mercoledì 23 aprile 2014

DENIZ SENYESIL | PHOTOGRAPHER

Deniz Senyesil  photography is the type of urban landscape photography that makes you harbor an instant case of road lust for Istanbul. The Turkish photographer is keeping a highly low profile when it comes to his biography, so, sadly, there isn’t too much data we can share with you. What we do know is that we’re totally smitten with his work, for its immersive angles, vivid colors and appealing, dramatic contrasts. The city that lies at the gate of the Orient seems to simply come alive in front of Senyesil deftly operated camera. We amble the streets together with the photographer and can almost hear the city’s sounds and take in its myriad of scents. Check out his 500px portfolio to see some spectacular shots of the Bosporus, the Hagia Sophia, as well as stunning, albeit amateur portrait work with the city’s dwellers. Fonte



























© DENIZ SENYESIL


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martedì 22 aprile 2014

ZALMAÏ AHAD | PHOTOGRAPHER

Born in Kabul, Afghanistan, Zalmaï left the country after the Soviet invasion in 1980. He traveled to Lausanne, Switzerland, where he became a Swiss citizen. Following his passion for Photography, which he discovered very early in life,  Zalmaï pursued combined studies at both the School of Photography of Lausanne and at the Professional Photography Training Center of Yverdon. In 1989, he began to work as a freelance photographer, traveling around the world from Indonesia to Egypt, from Cuba to the Central African Republic, and eventually returned to Afghanistan, where he continues documenting the ongoing war and plight of the Afghan people.
Zalmaï has spent most of his life between Europe, the United States and Asia. His work has been published in several magazines and newspapers, including the New York Times Magazine, Time Magazine, Le Temps, Newsweek, and La Repubblica, while he has worked for a number of International Organizations and NGOs, including Human Rights Watch, International Committee of the Red Cross, UN Office On Drug and Crime, and the UN Refugee Agency. He has exhibited around the world at museums, galleries, universities and cultural centers and his work has earned him several international awards, the latest being the Visa D'Or from the Visa Pour l'Image International Photojournalism Festival and a grant by Getty Images.


Né à Kaboul, capitale de l’Afghanistan, Zalmaï Ahad est contraint de quitter son pays en 1980, à l’âge de 15 ans, pour fuir l’invasion soviétique. Il gagne Peshawar, au Pakistan, première étape de son exil, avant d’atteindre Lausanne, en Suisse, où il obtient le statut de réfugié, puis en 1994 la citoyenneté suisse. Grâce à sa passion pour la photographie, il parvient à intégrer l’Ecole cantonale d’art de Lausanne (section photographie) et le Centre d’enseignement de la photographie professionnelle d’Yverdon.
En 1989, il commence à travailler en freelance et voyage autour du monde, s’intéresse au Tibet, aux réfugiés soudanais, à la Révolution cubaine et au sort des pygmées d’Afrique centrale après la déforestation de leurs zones d’habitation. Son œuvre est publiée dans plusieurs revues et quotidiens, tels que le New York Times Magazine, Time Magazine, Le Temps (Suisse), Newsweek, Vanity Fair, La Repubblica (Italie), ainsi que les publications du Comité International de la Croix Rouge (CICR), de Human Rights Watch et le magazine Réfugiés, une publication trimestrielle de l’UNHCR. Sa première monographie, Eclipse (Umbrage, 2002) traite du thème de l’exil et des conséquences du déracinement, de Cuba à l’Inde, du Mali aux Philippines, de l’Indonésie à l’Egypte.
L’originalité et la singulière force de son travail de photographe lui ont valu de nombreux prix nationaux et internationaux dont le World Press Joop Swart Master Class. Zalmaï est membre de l’Association Focale, un groupement de photographes basé à Nyon, en Suisse. Il vit et travaille actuellement entre New York, Kaboul et Genève.
Adepte habituel de la photographie en noir et blanc, Zalmaï explique dans « Retour, Afghanistan » pourquoi il a choisi la couleur pour ce projet: «J’ai senti que l’espoir était enfin au rendez-vous, que les couleurs étaient de retour et qu’elles seraient celles d’un Afghanistan enfin en paix. Et j’ai voulu aller à la rencontre de cet espoir, en introduisant, pour la première fois, ces couleurs dans mes photographies.»
A travers l’exposition et le livre « Retour, Afghanistan », Zalmaï rappelle au monde entier la détresse et le courage de millions de rapatriés et les besoins immenses de tout un peuple qui, à peine relevé de ses blessures, essaye de remettre son pays sur pied. Zalmaï dit : «Mon projet tente de capter la détermination et le courage d’un peuple qui a rarement connu la paix, son optimisme envers et contre tout et son extrême inquiétude de voir le pays retomber dans un cauchemar auquel il essaye encore aujourd’hui d’échapper.»

























All images © ZALMAÏ AHAD

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lunedì 21 aprile 2014

CARLO BAVAGNOLI | PHOTOGRAPHER

Carlo Bavagnoli nasce a Piacenza nel 1932. Completati gli studi classici, nel 1951 si iscrive alla facoltà di giurisprudenza di Milano. A Brera ha modo di confrontarsi con alcuni giovani fotografi, Alfa Castaldi, Mario Dondero e Ugo Mulas. Nel 1955, trasferitosi definitivamente a Milano, inizia a collaborare con "Illustrazione Italiana", "Tempo illustrato" e "Cinema Nuovo". 

