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lunedì 28 maggio 2012

I “CAPOLAVORI SENZA TEMPO” DI SAFET ZEC

Il ricordo delle sofferenze traspare dalle sue tele

Fino al 15 luglio 2012
Rotonda di Via della Besana
Milano, Via Enrico Besana, 12

Dotato di un talento precoce e straordinario, Zec rimanda ad ascendenze classiche, da Tintoretto a Palma il Giovane, da Caravaggio fino a Freud; mostra la sicurezza linguistica degli antichi maestri e, insieme, l’ansia di ricerca di un indagatore solitario e la frenesia dello sperimentatore. La quantità e la qualità della sua produzione finita e non-finita è sorprendente, ma la trasparenza è cristallina, il controllo totale, singolarmente lucido e razionale. Ancora, Safet Zec è forse il più importante rappresentante della riflessione sulla tragedia di un popolo e sulle sconfinate possibilità della pittura da un lato di partecipare al suo strazio, dall’altro di fornire letture poetiche di un mondo quotidiano.

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Sessanta dipinti e venti incisioni esposti  sotto le volte dell’affascinante edificio della Rotonda di via della Besana, la sede istituzionale che dal 1969 ospita le esposizioni dei grandi interpreti contemporanei.
Il percorso della mostra, curato da Stefano Zuffi, consente di comprendere, attraverso la selezione di ottanta capolavori dipinti e incisi  nell’arco della sua vita, il percorso artistico e umano di un grande testimone del nostro tempo.

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La mostra dei dipinti si articola in sette sezioni che conducono il visitatore in un vero e proprio racconto dell’opera dell’artista.

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La rassegna comprende una significativa sezione dedicata interamente alla grafica, curata da Lorenza Salamon, che mostra le potenzialità creative di un mezzo seriale, che attraverso interventi autografi sono rese opere uniche.

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La padronanza di Safet Zec di tutte le tecniche calcografiche gli permette di trasmettere un patrimonio introspettivo che non ha eguali nell’arte contemporanea odierna.

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Se volete saperne di più andate qui

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Altre opere dell’artista

clip_image012 clip_image013Piatto, pane, cucchiaio
ceramolle, 2004
46 x 30 cm

clip_image014Cestino
ceramolle, 2005
70 x 50 cm

clip_image015Specchio II
acquatinta, puntasecca, 2005
130 x 100 cm

clip_image016Drappo sulla sedia
ceramolle, puntasecca, 2005
70 x 50 cm

clip_image017Preghiera
acquaforte, puntasecca, 2005
70 x 50 cm

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Atelje zbirka Zec
Marsala Tita 31
Sarajevo
Tel. +387 33 20 53 43
+387 61 338 186
mail: zec@bih.net.ba
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martedì 4 maggio 2010

LA PITTURA DI SAFET ZEC A VENEZIA

Museo Correr, II piano 8 maggio – 18 luglio 2010

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La mostra presenta oltre centotrenta opere - oli, tempere, disegni a matita, schizzi e studi preparatori, grandi dipinti e piccole tele - alcune mai esposte al pubblico finora e realizzate negli ultimi dieci anni di attività dell’artista bosniaco, protagonista drammatico e magistrale della figuratività odierna.

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Sotto l'albero
acquaforte puntasecca
70x100 cm
1992
Dotato di un talento precoce e straordinario, Zec rimanda ad ascendenze classiche, da Tintoretto a Palma il Giovane, da Caravaggio fino a Freud; mostra la sicurezza linguistica degli antichi maestri e,  insieme, l’ansia di ricerca di un indagatore solitario e la frenesia dello sperimentatore.
 
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Casa di pietra
acquatinta puntasecca
100x75 cm
1999
La quantità e la qualità della sua produzione finita e non-finita è sorprendente, ma la trasparenza è cristallina, il controllo totale, singolarmente lucido e razionale. 
Ancora, Safet Zec è forse il più importante rappresentante della riflessione sulla tragedia di un popolo e sulle sconfinate possibilità della pittura da un lato di partecipare al suo strazio, dall’altro di fornire letture poetiche di un mondo quotidiano. 
A cura di Pascal Bonafoux e Giandomenico Romanelli, catalogo Skira.

