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domenica 8 febbraio 2015

VLADIMIR TSESLER | ART

Vladimir Tsesler was born in Slutsk (Belarus, Minsk region) in 1951.
1980 – graduated from Belarusian Institute of Art and Theatre (now - Belarusian State Academy of Arts), Department of design.
Since the late 70's he worked with the Sergey Voichenko (1955-2004).
Member of Belarusian Unions of artists and designers.
He won international renown with as poster artist.
Works in various styles: poster, art object, painting, sculpture, graphic, advertising, industrial design, etc.
Poster "Woodstock 30 years" is at the Museum of Advertising (at Louvre).
"Project of the Century. 12 of XX" became widely known. In this project Vladimir Tsesler and Sergey Voichenko presented twelve well-known artists of the XX century as eggs. The project was shown at Pushkin Museum. (Moscow, 1999-2000), Ludwig Museum (part of Russian Museum) (St. Petersburg, 2000), the Venice Biennale (2005).
Vladimir Tsesler won a lot of various international competitions, biennials and festivals.

























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domenica 1 luglio 2012

AUTO-TROLLEY

Ecco  una delle finaliste del Michelin Design Challenge, concorso organizzato dalla nota Casa di pneumatici francese. Parliamo della Soleil, uno strano, ma geniale mezzo di trasporto nato dall'idea di due progettisti turchi. Questa vettura elettrica a due posti e a tre ruote ha come particolarità quella di potersi "richiudere", occupando uno spazio poco più ingombrante di quello di una normale valigia.

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Con la Soleil basterebbe invece premere un pulsante e in un attimo la vostra vettura si richiuderebbe su se stessa, senza crearvi alcun problema, anzi, con la sicurezza che nessuno potrebbe rubarvi la macchina - a patto che riusciate a portarla fin dentro l'ufficio s'intende!

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A livello tecnico la Soleil sarebbe mossa da motori elettrici installati nelle ruote, mentre la scocca esterna sarebbe composta da un sostanza simile alla gomma, per garantire una protezione ottimale dagli agenti atmosferici e una maggiore facilità di "ripiegamento" dell'auto.

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A livello di telaio invece ci si affiderebbe a materiali leggeri ma robusti, sempre per assicurare il massimo della sicurezza dei passeggeri. Via
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mercoledì 7 marzo 2012

ANNA GILI, "DESIGN E MODA"

“Il mio intervento si riferisce alla relazione che sussiste tra design e moda. Le due discipline sono strettamente connesse, per una serie di motivazioni. Per maggiore chiarezza affronterei la moda nell’accezione di ricerca strutturaledi una forma dalla quale può derivare una collezione di abiti e accessori. Cito anche alcuni importanti stilisti di riferimento come: Roberto Capucci, Issey Miyake,Gianfranco Ferré, Yoshiki Hishinuma. Nell’arte invece importanti riferimenti sono Oscar Schlemmer con i costumi del “Balletto Triadico”, la Body art con Rebecca Horn.


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Nel design sono interessanti anche i numerosi costumi di Alessandro Guerriero e Aberto Biagetti. Che ricalcano il balletto triadico nella versione dell’immagine pubblicitaria e pop.
Quando si parla della forma di un oggetto: abito, scultura, sedia, tavolo o altro…il rapporto con il design e con l’arte è immediato.
Per citare alcuni esempi relativi agli stilisti nominati: ricorderei il corpetto-busto di Miyake, con le forme femminili scolpite nel metallo, immagine icona degli anni 80, come anche le geometrie degli abiti di Ferré o il kimono giapponese che è un’architettura per il corpo, così come gli abiti di Hishinuma che si gonfiano con il vento trasformandosi anche in scenografie ambientali.



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Dalla ricerca formale può nascere una collezione di abiti o di oggetti di design. La “forma”, non è la sola componente di invenzione, ma va accompagnata da una ricerca dei materiali e delle tecniche o tecnologie produttive
Il mio lavoro di design sconfina in molti ambiti e territori culturali. Partirò dalla mia esperienza lavorativa per affrontare la complessità dell’ argomento.
La mia carriera professionale inizia proprio con un’importante mostra forse la prima che abbinava il trinomio arte moda design, dall’omonimo titolo a Prato nel 1981. Allora realizzai degli abiti particolari:” l’Abito sonoro”1984, “l’Abito Monumentale”1985, “il Vestito di Fiori 1987” e la performance “Persone dipinte” 1986.

