sabato 27 settembre 2014

NOTES FOR AN EPILOGUE | TAMAS DEZSO

Tamas Dezso was born in 1978, and is based in Budapest. His work has been exhibited worldwide and has been published in TIME, The New York Times, National Geographic, GEO, Le Monde Magazine, The Sunday Times, PDN, Ojo de Pez, HotShoe Magazine, The British Journal of Photography and many others.
“Edifici simbolici ed ex fabbriche scompaiono. I villaggi si svuotano a una velocità incredibile” – afferma Dezso.“Il mio obiettivo è quello di catturare un mondo inosservato che potrebbe scomparire velocemente a causa della natura transitoria dell’epoca”. Tamas Dezso a distanza di 25 anni dal crollo  dell’Unione Sovieticamostra la decadenza e le persone che ancora inseguono una stabilità.
Isolamento e delusione nei suoi ritratti, ma anche la pazienza ed, in particolare, la speranza
“Anche se la rivoluzione del 1989, ha posto fine della dittatura comunista, ha lasciato un sacco di problemi irrisolti. La lista è lunga – ad esempio fabbriche chiuse e abbandonate, villaggi deserti o spopolati e tanta disoccupazione” – dice il fotografo.
Un approccio non strettamente da documentario, ma l’espressione artistica dei sentimenti.
“Volevo ottenere delle foto autentiche e stimolanti per dimostrare fino in fondo la storia con la speranza che non accada mai più” – ha aggiunto il fotografo.
Fabbriche dell’era comunista smantellate scompaiono e interi villaggi come Geamana sono stati abbandonati. Scomparse le culture della zona, i giovani abbandonano le campagne e vanno verso la modernità.
Catturata da Dezsco l’essenza del fallimento del post-comunismo: la perdita di culture e tradizioni conservate per secoli, che ora scompaiono in un batter d’occhio.Fonte






















All images © Tamas Dezso


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