vetro – con uno stile di pittura che conrinuerà durante gli anni seguenti. E’ raro che un pittore contemporaneo promuova questa tecnica molto difficile. Tentando di spiegare ai profani il processo di pittura sul vetro, Stojkov di solito dice che si fa diversamente da un quadro “normale”, cioè all’indietro. Sostanzialmente, se volete fare come di consueto il ritratto di un uomo con gli occhiali, prima gli disegnate la faccia, gli occhi e poi gli occhiali. Sui ritratti sul vetro, prima si fanno gli occhiali. “I ritratti in vetro”, dipinte dal pennello di Sava, è stato desiderato da molte persone importanti come scrittori, politici locali ed internazionali. Dei ritratti che ha dipinto sulla tela, Stojkov ha evidenziato il ritratto del patriarca serbo Pavle.          
Dal 1974 in poi Sava Stojkov iniziò ad abbandonare la pittura secondo i metodi della scuola di Hlebine. Sotto l’influenza di Dragoslav Đorđević, il curatore del Museo delle arti contemporanee a Belgrado, “ritornò in se e alla sua Bačka”.  Decise di tornare alla natura, al suo unico e migliore maestro, alla pianura pannonica, alle masserie. L’accademico Dejan Medaković diede una delle lodi più belle ai paesaggi di Stojkov, dicendo che Sava è un artista che ci ha affascinato con le bellezze della sua patria. I motivi natale della Bačka e della Vojvodina e l’armonico ambiente pannonico naturale nella pittura di Sava Stojkov giunse nelle capitali dell’arte mondiale come espressione artistica originale, suscitando l’attenzione del pubblico e della critica d’arte. 
Alla galleria su Stojkov, che è stata aperta a Belgrado, si possono vedere oltre 70 opere di quest’artista. I visitatori della galleria hanno la possibilità di vedere alcuni quadri specifici per Stojkov, come “Le quattro stagioni”, “Lungo il canale”, “Fiocchi di neve”, che rappresentano le pianure e le masserie in Vojvodina. Nel 2010 a Sombor, Stojkov ha ricevuto la sua esposizione fissa in occasione del festeggiamento dei 65 anni di lavoro e 86 anni di vita. In un’occasione l’artista disse che “sentì la popolarità come riconoscimento che lo ha motivato per continuare a lavorare”. Allestendo oltre 320 esposizioni e partecipandone a 550 nel paese e nel mondo, Sava Stojkov ha confermato  di essere unico nel suo genere. 
Fonte
http://www.savastojkov.com/

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giovedì 26 gennaio 2012

IL REALE MERAVIGLIOSO

Pittura naif dell'America latina
20 gennaio - 15 luglio 2012

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Il reale meraviglioso è l'esposizione che il Museo Popoli e Culture dedica alla recente donazione di opere pittoriche provenienti dall'America Latina.
Sei paesi rappresentati - Brasile, Guatemala, Haiti, Santo Domingo, Honduras, El Salvador - 16 artisti, 35 opere esposte: questi i numeri di un'esposizione che non ha le pretese di essere enciclopedica, ma che intende valorizzare il variegato, colorato e intenso mondo dei pittori naïf latino americani. Un mondo reale, fatto di cose concrete e quotidiane come il lavoro, la foresta, il mercato, le feste di villaggio, ma reso meraviglioso, magico e variopinto dalle visioni ingenue e autonome di questi artisti.
I dipinti, pur essendo molto diversi uno dall'altro e presentando stili personali ben delineati e distinguibili, sono accomunati da forte vitalità e ottimismo: queste immagini positive e carnevalesche, generate dall'estro creativo di idraulici, barbieri, garagisti, agricoltori, cuochi..., sono prive di riferimento a tradizionali studi accademici. Gli artisti-artigiani che le hanno concepite hanno dunque saputo dar vita a uno stile senza appartenere a una scuola, possedendo una visione del mondo senza "ismi" di riferimento.

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Joseph Jasmin, il pittore più allegorico di Haiti, ha scelto gli animali quali protagonisti unici e simbolici dei suoi dipinti, tanto da essere soprannominato "l'animalista francescano di Haiti". Jasmin ama gli animali con una passione degna di San Francesco e il mondo animale, come quello vegetale e minerale, è per lui espressione di un'unica forza vitale in continua metamorfosi. Sempre rimanendo in ambito haitiano - sezione più consistente all'interno della mostra -

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Préfète Duffaut trasforma il piccolo villaggio natale di Jacmel in una città immaginaria surreale, animata da un movimento ascensionale che la rende pura materia innalzata verso il cielo; mentre

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Alexandre Grégoire è autore di scene di vita quotidiana urbana e campestre trasposte in un mondo bucolico e fiabesco.

