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martedì 10 aprile 2012

'LA CITTA' IDEALE. L'UTOPIA DEL RINASCIMENTO A URBINO'

(Adnkronos) - Al via dal 6 aprile, ad Urbino, la mostra 'La citta' ideale. L'utopia del Rinascimento a Urbino tra Piero della Francesca e Raffaello' in programma fino all'otto luglio nella Galleria Nazionale delle Marche.
La mostra e' dedicata alla celebre tavola 'Citta' ideale', conservata appunto nelle sale della Galleria Nazionale delle Marche, uno dei piu' affascinanti enigmi del Rinascimento italiano.Per l'occasione verra' presentata insieme ad un'altra 'citta' ideale', di analoga impostazione, conservata nella Walters Art Gallery di Baltimora. Una terza conservata a Berlino non puo' purtroppo viaggiare per le sue pessime condizioni conservative.
L'esposizione, a cura di Lorenza Mochi Onori e Vittoria Garibaldi, offre l'opportunita' per esplorare il significato dell'idea di citta' che si riflette in quelle architetture dipinte, per cogliere il senso delle utopie che vi sono rappresentate.La tavola dipinta con la Città ideale nella Galleria Nazionale delle Marche costituisce uno dei più affascinanti enigmi del Rinascimento italiano. Non se ne conoscono né la funzione né l’autore, eppure essa appare come un compendio di arte, scienza e speculazione filosofica, uno dei più alti raggiungimenti della civiltà fiorita a Urbino nella seconda metà del Quattrocento, alla corte del Duca Federico da Montefeltro, il più dotto ed illuminato fra i signori del suo tempo.
Nella mostra allestita nel Palazzo Ducale di Urbino a cura di Lorenza Mochi Onori e Vittoria Garibaldi, si può finalmente ammirare la tavola di Urbino insieme ad un’altra “città ideale”, di analoga impostazione, conservata nella Walters Art Gallery di Baltimora (una terza conservata a Berlino non può purtroppo viaggiare per le sue pessime condizioni conservative). Una occasione unica per approfondire la conoscenza di opere così singolari e misteriose, per esplorare il significato dell’idea di città che si riflette in quelle architetture dipinte, per cogliere il senso delle utopie che vi sono rappresentate.
Accanto alle due tavole sono esposti in mostra oltre 50 fra dipinti, sculture, tarsie, disegni, medaglie, codici miniati e trattati di architettura che illustrano a tutto campo la felicissima stagione vissuta dalla piccola capitale, stretta tra i monti e le colline del Montefeltro, cerniera fra le terre di Toscana, Umbria, Marche e Romagna. Sono presenti opere di Jacopo de Barbari, Piero della Francesca, Luca Signorelli, Fra’ Carnevale, Domenico Veneziano, Sassetta, Mantegna, Perugino, Bramante e infine Raffaello, che, formatosi pienamente nella cultura urbinate, diverrà uno dei grandi ‘architetti’ del Cinquecento. Raffaello è presente in mostra con un disegno e con la predella della Pala Oddi eccezionalmente concessa dai Musei Vaticani.
Contenitore e nello stesso tempo elemento costitutivo della mostra è la splendida architettura del Palazzo Ducale di Urbino, nella cui realizzazione vennero implicati gli architetti che inventarono il linguaggio rinascimentale quali Leon Battista Alberti, Luciano Laurana e Francesco di Giorgio Martini, che vengono tutti e tre ritenuti possibili autori della tavola urbinate.
La mostra è promossa dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici delle Marche, dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici delle Marche, dalla Regione Marche, dalla Provincia di Pesaro e Urbino, dal Comune di Urbino, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro e dall’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” e da Banca Marche. L’organizzazione è affidata a Gebart con la collaborazione di Civita. Il catalogo è edito da Electa.