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Carriola
ceramolle puntasecca
90x60 cm
2001
La mostra si realizza con il sostegno della Galerija SOL di Lubiana. 
Lungo nove sale al secondo piano del Museo Correr, il percorso si snoda in sequenze tematiche di estrema suggestione.

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Facciata veneziana
1998
La prima grande opera, Facciata veneziana (tempera e acrilico su carta, cm 120x350) testimonia il legame e l’appartenenza dell’artista alla città che lo ha accolto quando la guerra nell’ex Jugoslavia lo costrinse nel 1992 alla fuga da Sarajevo.

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tavolo rosso
tecnica mista su carta
30x40 cm
2002
Seguono poi le immagini, le atmosfere, gli strumenti dell’atelier veneziano, suo spazio e mondo, rifugio e origine di un’esistenza e di un’ attività artistica che rinascono e si rinnovano.

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La barca
Acquaforte puntasecca
39x54 cm
2002/03
Alle vedute di una Venezia “minore”, struggente nella sua autenticità, si succedono nature morte, “vite silenziose” nella definizione di Zec, barche e porte, oggetti dimenticati, ceste, pennelli, colori, corde, taglieri, specchi.

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Piatto, pane, cucchiaio
ceramolle, 2004
46 x 30 cm
E forme di pane di suggestione sacrale.
Safet Zec è nato in Bosnia nel 1943, ultimo di otto figli di un calzolaio che, durante la seconda guerra mondiale, si trasferisce a Sarajevo da Rogatica, un paese a est della Bosnia. Il suo straordinario talento si manifesta sin dall’infanzia; si forma alla Scuola superiore di arti applicate di Sarajevo e all’Accademia di Belgrado è considerato quasi un prodigio. Tuttavia l’isolamento interiore di quegli anni lo porta a distruggere quasi tutti i suoi primi lavori. A Belgrado incontra la moglie artista Ivana, restaura una vecchia casa nel quartiere ottomano dell’antica città di Pocitelj, vicino a Mostar, luogo amato da molti artisti, che mantiene anche quando, nel 1987, torna a vivere a Sarajevo, da pittore ormai affermato anche a livello internazionale.

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Srebrenica
Con lo scoppio della guerra, il mondo in cui Zec è cresciuto, di armoniosa convivenza tra persone di diverse culture e religioni, è sconvolto. Pocitelj viene distrutta e, con essa, tutte le sue opere incisorie.

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Morte e distruzione a Sarajevo lo costringono a fuggire con la famiglia. Nel 1992 è a Udine dove ricomincia a lavorare grazie all’aiuto generoso dello stampatore Corrado Albicocco, per poi giungere a Venezia nel 1998. Dalla fine del conflitto l’artista ha ripreso un’assidua frequentazione con la sua terra. Nel cuore di Sarajevo, lo Studio-collezione Zec è stato riaperto ed è ora un centro di iniziative culturali, oltre che sede espositiva delle sue opere. Nel 2004, in occasione dell’apertura del nuovo ponte di Mostar, è stato presentato un libro di incisioni curato dalla Scuola di Urbino su lastre di Zec. In futuro, la sua casa-studio di Pocitelj, ora restaurata, ospiterà una scuola di grafica.
Tra i più recenti e significativi riconoscimenti si segnalano:
2001 Lille mostra antologica a cura di Martine Aubry, presso la chiesa abbandonata di Sainte-Marie-Madeleine, recuperata per l’occasione
2003 premio "Leonardo Sciascia" per l'incisione
2004, un autoritratto di Zec è esposto tra quelli di Picasso e di Duchamp alla mostra MOI! 
Autoportraits du XX siècle realizzata dal Museé du Luxembourg di Parigi;
2005 premio Linus Pauling dell’International League of Humanists
2007 "Chevalier de l'ordre des Arts et des Lettres" del Ministero della Cultura Francese.
Sito web artista
FONTE: Ufficio Stampa Fondazione Musei Civici di Venezia
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