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José Antonio Velasquez (Honduras), è considerato il primo pittore naïf dell'America Latina con esposizioni organizzate in tutto il mondo. Dipinge con stile minuzioso, degno di un miniaturista, le tegole e i sentieri sassosi della sua città, facendo del cane nero presente in tutti i suoi quadri una sorta di firma che autentica il suo lavoro.

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Francisco Domingo da Silva (Brasile) incarna perfettamente lo stereotipo del pittore naïf: analfabeta, vagabondo, autodidatta, così povero da non poter acquistare il materiale per dipingere, scoperto casualmente dal mecenate straniero che ne intuisce le grandi potenzialità e finito poi amaramente nel declino personale e artistico. Invitato e premiato alla XXIII Biennale di Venezia nel padiglione del Brasile
Quest'arte folkloristica e simbolica è dotata di tutta l'energia ancestrale connaturata al termine "primitivo"; l'ottimismo e la vitalità comuni a tutte queste rappresentazioni testimoniano la permanenza di una generosità e di un immaginario che i popoli più ricchi del mondo occidentale sembrano invece aver perduto da tempo. Il dovere del pittore naïf non è soltanto quello di scrivere per immagini la cronaca del suo popolo, ma anche di aiutarlo, con ottimismo radicale, nell'incessante lotta per l'esistenza.
Nell'ambito della mostra verranno inoltre proposte visite guidate e serate di approfondimento a cura dei collezionisti.

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Fonte
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sabato 24 settembre 2011

PIETRO GHIZZARDI, PITTORE CONTADINO PER ECCELLENZA

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«C’è un uomo nella bassa sui settant’anni che si chiama Pietro Ghizzardi ed è un grande uomo. Ma da parecchio prima che cominciasse a dipingere e a far parte della trinità padana dei naïfs, Ligabue, Rovesti e lui. La pittura non c’entra con il tipo di grandezza cui mi riferisco, essendo grande perché ha sofferto grandemente, perché è stato umiliato grandemente, e nelle pagine di questo libro con qualche accento profetico domanda: “Fino a quando continuerete a fare questo?». Così scriveva Cesare Zavattini, nella prefazione al libro, Mi richordo anchora, l’autobiografia scritta da Pietro Ghizzardi, pubblicata da Einaudi nel 1977. Volume col quale Ghizzardi vinse il prestigioso Premio letterario Viareggio.

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Nato a Viadana nel 1906, di origini umilissime, Ghizzardi ha portato fin da subito nella sua pittura, l’impronta segnata dalla vita dura del contadino. Dipingere era per lui un modo per godersi la vita, di ritrarre le cose che vedeva e che lo commuovevano. Il giovane pittore provvedeva perfino a distillare le erbe, come i monaci medioevali, per farne dei colori e questo basterebbe a farcelo simpatico: un giovane fuori dalla mediocrità, fin dal principio.

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Il primo riconoscimento per le sue opere Ghizzardi lo riceve solo nel 1961, con la prima importante mostra d’arte “Città di Guastalla”. Nel 1968 espone alla mostra nazionale dei Naifs, nella “Città di Luzzara”, dove riceve la medaglia d’oro del Presidente della Repubblica. Ma il successo pieno arriva nel 1977, quando vince il “Premio letterario Viareggio” con l’autobiografia Mi richordo anchora, con note di Cesare Zavattini.

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Le sue figure femminili, i volti di donne, i corpi seminudi, a volte pornografici, sono le icone della sua pittura, quelle celebri e quelle semplicemente incontrate, considerate una chiave di lettura primaria per scoprire il suo mondo pittorico ed umano, fatto di passioni travolgenti e di inquietudini della mente. Le sue figure di donne con le mammelle esposte e le gambe scosciate, rimangono come fantasmi suggeriti da un istinto che si esprime in puri termini di fantasia.

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Il colore in Ghizzardi è spesso assente. Sostituito da tinte nere, caliginose. Il pittore si affida specialmente al contorno nero che delinea la figura, rendendola parte di un mondo assente, irreale, quasi fumettistico. In Ghizzardi esiste il sentimento dell’Art Brut, che manifesta il sentimento primario delle sue emozioni. Egli è il pittore contadino per eccellenza, sicuramente emarginato, come lo era stato un altro suo celebre pittore padano, come Antonio Ligabue.

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Proprio il Centro Studi Antonio Ligabue, di Parma, presieduto dall’editore Augusto Agosta Tota, ha in programma l’edizione di una monografia completa e oroginale, di tutte le opere esistenti di Pietro Ghizzardi, in collaborazione con la Casa Museo Pietro Ghizzardi di Boretto, che detiene i diritti dell’artista.

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La prestigiosa pubblicazione, ancora in fase di progetto, verrà curata da Marzio Dall’Acqua e da Vittorio Sgarbi, che è stato fin dall’inizio uno dei più importanti sostenitori e promotori dell’opera dell’artista padano.
Fonte
http://www.pietroghizzardi.it/
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