clip_image002Veduta di una Città  ideale - Bartolomeo di Giovanni Corradini detto Fra Carnevale, Tempera su tavola, Walters Art Gallery-Baltimore

clip_image003Miracolo di San Zanobi - Domenico Veneziano, Tempera su tavola, Fitzwilliam Museum-Cambridge UK

clip_image004San Bernardino restituisce la vita ad un bambino - Bottega del 1473, Tempera su tavola, Galleria Nazionale dell'Umbria-Perugia

clip_image005San Bernardino guarisce Nicola di Lorenzo - Bottega del 1473, Tempera su tavola, Galleria Nazionale dell'Umbria-Perugia

clip_image006Bernardino restituisce post-mortem la vita - Bottega del 1473, Tempera su tavola, Galleria Nazionale dell'Umbria-Perugia

clip_image007Flagellazione - Francesco di Giorgio Martini, Bronzo sbalzato, Galleria Nazionale dell'Umbria-Perugia

clip_image008Flagellazione - Luca Signorelli, Tempera su tavola, Pinacoteca di Brera-Milano

clip_image009Ritratto di Frà Luca Pacioli con un allievo - Jacopo de' Barbari, Olio su tavola, Museo di Capodimonte-Napoli

mostracittaideale
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giovedì 24 marzo 2011

LA BELLA ITALIA

ARTE E IDENTITÀ DELLE CITTÀ CAPITALI

I grandi maestri dell’arte italiana dall’antichità all’Unità d’Italia: oltre 350 opere negli straordinari scenari della Citroniera e della Scuderia Grande di Filippo Juvarra.
Dal 17 marzo all’11 settembre 2011
Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria
La mostra sarà ospitata a Palazzo Pitti di Firenze dall’autunno 2011
Realizzazione
Consorzio La Venaria Reale e Comitato Italia 150

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Leonardo da Vinci. Testa di Cristo

Comitato curatoriale
Presidente del Comitato curatoriale: Antonio Paolucci
Curatori della sezione di Roma: Antonio Paolucci, Alessandra Rodolfo
Curatrici sezione di Firenze: Cristina Acidini, Maria Sframeli
Curatrice della sezione di Torino: Carla Enrica Spantigati
Curatore della sezione di Genova: Piero Boccardo
Curatore della sezione di Palermo: Vincenzo Abbate
Curatore della sezione di Napoli: Pierluigi Leone de Castris
Curatori della sezione di Bologna: Andrea Emiliani, Michela Scolaro
Curatori della sezione di Parma e Modena: Giovanna Damiani, Stefano Casciu, Luca Bellingeri
Curatore della sezione di Milano: Pietro C. Marani
Curatore della sezione di Venezia: Giandomenico Romanelli

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Giotto. Madonna con bambino in trono e due angeli

Allestimento
A cura di Luca Ronconi con Margherita Palli e Valentina Dellavia, e con A.J. Weissbard (Lighting Design).
In collaborazione con Massimo Venegoni (Studio Dedalo)
Partners
Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo.
La mostra è stata realizzata con il contributo straordinario della Compagnia di San Paolo.
Catalogo
Silvana Editoriale

