Visualizzazione post con etichetta arte povera. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arte povera. Mostra tutti i post

domenica 26 maggio 2013

ALASTAIR HESELTINE | ART

clip_image001

We first spied Alastair Heseltine's art over at the ever excellent Wend Magazine. Alastair is a Canadian sculptor plying his craft in the Pacific North West. He describes himself as working with mixed media relating to the environment and being inspired by the inherent nature of material and by construction systems evolved through mindful observation and play. "I also draw from the full spectrum of routines and activities that support my practice: Design, craft production, farming and rural life."
Ain't that the most visually descriptive wood pile you've ever seen? Take a peek (below) at more examples of his natural art.

clip_image002
clip_image003
clip_image004 clip_image005
clip_image006 clip_image007 clip_image009 
>>>

giovedì 1 settembre 2011

ARTE POVERA: LA PAZZIA

Londra come Roma e Torino. Michelangelo Pistoletto apre la stagione estiva alla Serpentine Gallery. Mettendo la ciliegina su una torta fatta di strati di mostre ed eventi che hanno recentemente reso omaggio all’Arte Povera oltremanica. C’è tempo fino al 17 settembre per un assaggio.


clip_image001
Michelangelo Pistoletto, Le Trombe del Giudizio, 1968. Installation view, Pistoletto: Le Porte di Palazzo Fabroni, Palazzo Fabroni, Pistoia, 1995. Courtesy of Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, Biella. Photo: C. Abate

Non bastava Peter Zumthor con il suo hortus conclusus, padiglione estivo di quest’anno. Nei Kensington Gardens un altro Dedalo è pronto ad accogliere il visitatore. The Mirror of Judgement è un “tempio” all’interno di una galleria d’arte, come lo ha definito Germano Celant. Un labirinto di cartone rappresenta un percorso catartico attraverso le tappe della cultura religiosa, per confrontarsi, guarda caso davanti a uno specchio, con il proprio Io. Perché, come afferma Michelangelo Pistoletto, il vero giudice di ogni individuo è se stesso. Un percorso a ritroso fra le opere del passato che segna un ulteriore passo in quella nuova fase della carriera di Pistoletto annunciata nel 2004: il Terzo Paradiso, passaggio a un più alto livello di civiltà, in cui la società artificiale prodotta dall’uomo renderà al mondo la vita sottratta.
Il cartone venne utilizzato per la prima volta nella serie degli Oggetti in Meno che, secondo le parole dell’artista, “marcano il passaggio dalla virtualità delle immagini allo specchio alla fisicità degli oggetti”. Apparsi in anteprima nello studio torinese di Pistoletto nel 1965, quando nel 1991 vennero presentati al Camden Arts Centre furono una totale scoperta per il pubblico inglese.

clip_image002
Michelangelo Pistoletto, Labirinto e Megafoni, 1969. Installation view at Boymans Van Beuningen, Rotterdam. Courtesy of Galleria Continua, San Gimignano/ Beijing / Le Moulin

A distanza di dieci anni, nel 2001, alla Tate Modern la mostra Zero to Infinity: Arte Povera 1962-72 consacrò al grande pubblico i protagonisti del movimento italiano. Nomi come Giuseppe Penone, Luciano Fabro, Mario Merz sono ancora parte della collezione permanente. Presenza immancabile è Jannis Kounellis, che nel 2010 allestì una personale presso Ambika P3, spazio espositivo all’interno della University of Westminster, le cui pareti per l’occasione vennero “decorate” con neri cappotti, appesi come corpi morti e svuotati a memoria dei posteri.

clip_image003
Michelangelo Pistoletto, Inginocchiatoio, 2009, mirror: 250 X 200 cm, wooden kneeling-stool 99 X 50 X 49 cm. Courtesy of Galleria Continua, San Gimignano/ Beijing / Le Moulin. Photo: A. Mole