Assunto come fotografo da "Epoca", nel '56 viene trasferito nella redazione romana della rivista. Nella capitale inizia un lungo lavoro di documentazione del quartiere popolare di Trastevere, grazie al quale ottiene i primi contatti con la rivista americana "Life", che gli pubblica alcune foto. 

Nel marzo del 1958 è per la prima volta in Sardegna, ad Orani, dove per la stessa testata fotografa Costantino Nivola durante la decorazione della facciata della chiesa della Madonna d'Itria e la mostra di sculture allestita per le vie del paese. 
L'anno successivo trascorre un mese a New York, dove ancora "Life", gli richiede, a scopo formativo, la realizzazione di un reportage sulla vita della metropoli; due anni dopo gli offre un contratto come corrispondente dall'Italia. Negli anni successivi lavorerà come free lance per diversi giornali. 

Tra il 1960 e il 1961 torna in Sardegna, a Loculi e Irgoli, inviato da "L'Espresso" per un servizio sulla povertà in Italia, che non sarà pubblicato in quanto ritenuto non abbastanza drammatico. Aveva preferito, infatti, evitare la retorica e le forzature ideologiche che in quegli anni imperversavano sulle pagine di quotidiani e riviste. 
Negli anni seguenti i viaggi tra l'Italia e gli Stati Uniti s'intensificano. Per "Life" documenta l'apertura del Concilio Vaticano II, la morte di Giovanni XXIII e l'elezione di Paolo VI. Nel frattempo continua la sua collaborazione con "Epoca". 

Il 1964 è un anno memorabile per la sua attività: è assunto nella redazione americana di "Life", fatto unico per un fotografo italiano; dopo un anno trascorso a New York, viene trasferito alla sede di Parigi. 
Dal 1972, anno in cui cessa la pubblicazione della rivista americana, intensifica i suoi rientri in Italia, pubblica numerosi libri fotografici, realizza vari documentari per la televisione e si occupa di musica classica.


Negli anni Cinquanta, con Mario Dondero, Ugo Mulas e Alfa Castaldi, è tra i fotografi che ruotano attorno al bar Jamaica di Milano. Esordisce con l’agenzia fotogiornalistica Interpix, fornitrice di immagini a testate milanesi quali Corriere della Sera, L’Europeo, Epoca e Settimo Giorno. Cinema Nuovo pubblica i suoi primi “fotodocumentari”.

Realizza per L’Illustrazione Italiana il reportage sulla cittadina emiliana di Cento. Nella primavera 1955, è assunto nello staff della rivista Epoca, dall’allora direttore Enzo Biagi; a luglio riesce a intervistare il segretario del Partito Comunista e futuro leader sovietico, Nikita Krusciov. Pochi mesi dopo viene trasferito nella redazione romana della rivista ma la sua collaborazione con Life interrompe i rapporti con Epoca.

Inizia a lavorare come free lance per Il Gatto Selvatico, rivista dell’ENI. Nel 1963, sarà lo stesso editore di Epoca, Arnoldo Mondadori, a richiamarlo e a pubblicare Gente di Trastevere, uno dei primi esempi di libro fotografico in Italia. Nel 1970, collabora con Federico Fellini per il film Roma. Nel marzo del 1958, Life gli commissiona un reportage sull’artista Costantino Nivola: Bavagnoli arriva in Sardegna, a Orani, e documenta in diretta i lavori per la decorazione della facciata della chiesa di Nostra Signora d’Itria e la mostra di scultura lungo le vie del paese.

L’Espresso, nella primavera del 1959, decide la realizzazione di un’indagine sul Mezzogiorno, affidando la Sardegna al giornalista Livio Zanetti e, per la fotografia, a Carlo Bavagnoli. Su invito di Life, nel 1959 trascorre un mese a NewYork e vi realizza un servizio su Broadway, immediatamente pubblicato su nove pagine dalla prestigiosa rivista, che nel maggio 1960 acquista e pubblica su dieci pagine il suo “A boy’s world of Naples”.

Nel 1961, l’editore Amilcare Pizzi raccoglie nel volume Cara Parma, l’ampio reportage realizzato alla fine del ’57: si tratta del suo primo libro monotematico e di uno dei primi libri fotografici stampati in Italia. Documenta per Life nel 1962 l’apertura del Concilio Vaticano II; l’anno seguente la morte di Giovanni XXIII e l’elezione di Paolo VI. Fatto unico per un fotografo italiano: Nel 1964 entra a far parte dello staff della redazione newyorkese di Life. L’anno successivo, dalla redazione centrale di New York, viene trasferito alla sede di Parigi, da dove viaggerà in diversi continenti, realizzando reportage sull’arte e sui temi del sociale.

Negli ultimi anni parigini inizia a fotografare il mondo animale, specializzandosi, grazie ai mezzi messi a disposizione da Life, nella macrofotografia: realizza alcuni servizi sulle formiche o su animali in via di estinzione dell’Africa e del Madagascar, in collaborazione con il WWF, presieduto all’epoca dal celebre generale Charles Lindbergh (primo trasvolatore atlantico), che spesso lo accompagnò nei suoi spostamenti.

Tra il 1979 e 1980 Bavagnoli torna in Baronia per girare il documentario Ritorno in Baronia, per il primo canale RAI, presentato al Festival dei Popoli di Firenze, nel quale decide di ripercorrere il viaggio effettuato venti anni prima

























All images  ©  Carlo Bavagnoli


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