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Hayez. Il bacio

L’arte italiana come non è stata mai vista.
Nell’imponente cornice delle Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria, oltre 350 opere tracciano un percorso che va dall’antichità alla vigilia del 1861 attraverso le principali "capitali culturali" pre-unitarie: Torino, Firenze, Roma, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Parma, Modena, Napoli e Palermo. La mostra propone l’immagine delle diverse città -culture, tradizioni e ricchezze storico-artistiche- viste da grandi artisti che hanno fatto la storia: Giotto, Beato Angelico, Donatello, Botticelli, Leonardo, Raffaello, Michelangelo, Correggio, Bronzino, Tiziano, Veronese, Rubens, Tiepolo, Canova, Hayez, Parmigianino, Velazquez, Bernini e tanti altri. Dal percorso emerge e si afferma il profilo di un’arte e di uno stile italiano.
LA MOSTRA
Torino, Firenze, Roma, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Parma, Modena, Napoli e Palermo: ognuna delle principali “capitali culturali” preunitarie è stata ed è in diverso modo rappresentativa dei differenti destini e delle particolari identità delle corti e delle città italiane. Chiunque abbia anche solo sfogliato un manuale di storia o di storia dell’arte sa che tali città hanno conosciuto vicende antiche e gloriose, ognuna segnata da specifici caratteri distintivi che hanno poi contribuito alla formazione culturale e artistica nazionale. Alla vigilia del 1861 si erano date un'auto-rappresentazione che univa vicende storiche, fenomeni letterari ed artistici, temperamenti dei popoli, destini, attese e speranze che sarebbero poi scaturiti all’appuntamento dell’Unità nazionale.
La mostra, allestita alle Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria, vuole dare immagine alle Italie che la Storia chiamò a diventare Italia. Il nostro è il Paese delle “differenze”. Oggi, nel tempo della globalizzazione, ci accorgiamo che le “differenze” sono una ricchezza, un moltiplicatore di energie, di suggestioni, di risorse. La mostra ci porterà indietro nel tempo a rappresentare l’orgogliosa consapevolezza delle “differenze” che i popoli d’Italia avevano di se stessi alla vigilia del 1861.
Oltre 350 opere d’arte provenienti dai musei d’Italia, del mondo nonché da collezioni private racconteranno alla Venaria Reale l’identità delle principali "capitali culturali" italiane. Ogni capitale sarà rappresentata da opere d’arte, documenti ed oggetti in un certo senso identitari, in grado cioè di significare e di ricostruire il profilo storico e i termini delle auto-rappresentazioni.
Torino è l’Armata, la Metallurgia, la Corte.
Firenze è la fondatrice della lingua e delle arti con Dante, Giotto, Donatello, Botticelli, Michelangelo.

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Afrodite accovacciata (metà II sec. d.c.) Città del Vaticano, Musei Vaticani

Roma è la gloria dell’Antichità classica e dell’Autorità religiosa: due elementi unificanti destinati a tenere insieme la nuova Italia.
Milano è Leonardo da Vinci, è la religiosità dei Borromeo, è l’Illuminismo, è il dialogo costante e fecondo con l’Europa.
Venezia è la grande pittura di Tiziano e di Veronese, è il profumo d’Oriente, è il mito del Buongoverno e della città inimitabile.

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“La corte di Lodovico il Moro”, realizzato dal cremonese Giuseppe Diotti nel 1823

C’è poi Genova, ricchissima e bellissima, capitale finanziaria nell’Europa della Controriforma e degli Assolutismi, la città che ha saputo trasformare il profitto bancario nei Rubens, nei Van Dyck, nei palazzi più belli della Cristianità.
Bologna, la seconda città dello Stato Pontificio, è il prestigio della sua Università ed è l’ideale classico che da Raffaello arriva a Guido Reni.
Parma e Modena sono l’arte e il collezionismo dei principi mecenati.
E infine ci sono le due capitali del Regno: Napoli e Palermo. C’è la Napoli degli Aragona e dei Borbone, di San Gennaro, dei Lazzari e di Masaniello; la Palermo di Federico Imperatore, del Feudo, dei Baroni riottosi, dell’autonomia continuamente affermata e continuamente contrastata.

LE SEZIONI

Gasper van Wittel,
Veduta del Colosseo e dell'Arco di Costantino,
Torino, Galleria Sabauda

La sezione dedicata a Roma, curata da Antonio Paolucci con Alessandra Rodolfo, porta in dote una cinquantina di opere a raccontare i venticinque secoli della città eterna, pagana e cristiana, attraverso i temi dell’antichità e dell’autorità religiosa.

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Rubens. Romolo e Remo

Dai miti della Roma arcaica, simboleggiati dal celebre dipinto di Rubens con Romolo e Remo allattati dalla Lupa, ai protagonisti della Roma classica con i ritratti e i busti degli imperatori e i rilievi della. Colonna Traiana, alle nitide vedute della Città eterna nei quadri di Wan Vittel e nelle incisioni di Piranesi. La Roma cattolica, rappresentata dai Triregni papali, dai busti del Bernini di Paolo V e

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dell’Algardi di Innocenzo X Pamphilj, ritrae nella serie dei pontefici la stagione del grande barocco, per chiudere con il gesso ottocentesco della

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Religione Cattolica del neoclassico Antonio Canova.