Queste fortissime esperienze nelle quali concentrai molta energia creativa, spaziavano in ambiti culturali diversi: dalla performance d’arte, al design e alla moda, difatti l’Abito sonoro è stato presentato al Modit, nella settimana della moda a Milano e l’Abito di Fiori in una serata dello stilista Fiorucci.
Questo modo di approcciare il lavoro, spaziando e prendendo ispirazione da diversi ambiti disciplinari è una modalità che da molto ossigeno ad una disciplina, il cui rischio è sempre quello di chiudersi in se stessa in maniera introversa e di produrre dello styling, invece che innovazione.
Nella mia attività di docente di design, presso l’Accademia di Belle Arti di Verona, do molto spazio e importanza alla ricerca metodologica e all’approccio critico nel progetto, senza il quale è difficile raggiungere la qualità formale e culturale delle cose di cui ci circondiamo.”
Anna Gili 2010


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Anna Gili, “Abito sonoro” 1984


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Anna Gili, “Abito di fiori” 1987

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Anna Gili, mobile “Viso aperto”, Abitare il Tempo, Verona 2010
Produzione Carlo Poggio Design, Zerodisegno

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Anna Gili, scultura “Elephant Planet”, Abitare il Tempo, Verona 2010
Realizzazione Volpe&Moschin

I Vetri di Anna Gili
Attraverso una gamma variegata di tubi policromi in vetro di Murano, Anna Gili dà vita a figurazioni antropomorfe o archetipiche: visi, totem, bulbi, cactus, in cui le superfici cromatiche dense e accese creano un gioco di gialli e di rossi, di neri e di blu, di forte impatto e suggestione. Anna Gili inizia a disegnare vetri nel 1992 con la Salviati di Murano, collaborazione che continuerà fino all'anno 2000, con l'uscita di numerose collezioni: i "Vasi del mare" 1992, i "Rigati"1996, i "Profili"1997, il "Canneto"1998, le "Torri"1998, i "Bulbi" 2000. Contemporaneamente lavora ad alcuni progetti in vetro anche  con la Bisazza presentando nel 1995 i vasi "Anemone" e nel 1999 i calici: "Elefante", "Leone", "Scimmia", "Cane".

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mercoledì 21 dicembre 2011

MOBILI RICICLATI DA VECCHI PEZZI DI LEGNO

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Intravedere una nuova vita negli scarti del legno, fondendo perfezione ed imperfezioni in mobili armoniosi e giovani, ma già pieni del fascino del passato e di una loro storia da raccontare. Loro sono Tõnis Kalve e Ahti Grünberg, due designers estoni che recuperano vecchi pezzi di legno dagli scarti industriali e dalle cataste di legna o da stalle abbandonate e decrepite.

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Non a caso la loro collezione si chiama Derelict, un nome che cozza con quanto si vede poi realizzato: mobili unici e compatti da tanti pezzi in frantumi. È il concetto stesso di derelitto e scarto che oggi va in mille pezzi, sostituito dalla voglia di ricreare, ridisegnare e ripensare il già esistente senza sprecare ulteriori risorse.Fonte

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martedì 1 novembre 2011

LA FARFALLA CHE FOTOVOLTEGGIA

Virtue of Blue, un esempio di energy-art intrinsecamente autosufficiente, entra a fa parte della mostra The Curious Image presso la Galleria Blain Southern, realizzato dallo studio Demakersvan.


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Una splendida combinazione di arte ed energia rinnovabile, interessante connubio di ingegneria elettrica e design. Un lampadario che esplora le potenzialità creativa dei materiali fotovoltaici,per poi plasmarli e tagliarli in maniera meticolosa, spingendo i confini delle rinnovabili, abbandonando gli impieghi tradizionali delle stesse.
Intrinsecamente autosufficiente in quanto assorbe  la luce di giorno per poi ridarla la notte. Proprio come farfalle vere, che raccolgono l’energia solare per innalzare la loro temperatura corporea, questo lampadario è assolutamente alimentato dai raggi solari.

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L’effetto ottenuto è proprio quello di uno sciame di farfalle notturne, che si riuniscono attorno ad una sorgente di luce, come molti altri insetti che sembrano essere attratti dalle diverse fonti di luce. Intervento che stimola la curiosità e la fantasia dello spettatore risolvendo l’animosa problema delle energie rinnovabili etiche, ma brutte a vedersi. Quindi si tecnologia ma  vestita di buon gusto estetico.
La virtù del blu, il blu come riferimento a cose fisiche, simboli metaforici, o associato al cielo azzurro o al blu del mare, ma soprattutto a tutte le virtù di una cellula fotovoltaica di colore blu.

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Una scultura che misura 1440x1440x1620 mm e pesa all’incirca 39 kg, formata da 500 farfalle blu zaffiro di 4 specie diverse, con ali fatte di celle solari al cesio , farfalle che svolazzano attorno alla struttura di sottile acciaio con all’interno un bulbo in vetro soffiato, questa è la sorprendente opera realizzata dall’artista e designer Jeroen Verhoeven.
Un esempio a testimonianza del fatto che quando si unisco la potenza della natura, dell’ingegno ed dell’arte il risultato non può che essere di pura bellezza ed eleganza
Photos: Giulietta Verdon Roe, Bas Helbers
+ demakersvan.com
+ blainsouthern.com
> rinnovabili.it
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