domenica 16 ottobre 2011

HAITI. ROBERTO STEPHENSON. FOTOGRAFIE. 2000-2010

A Villa Ciani

A Lugano la terra trema. Lo fa, per fortuna, solo in fotografia, attraverso 100 opere inedite di Roberto Stephenson: volti, paesaggi fuori dal tempo e surreali architetture segno del tragico terremoto del 2010 sono le tappe di un viaggio estetico e poetico nell'anima del popolo haitiano.


clip_image001Roberto Stephenson, Myrlande Courtesy Museo delle Culture di Lugano

Il LAC (Lugano Arte Cultura) presenta dal 22 ottobre 2011 al 26 febbraio 2012 negli spazi di Villa Ciani a Lugano l’esposizione dal titolo HAITI che raccoglie le fotografie, dal 2000 al 2010, di Roberto Stephenson, artista italo-haitiano tra i più importanti e singolari esponenti della fotografia caraibica contemporanea.
La mostra, curata da Alessia Borellini e Adriana Mazza, realizzata dal Museo delle Culture di Lugano, nasce  dal lavoro di ricerca dell’équipe del Museo svizzero e propone, attraverso 100 immagini, il risultato di un originale processo di rilettura del contesto urbano e paesaggistico e delle condizioni socio-culturali di Haiti, oltrepassando i confini del reportage grazie a un approccio estetico, nel quale si fondono passato, presente e futuro.

clip_image002Roberto Stephenson, Paolo, La Saline, Pòtoprens, 2006

Dal tragico terremoto del 12 gennaio 2010, l’artista modifica in modo determinante l’intera struttura del suo lavoro e ciò porta le foto della serie “Port-au-Prince” – inizialmente pensate come elementi centrali – a essere il punto di partenza di una nuova indagine sull’uomo, capace di rappresentare i crescenti contrasti e le contraddizioni della cultura haitiana.
Il percorso espositivo – diviso in cinque sezioni: Volti, Port-au-Prince, Terremoto, Tende, Paesaggi – evidenzierà la sua riflessione esistenziale, secondo cui “il fotografo è un cantastorie che vive il presente e lo racconta accettando il potente filtro dell’immaginario”.

clip_image003Roberto Stephenson, 20100123_152120

Dalle gigantografie su tela che rappresentano ritratti di uomini, donne e bambini haitiani, alle opere caratterizzate dalla combinazione e dalla sovrapposizione di immagini eterogenee, artificiali o naturali, Stephenson – al pari di numerosi artisti contemporanei dei Caraibi e dell’America centrale – racconta la realtà attraverso rappresentazioni che assemblano in un insieme organico suggestioni ed elementi spesso appartenenti a piani spazio-temporali diversi, valicando così la presunta oggettività visiva del fotogiornalismo e rielaborando i soggetti sulla base al vissuto soggettivo dell’artista.
Una sequenza di scatti realizzati nei giorni immediatamente successivi al terremoto del 2010 rivela la profonda attenzione di Roberto Stephenson per l’interazione tra gli elementi cromatici e le prospettive inusuali, ottenute grazie alla sua esperienza di fotografo di architetture, che trasmettono il senso di sconvolgimento e la fragilità delle cose. Proprio questo tema ritorna, carico di poesia e drammaticità, nella sezione dedicata alle tende, effimeri ma dignitosi ripari del popolo di Haiti dopo la catastrofe naturale.

clip_image004Roberto Stephenson, 20100210_171420

La mostra continuerà con la serie dei Paesaggi, in cui composizione, luci e colori fanno percepire la maestosità delle forze della natura, l’impossibilità dell’uomo di dominarle e l’indefinitezza di una condizione, che sospende le speranze proiettandole nel futuro, e si chiuderà con l’emblematico ritratto di un uomo segnato dal dolore, ma con lo sguardo fiero, il cui volto racchiude la profondità della poetica del fotografo, la sua semplicità e umanità.

clip_image005Roberto Stephenson, 19°14'44.80_N 72°35'54.36_W dir W

HAITI, sesto appuntamento del ciclo espositivo Esovisioni del Museo delle Culture, sarà accompagnata da un ricco programma di eventi e attività educative – atelier, visite guidate e visite-conferenza – e da proposte di approfondimento, tra cui un esclusivo incontro con Roberto Stephenson, promosse dal Museo delle Culture in collaborazione con numerosi partner istituzionali.

clip_image006Roberto Stephenson, 18° 5'58.54_N 73°56'24.08_W dir S 
 
Catalogo GAMM Giunti

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Sede Villa Ciani, Parco Civico, Lugano
 (entrata da Corso Elvezia, di fronte al Casinò)
dal 22 ottobre 2011 al 26 febbraio 2012

Orari
martedì – domenica: 10 – 18. Chiuso il lunedì
La mostra rimarrà chiusa il 24 e 25 dicembre 2011 e il 1° gennaio 2012
Ingresso
Intero CHF 12, Ridotto CHF 8, gratuito per ragazzi fino a 16 anni
Info
Museo delle Culture
Tel. +41 58 866 69 60
Fax. +41 58 866 69 69
info.mcl@lugano.ch
www.mcl.lugano.ch

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Note Biografiche
Roberto Stephenson nasce a Roma nel 1964, da padre haitiano e madre italiana. Inizia a fotografare da adolescente e dopo gli studi di graphic design e due anni di pratica come assistente fotografo si specializza in fotografia architettonica. Nel frattempo si dedica alla sperimentazione e le sue immagini vengono pubblicate su diverse riviste e libri di architettura. Compie numerosi viaggi e vive in Giordania, Siria, India, Londra e New York fino al 2000, quando si trasferisce ad Haiti.
La carriera artistica di Stephenson ha una svolta professionale nel 1997 con la mostra monografica alla Galleria Raccolta, Arte e Multimedia curata da Viviana Gravano con scritti in catalogo di: Achille Bonito Oliva, Pippo Ciorra, Franco Zagari e Alfredo Martini, e nel 1998 con la partecipazione ad una mostra collettiva a Palazzo delle Esposizioni di Roma sul paesaggio urbano dei sobborghi della capitale sempre curata da Achille Bonito Oliva. Successivamente espone a Londra, New York, Ahmedabad, Miami, Port au Prince, Santo Domingo, Oslo, L’Avana, Bamako, Parigi, Berlino, San José and Fort-de-France.
Nel 2003 pubblica un libro sugli interni delle abitazioni haitiane e un secondo libro, che descrive con uno sguardo intimista i suoi primi tre anni a Haiti. Nel 2009 presenta la prima tappa della sua ricerca artistico-antropologica in una sezione dedicata della mostra alla Triennale di Milano curata dal Museo delle Culture di Lugano dal titolo Fer forgé. Battito di Haiti. Roberto Stephenson sta attualmente lavorando al suo terzo libro sul paesaggio urbano di Port-au-Prince.
Fonti:

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