Firenze è la lingua italiana di Dante, Petrarca e Boccaccio, è il collezionismo dei Medici, la Corte illuminata di Lorenzo il Magnifico (in mostra nel celebre ritratto del Fiammingo), è la culla del Rinascimento con Brunelleschi, Masaccio e Donatello, la nuova scienza astronomica di Galileo e, ancora, fra Sette e Ottocento, la città d’arte per eccellenza, cantata in tutta Europa nei diari dei favolosi Gran Tour.

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Domenico di Michelino,
La Divina Commedia illumina Firenze,
Firenze, Cattedrale di Santa Maria del Fiore

La sezione, curata da Cristina Acidini e Maria Sframeli, ricostruisce il cammino verso l’Unità italiana partendo dal patrimonio lasciato dai grandi poeti fiorentini del Trecento, per chiudersi su un’immagine simbolo del Risorgimento, La Ragazza che cuce il tricolore di Odoardo Borrani.

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Odoardo Borrani,
Il 26 aprile 1859 in Firenze,
Viareggio, Istituto Matteucci

Da capitale del ducato sabaudo a prima capitale italiana, la Torino che ospita i festeggiamenti per il Centocinquantenario incarna in mostra lo spirito risorgimentale che portò il Paese all’Unità. Per la cura di Carla Enrica Spantigati, la sezione ripercorre nel segno delle arti la lunga epopea dinastica dei Savoia, la religiosità, la politica d’immagine, le imprese editoriali e il collezionismo, fino alle grandi architetture che celebrarono, nella regìa di Juvarra, il passaggio da ducato a regno nel 1713.

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Bellotto. Veduta di Torino dal lato dei Giardino Reale

Il Piemonte, immortalato nelle evocative immagini pittoriche delle Alpi, rammenta anche le innovazioni conferite all’Italia dall’antica tradizione scientifica e militare delle sue accademie. Le ultime tele di Bossoli e Tetar van Elven riportano Torino protagonista del Risorgimento.
Genova, ricchissima e bellissima, evocata nei diari di celebri viaggiatori tra cui Gustave Flaubert che nel 1845 paragonò il suo fascino a quello di Costantinopoli, ripercorre in mostra, a cura di Piero Boccardo, la sua età d’oro come capitale finanziaria e dell’arte, nell’Europa della Controriforma e degli Assolutismi. Una trentina di opere scelte, tra cui preziose tele di Rubens, Strozzi, Van Dyck, Veronese, danno immagine alla storia della città, dalla nascita della Repubblica, con il

image Ritratto di Andrea Doria nelle vesti di Nettuno del Bronzino, fino all’epopea garibaldina.
Testimonianze artistiche delle molte culture di Palermo, tra il Medioevo e l’età moderna, scandiscono il cammino della città, in bilico tra l’autonomia rivendicata e contrastata.

ZCA-729
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Jacob Philipp Hackert,
Il Porto di Palermo,
Caserta, Palazzo Reale

Con riferimento agli studi compiuti durante il Risorgimento dallo storico palermitano Michele Amari, la sezione curata da Vincenzo Abbate apre sul mito dell’età normanno-sveva, nel segno della convivenza dei popoli, con preziosi manufatti autoctoni e d’importazione islamica e la tela ottocentesca di Giacomo Conti raffigurante la corte di Federico II. In chiusura il tema dei
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Un particolare de «I Vespri siciliani» di Michele Rapisardi (1822-1886)