Dopo Kounellis e prima di Pistoletto è stata la volta di Pino Pascali. Questa primavera i lavori dell’artista barese hanno accompagnato le immagini fotografiche di Marie Amarpresso il nuovo spazio aperto nella capitale inglese dalla galleria romano-fiorentina BrancoliniGrimaldi. Negli stessi giorni, le opere realizzate negli ultimi due anni della breve ma intensa carriera di Pascali riempivano le tre gallerie del Camden Arts Centre. Accanto ai Bachi da setola e agli Attrezzi agricoli, il video girato, sempre nel 1968, daLuca Patella, SKMP2, ricordava quanto la componente performativa fosse rilevante nelle pratiche creative di quegli anni. Una mostra, conclusasi lo scorso aprile, correlata da alcuni incontri realizzati in collaborazione con l’Istituto Culturale Italiano.

clip_image004
Installation view, Pino Pascali’s final works 1967-68, Camden Arts Centre, London. Courtesy of Camden Arts Centre. Photo: A. Keate

Pino Pascali and the British Sculpture ha evidenziato il filo che lega l’Arte Povera all’esperienza artistica estera e, nello specifico, britannica. Le ricerche condotte dall’Arte Povera negli anni ’60 si sono infatti indirizzate su una via contemporaneamente intrapresa da artisti internazionali, da Joseph Beuys a Richard Serra, nel tentativo di recuperare un rapporto fra civiltà e natura, alla riscoperta dei valori primari dell’uomo, dell’energia pura che anima la terra.
La Gran Bretagna non resta immune a questo spirito e, a partire dagli anni ‘70, si forma intorno alla Lisson Gallery una nuova generazione di scultori. Fra di essi, figure comeRichard Wentworth, Richard Long e Anish Kapoor sembrano porsi in sintonia con le indagini del decennio passato, tanto nella trasformazione di materiali d’uso comune quanto nel ricongiungimento con l’aspetto più spirituale della vita umana.

clip_image005
Installation view, Pino Pascali’s final works 1967-68, Camden Arts Centre, London. Courtesy of Camden Arts Centre. Photo: A. Keate

Ne sono passati di anni e ne sono passate di mostre. E oggi, all’ingresso della Serpentine Gallery, nessuno più si chiede chi sia Michelangelo Pistoletto. Proprio come nessuno si chiederebbe chi è Anish Kapoor.
Stella Kasian

clip_image002[4]
clip_image004[4]image

Londra // fino al 17 settembre 2011
Michelangelo Pistoletto – The Mirror of Judgement
Serpentine Gallery
>>>

giovedì 28 aprile 2011

LA CARTA ENTRA NEL MONDO DELL'ARTE E DEL DESIGN

In mostra al Museo Diocesano di Milano

Dal 1999 al 2009 grazie ai risultati della raccolta differenziata, si è evitata la costruzione di ben 196 nuove discariche e in termini economici, il beneficio complessivo che il rifiuto della carta e del cartone ha portato alla comunità è pari a quasi 3 miliardi di euro

clip_image002

Adnkronos) - La carta esce dai confini di un materiale di servizio ed entra nel mondo dell'arte e del design. E così al Museo Diocesano di Milano, fino al 29 Maggio, il macero è di scena con una mostra dal titolo 'Vivere e Pensare in Carta e Cartone tra Arte e Design', promossa da Comieco, il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica.

clip_image003Pezzo di Paolo Ulian, foto di Enzo Mari

Ne sono protagonisti 23 designer e 21 artisti, chiamati a fare il punto sull'estetica della carta, riciclata e non solo. Tra i designer: Frank O. Gehry, Shigeru Ban, Nicoletta Savioni e Giovanni Rivolta, Sandra Di Giacinto, Giorgio Caporaso, Marco Giunta. Impegnati a interpretare invece i propri progetti creativi attraverso carta e cartone sono, tra gli altri, Sabrina Mezzaqui, Perino&Vele, Chris Gilmour, Angela Glajcar, Pietro Ruffo.
Gli oggetti e le opere selezionati si presentano suddivisi dunque in due mappe concettuali, immaginate da Irene Voi, per l'area design, e da Paolo Biscottini, direttore del Museo Diocesano. Nella mappa concepita per l'area design, la carta si declina in oggetti nomadi, minimali, capaci di generare nuove forme di socialità: in mostra opere realizzate con le sofisticate tecnologie, come il taglio al laser, ma anche con antiche lavorazioni quale la cartapesta, rivisitata in chiave moderna.
“Questa mostra mette in evidenza la qualità e le potenzialità espressive che contraddistinguono il prodotto ‘carta’ come materia prima preziosa, frutto essa stessa dell’ingegno umano, che si conferma il supporto più naturale per dare forma alle idee, siano queste artistiche o progettuali” afferma Piero Attoma, presidente di Comieco.