 Vespri siciliani (nel dipinto di Michele Rapisardi) è collegato direttamente all’epopea garibaldina: la rivolta del popolo al sopruso angioino nel 1282 rappresenterebbe la prima presa di coscienza del sentimento indipendentista.
L’identità di Napoli, capitale storica dell’Italia meridionale, sede di una grande corte regale, emerge sfaccettata in mostra nelle raffigurazioni del potere sovrano, con i molteplici modelli di autorapprentazione e, per contrasto, nelle vivide immagini della sua plebe nei dipinti di Cerquozzi, Giordano, Traversi, Miola. A cura di Pierluigi Leone De Castris, attraverso circa cinquanta opere, la città, i colori, i Santi, la storia rivelano tutte le contaminazioni artistiche di un porto mediterraneo aperto all’Europa e all’Oriente, quanto mai amato, come meta privilegiata del Grand Tour e raffigurato in brillanti vedute tra Sette e Ottocento.
Seconda città dello Stato Pontificio, Bologna, celebre per il prestigio della sua Università, porta in mostra la ricca tradizione pittorica delle corti padane nelle tele del Correggio e del Dossi, illustrando la riconquista vaticana di Giulio II nel 1506, con opere di Guercino, Fontana, Bagnocavallo, Ludovico e Annibale Carracci. L’esposizione, curata da Andrea Emiliani e Michela Scolaro, riconosce nell’ideale classico che attinge alla memoria rinascimentale di Raffaello fino alle espressioni neoplatoniche di Guido Reni, un modello di unificazione della pittura italiana.

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Guido Reni. Amor sacro e Amor profano

Nell’ambito dei territori emiliani, una sezione specifica della mostra è dedicata ad alcune importanti opere d’arte esemplificative delle prestigiose collezioni degli antichi ducati di Parma e Modena.

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Correggio. La Madonna Campori

Internazionale e moderna, Milano ritrova nell’immagine dell’Italia preunitaria il ruolo sancito dalla storia di grande centro propulsore dell’arte, del pensiero politico e dell’economia. Una selezione di opere importanti, a cura di Pietro Marani, illustra i momenti salienti dell’epopea lombarda, mettendone in luce la doppia vocazione intellettuale e imprenditoriale. Dai cantieri rinascimentali del Duomo e della Certosa di Pavia, con le testimonianze lasciate alla Corte Sforzesca da Leonardo da Vinci e Donato Bramante, la mostra racconta la spiritualità spagnola nella Milano dei Borromeo e il nuovo fervore illuminista nella Milano austriaca e napoleonica. Il celebre Bacio di Francesco Hayez simboleggia, infine, l’eroismo delle Cinque Giornate che diedero avvio al Risorgimento.
Venezia si rappresenta in mostra nell’immagine riflessa del proprio mito, celebrato dall’arte attraverso i secoli, fin quasi a fondere la proiezione simbolica della città con i momenti più gloriosi e drammatici della sua storia. La sezione, curata da Giandomenico Romanelli, rappresenta alcuni momenti cruciali nella lunga storia di autonomia politica e istituzionale di Venezia e della sua Repubblica e ricompone le diverse anime di un luogo non luogo, tra immagini pittoriche evocative e realistiche. Le icone della Repubblica, con i ritratti di Tiziano e il
 
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Leone marciano di Carpaccio, si alternano alle celebri raffigurazioni della città del Canaletto e alle visuali nostalgiche del Guardi, per riemergere nei colori del Tiepolo e nelle sculture del Canova.

IL PROGETTO ALLESTITIVO
L’idea base del progetto di allestimento è quella di non alterare lo straordinario spazio architettonico della citroniera e della scuderia, realizzandolo idealmente all’aria aperta, con il proposito di trasferire in uno spazio esterno (ma chiuso) ciò che abitualmente è collocato in spazi interni: le opere d’arte.
Lo spazio esterno idealizzato, creato dall’architettura e dall’allestimento, diviene paesaggio, natura, aria aperta, valori aggiunti e anch’essi bellezza d’Italia. Il carattere di spazio esterno è sottolineato dalla presenza a terra di un manto erboso, a sua volta naturalmente cosparso di foglie.
All’interno del percorso assumono importanza cruciale la luce e il senso del tempo: un tempo unitario ed assoluto, non alterato dai limiti e dai confini storici, che ha un proprio valore di superamento e allineamento delle differenze cronologiche e storiche delle opere in mostra. Il trascorrere del tempo, cadenzato dal susseguirsi delle stagioni, è suggerito dal variare della colorazione e della tipologia di erba e foglie lungo il percorso.

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Pietro Piffetti (Torino 1701-1777) Cassettone a ribalta con scansia a doppia anta
Secondo quarto del XVIII secolo
Legno lastronato con intarsi in legni vari, avorio, madreperla, tartaruga, ottone,
legno intagliato, dorato, applicazioni in metallo dorato, cm 312x128x62
Roma, Palazzo del Quirinale

La dimensione sovratemporale unificante corrisponde fisicamente a una dimensione sovraspaziale dell’allestimento: le sezioni della mostra saranno infatti percepite come un percorso unico. Come supporto delle opere si è voluto riproporre un muro in mattoni a vista, che ben si lega con l’idea di luogo aperto, dove sarà anche possibile perdersi. Ai muri è affidata anche la funzione di spiegare con scritte calligrafiche le opere in mostra.
Non si tratta quindi di mura di una città ma di uno spazio ideale: un muro in costruzione che arriva a rappresentare la nascita dell’identità italiana e della bellezza stessa, un muro che unisce anziché dividere.

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Tiepolo. Venezia riceve da Nettuno i doni del mare. Venezia, Palazzo Ducale

Tutte le informazioni sul programma 2011 della Reggia di Venaria su
www.italia150.it e e www.lavenariareale.it
Prenotazioni: tel. +39 011 4992333
· Acquisti biglietti online
· Le attività didattiche della Venaria per Esperienza Italia
· Servizi aggiuntivi
· DIDA/LAB. Prima, durante e dopo la mostra: percorsi didattici per raccontare il bel paese
Fonte
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giovedì 24 febbraio 2011

LORENZO LOTTO ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE

Le Scuderie del Quirinale ospitano da marzo a giugno una mostra monografica dedicata a Lorenzo Lotto, lo straordinario pittore del primo cinquecento

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Lorenzo Lotto, Nozze mistiche di Santa Caterina con il donatore Niccolò Bongh: Bergamo, Accademia di Carrara - Accademia Carrara-GAMeC, Bergamo

Le Scuderie del Quirinale a Roma ospitano dal 2 marzo al 12 giugno la mostra “Lorenzo Lotto”, ricca monografica sul pittore cinquecentesco, considerato da molti un dissidente rispetto al suo tempo, ma anche il padre della psicologia moderna in pittura grazie alla pittura altamente espressiva e alla ricerca fisiognomica.
La mostra restituisce visibilità ad un artista troppo spesso ingiustamente dimenticato e prende in considerazione l'intera vicenda pittorica ed esistenziale di Lorenzo Lotto grazie ad una ricca selezione di opere. Viene raccontata in questo modo la poetica di un artista che, nato nel Quattrocento, è riuscito, in modo del tutto originale e autonomo, ad anticipano l'età barocca.
Lotto, infatti, partendo dagli insegnamenti di Giovanni Bellini e di Antonello da Messina, riesce a raccontare l'animo umano con un attenta analisi fisiognomica e lo narra attraversa una messa in scena degna di Albrecht Dürer con lampi di luce fredda e piani prospettici tagliati.
La complessa vicenda umana di Lorenza Lotto è in mostra a Roma alle Scuderie del Quirinalecon una scelta di opere fondamentali per comprendere il suo percorso artistico.