clip_image004Libreria per bambini di Nicoletta Savioni e Giovanni Rivolta

Carta e cartone, materiali riciclabili e riciclati per eccellenza, aggiunge Attoma, “si confermano espressione di un comune sentimento artistico ma anche di una cultura sociale e civica fondata sul rispetto per l’ambiente e la tutela delle risorse. Non va infatti dimenticato che la diffusione dell’impiego di carta in applicazioni creative, come arte o design, è oggi favorita anche dalla maggiore disponibilità di macero derivante da raccolta differenziata che, in 10 anni, si è sviluppata ad un tasso medio del 4,3%”.
I dati parlano chiaro: dal 1999 al 2009 grazie ai risultati della raccolta differenziata, si è evitata la costruzione di ben 196 nuove discariche e in termini economici, il beneficio complessivo che il rifiuto della carta e del cartone ha portato alla comunità è pari a quasi 3 miliardi di euro.

clip_image005Marco Giunta
 
Il Museo Diocesano, afferma Paolo Biscottini curatore della mostra, “si addentra sempre di più nelle vicende del contemporaneo e naturalmente manifesta un grande interesse nei confronti del design, posto in questa circostanza in parallelo ad un percorso artistico di grande raffinatezza. La carta diventa il binario su cui far scorrere i temi dell’immaginazione e della creatività che sono a fondamento dello stesso design. Intendiamo guardare all’opera d’arte e pensare al design cercando di cogliere le connessioni tra due mondi da sempre in rapporto tra loro”.

La mostra 'Vivere e Pensare in Carta e Cartone tra Arte e Design' si inserisce nell’ambito di Milano di Carta, un percorso ideale proposto da Comieco che, fino al 30 maggio, vede la carta protagonista di una serie di iniziative molto originali e uniche nel loro genere a base di musica, arte e design grazie a sinergie creative che Comieco ha attivato con diversi partner culturali: l’avvio è in occasione del Salone del Mobile, l’appuntamento internazionale più importante del capoluogo lombardo.
Visita mostre
Tel 02.89.42.00.19
info.biglietteria@museodiocesano.it
Fonte
>>>

martedì 22 marzo 2011

SAYAKA GANZ: THE ART OF RECYCLING

Oggetti usati in ferro e plastica trasformati in
oggetti d’arte

"Trovo oggetti scartati dalle case popolari e do loro una seconda vita, una nuova casa. Per le mie sculture utilizzo utensili in plastica, giocattoli e pezzi di metallo tra le varie cose. Seleziono solo gli oggetti che sono stati utilizzati e scartati. La storia umana dietro questi oggetti prende vita davanti ai miei occhi. Il mio obiettivo è trascendere le origini di ogni oggetto per essere integrato nella forma di animali che sembrano vivi… Questo processo di bonifica e di rigenerazione è liberatorio a me come un artista. Con la costruzione di queste sculture, cerco di capire i rapporti umani che mi circondano.”

clip_image002
image
Sayaka Ganz è nata a Yokohama, in Giappone ed è cresciuta in Brasile, Giappone e Hong Kong. Lei vive e lavora in Indiana da 15 anni. Ha conseguito un Bachelor of Fine Arts presso l'Indiana University Bloomington e ha continuato a creare sculture saldate in forme animali. Utilizzando oggetti in plastica post-consumo come suo materiale, le sculture recenti di Sayaka raffigurano animali in movimento con colori ricchi di energia.

clip_image004clip_image005clip_image006
clip_image007
clip_image008
clip_image009
clip_image010
clip_image011
clip_image012
clip_image013
clip_image014
clip_image016
clip_image017
clip_image018
clip_image019