Lorenzo Lotto

dal 2 marzo al 12 giugno 2011
Scuderie del Quirinale - Roma

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Lorenzo Lotto, Madonna con il Bambino e i santi Caterina d’Alessandria e Tommaso, 1528 - 1530: Vienna, Kunsthistorisches Museum, Gemäldegalerie - Vienna, Kunsthistorisches Museum

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Lorenzo Lotto, Madonna del Rosario, 1539 : Cingoli, Chiesa di San Domenico

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Lorenzo Lotto, Triplice ritratto di orefice , 1530 circa: Vienna, Kunsthistorisches Museum, Gemäldegalerie - Foto Austrian Archives/Scala, Firenze

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Lorenzo Lotto, Annunciazione, 1534-1535: Recanati, Pinacoteca Civica, Villa Colloredo Mels - Pinacoteca civica, Recanati

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Lorenzo Lotto, Ritratto del vescovo Bernardo de’ Rossi, 1505: Napoli, Museo di Capodimonte - © Photoservice Electa/Anelli - su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Milano

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Lorenzo Lotto, Ritratto di Gian Giacomo Stuer e suo figlio Gian Antonio, 1544: Philadelphia, museum of Art, John G. Johnson Collection, 1917

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Lorenzo Lotto, Ritratto di Laura da Pola, 1543-1544: Milano, Pinacoteca di Brera

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Lorenzo Lotto, Susanna e i vecchioni, 1517

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Lorenzo Lotto, Il Trionfo della Castità, 1530: Roma, Galleria Pallavicini - Photoservice Electa/Anelli, Milano

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Ritratto di Andrea Odoni (1527), Hampton Court, Collezioni reali

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Lorenzo Lotto, Ritratto di Lucina Brembati, 1518 circa: Bergamo, Accademia di Carrara - Accademia Carrara-GAMeC, Bergamo

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Giovanni della Volta con moglie e figlio

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Adorazione dei pastori (1530), Pinacoteca "Tosio-Martinengo"

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San Gerolamo penitente nel deserto (1506), Musée du Louvre

Fonte
http://www.lorenzo-lotto.it/
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sabato 1 gennaio 2011

GHIRLANDAIO. UNA FAMIGLIA DI PITTORI DEL RINASCIMENTO TRA FIRENZE E SCANDICCI

Nella suggestiva cornice del Castello dell’Acciaiolo, nei pressi del capoluogo toscano, il 21 novembre è stata inaugurata la mostra Ghirlandaio. Una famiglia di pittori del Rinascimento tra Firenze e Scandicci, visitabile sino al 1° maggio 2011.

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Curata dalla storica dell’arte Annamaria Bernacchioni, l’iniziativa, correlata ai progetti la Città degli Uffizi e Piccoli Grandi Musei, tende a promuovere il territorio fiorentino attraverso la valorizzazione del patrimonio storico e artistico locali.
Ciò spiega la scelta della sede espositiva citata poc’anzi, un complesso monumentale costituito di villa, giardino e parco nel centro di Scandicci, le cui origini risalirebbero – secondo fonti documentarie – al secolo XIV, quand’era di proprietà della potente famiglia Rucellai e svolgeva funzioni militari. Nel Quattrocento il castello fu acquisito dai Dovizzi e nel 1546 da Roberto di Donato Acciaioli, da cui trasse il nome ancora oggi in uso, sì che perse il proprio ruolo difensivo, arricchendosi di pregevoli elementi architettonici e assumendo sempre più caratteri di residenza signorile legata ad attività agricole. Raro esempio di tardo-barocco fiorentino, la cappella ivi presente, dedicata alla Santa Croce, risale invece al Settecento e fu realizzata su commissione dei proprietari succeduti agli Acciaioli, ovvero i Gentile Farinola. Sul piano estetico, il castello è poi rimasto sostanzialmente immutato e dal 1998 appartiene al Comune di Scandicci, che lo utilizza soprattutto per fini culturali, ed è soggetto alla Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Firenze.
E stavolta l’appuntamento qui organizzato è di grande rilevanza, perché riguarda una vera e propria dinastia di pittori, in grado di segnare profondamente l’arte rinascimentale. In particolare si tratta di affreschi, tavole e pale, a carattere prevalentemente religioso e provenienti da diversi musei, di Domenico Bigordi (Firenze 1449-1494), meglio noto come Ghirlandaio, dei suoi fratelli David e Benedetto, di suo figlio Ridolfo e di loro allievi, quali Francesco Granacci, che operarono a lungo nella zona compresa tra la città del Giglio e Scandicci appunto. Del capostipite, Domenico, val la pena ricordare che, assieme ad altri maestri, come Verrocchio e Botticelli, appartenne alla cosiddetta “terza generazione” del Rinascimento fiorentino, distinguendosi soprattutto grazie ad importanti cicli d’affreschi in Vaticano (Cappella Sistina) e nella sua città natale (Cappelle Sassetti e Tornabuoni), che peraltro lo vide acclamato ritrattista dell’alta società.
Dipinti della di lui “bottega” sono quindi ammirabili al castello dell’Acciaiolo, che accoglie capolavori come Santo Stefano tra i Santi Jacopo e Pietro dello stesso Domenico e la Madonna di Ridolfo del Cenacolo di Fuligno, che tuttavia rappresenta solo una tappa di questa mostra, il cui programma propone infatti opere presenti presso diverse sedi espositive, extraurbane e cittadine, quali rispettivamente l’antica Badia di Settimo o Palazzo Medici Ricciardi.
L’evento sui Ghirlandaio propone dunque un itinerario attraverso luoghi più e meno celebri di Firenze e dintorni, in grado di soddisfare i palati artistici più fini, ma anche di svolgere funzione divulgativa, visto che propone laboratori didattici, visite guidate e premi rivolti alle scuole e al mondo del lavoro.
Alessio Bologna