Per ulteriori informazioni visita il sito di Ganz SayakaGanz.com
>>>

giovedì 10 giugno 2010

LE FORME NELLO SPAZIO DI JANNIS KOUNELLIS

L’artista greco maestro dell’«arte povera» in mostra a Bari

clip_image001
AGI) - Sino a lunedi' 20 settembre Bari ospita un particolare progetto espositivo, protagonista Jannis Kounellis. La mostra, promossa dal Comune di Bari in collaborazione con l'associazione onlus "Di Segno in Segno", coinvolge due luoghi significativi del capoluogo pugliese, il Teatro Margherita e Piazza del Ferrarese, scelti dallo stesso artista per costruire un dialogo con la citta' e le sue opere, concepite site specific. Curato da Annamaria Maggi e Vito Labarile, il progetto si muove su due diversi registri di intervento artistico che insieme costituiscono un percorso unitario, coerente: un primo piu' intimo, da scoprire insieme alle suggestioni di un edificio altamente simbolico della citta' violato dal tempo, e un secondo, inaspettato e palese, di arte pubblica, in una piazza dalle forti contaminazioni storiche. Kounellis, da sempre stimolato dal fascino di luoghi "centrici" per intraprendere nuove esperienze creative, vi si inserisce con la propria poetica, si innesta nel tessuto connettivo per dar vita a una sensibile trasformazione che matura in un rapporto di specularita' fra l'opera d'arte e gli spettatori. Bari, con Napoli e Barcellona, sara' la terza citta' in Europa ad esporre una scultura di Kounellis all'aperto, in piazza del Ferrarese. L'opera sara' svelata al pubblico in occasione dell'inaugurazione questa sera alle 19.00.(AGI) Cli/Sec

Jannis Kounellis a Bari rianima il Margherita

clip_image002
di Antonella Ardito
Ferro nello scheletro, carbone sull’acqua e la condizione dell’uomo moderno schiacciato da multipli pesi sulla tela della sua vita: Jannis Kounellis torna a Bari con le sue forme e la sua arte per la mostra tra il teatro Margherita e piazza del Ferrarese promossa dal Comune di Bari in collaborazione con Vito Labarile e Annamaria Maggi. Le mostra sarà inaugurata questa sera alle 19: accanto ai cappotti schiacciati sulla tela e ai trampoli verso l’infinito pronti a sfondare la cupola dell’incompiuto Margherita, l’artista greco ma italiano di adozione, proporrà alla città un’installazione all’aperto in piazza del Ferrarese, che i baresi dovranno tutelare.

clip_image004
“Questa è arte civile, stiamo cercando di scatenare percorsi di approfondimento del sé – ha spiegato il sindaco Michele Emiliano a margine dell’anteprima della mostra riservata agli addetti ai lavori – nel rudere del Margherita parla delle nostre angosce, dei nostri limiti, ma quella di Kounellis è arte civile, è un valore profondo, lo ha scritto anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella sua lettera di riconoscimento al valore di questa esposizione”. Il maestro amico di Pino Pascali, con il quale diede vita nel 1979 ad un’esposizione in Pinacoteca provinciale, ha recuperato i cappotti per l’installazione barese al mercato di Porta Portese a Roma mentre il carbone fossile riluce nei sacchi di juta, quasi fosse oro.
“Pino è morto troppo presto, con lui ho studiato all’Accademia e avevamo conversazioni e sogni a non finire per il paese, volevamo vedere il senso della modernità del paese. Dell’arte contemporanea poi si è parlato solo in Germania e in America, paese libertario ma fino ad un certo senso”. Nella sua composizione formale made in Bari Kounnellis non nega di essersi lasciato attrarre dall’acqua, elemento costante della vita, fluido di sospensione del teatro Margherita, archetipo del luogo ideale per le rappresentazioni dell’artista del Pireo: “L’Acqua è partenza, è viaggio incerto, è capovolgimento e vita. Questo luogo è una barca alla riva segnata dal tempo, ha una sua unicità, è un punto di forza e ideologico del suo sconvolgente aspetto doloroso. Con il pathos di sempre ho affrontato questo spazio, in questa cavità teatrale si ricompone un urlo che si inserisce con compostezza e prospettiva nella città”. La mostra di Jannis Kounellis sarà aperta fino al 20 settembre, con ingresso gratuito: il Comune di Bari ha investito 70 mila euro per questo progetto, ai baresi il compito di comprenderne il valore.
GUARDA LE IMMAGINI
Fonte
>>>

ShareThis

post<li>
Related Posts with Thumbnails