Le opere esposte al Castello dell’Acciaiolo (Scandicci)

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1. Domenico Ghirlandaio, I Santi Jacopo Stefano e Pietro (1492-1494)
Firenze, Galleria dell’Accademia

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2. David Ghirlandaio, Crocifissione con la Madonna e Santi (1489-1490)
Firenze, Museo del Cenacolo di San Salvi

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3. Benedetto Ghirlandaio, Santa Lucia e donatore (1494)
Firenze, Basilica di Santa Maria Novella – Ministero dell’Interno FEC

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4. Ridolfo del Ghirlandaio, Madonna fra San Francesco e la Maddalena (1503)
Firenze, Cenacolo di Fuligno

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5. Ridolfo del Ghirlandaio, Madonna col Figlio (1506-1510)
Scandicci, Pieve di Sant’Alessandro a Giogoli

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6. Ridolfo del Ghirlandaio, Angeli oranti (1505-1509)
Firenze, Galleria dell’Accademia

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7. Ridolfo del Ghirlandaio, Madonna col Bambino e San Giuseppe (1510-1513) Firenze, Galleria Palatina

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8. Ridolfo del Ghirlandaio (attribuito), Ritratto d’uomo (1517 ca.)
Firenze, Depositi della Galleria degli Uffizi

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9. Ridolfo del Ghirlandaio, Ritratto di Cosimo I (1531)
Firenze, Depositi della Galleria degli Uffizi

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10. Ridolfo del Ghirlandaio e Michele Tosini, Matrimonio Mistico di Santa Caterina (1525-1530) Firenze, Villa La Quiete, Conservatorio delle Montalve – Università di Firenze

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11. Bartolomeo di Giovanni, Vergine Annunciata, un profeta e San Vincenzo Ferrer e Angelo Annunciante, un profeta e San Domenico (ultimo decennio sec. XV)
Firenze, Galleria dell’Accademia

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12. Francesco Granacci, Ingresso di Carlo VIII (1515-1520)
Firenze, Depositi della Galleria degli Uffizi

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13. Lorenzo di Credi e bottega, Madonna col Figlio, due angeli e San Giovannino (primo quarto sec. XVI) Firenze, Depositi della Galleria degli Uffizi

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14. Bottega di Michele Tosini, Sacra Famiglia con San Giovannino (1560-1570)
Firenze, Depositi della Galleria degli Uffizi

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15. Domenico Puligo, Maddalena (1515)
Firenze, Galleria Palatina e Appartamenti Reali

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