lunedì 8 febbraio 2016

LÉON GIMPEL | PHOTOGRAPHER

As the First World War raged on the Western Front in 1915, a different kind of battle was being staged each Sunday in a Paris neighbourhood. The rue Greneta army – a band of children – had caught the eye of a local photographer, Léon Gimpel. The ragtag gang met regularly to re-enact the battles they had heard about from across Europe. Gimpel was soon joining in, armed with a camera ready to direct and capture their antics.
Gimpel was an able war photographer, documenting the French experience of life in the trenches for various Paris newspapers, but it is for his Greneta Street stories that he has attracted retrospective attention. No bigger than 4in tall, his magical colour glass plate images were shown to acclaim at this year’s Les Rencontres d’Arles photography festival.
Léon Gimpel was born in 1873, the youngest son of a Jewish family that had fled to Paris from Strasbourg after German Alsace rule began in 1870. He was relentlessly curious about all things technical. As an amateur, his photos documented the latest scientific innovations of the time, which included experimental night and aerial picture-taking. He was regarded as eccentric, often witnessed precariously hanging out of aeroplanes to capture an image. He once descended towards shocked crowds in a hot-air balloon at the Bétheny air show in north-east France. Gimpel’s reportage of the Paris Air Show in 1900 was published in the weekly newspaper L’Illustration. telegraph

All images © Léon Gimpel/Société française de photographie
Gimpel scatta le sue prime fotografie nel 1897 con un apparecchio camuffato detto detective marca Kodak. Tuttavia, Gimpel abbandona presto questo mezzo dai parametri tecnici predefiniti per una macchina fotografica modello Spido Gaumont, più complessa da maneggiare ma che gli garantisce maggiore libertà.
Durante l'Esposizione universale del1900, Gimpel realizza numerosi scatti della sua immagine riflessa da specchi deformanti. Si tratta di autoritratti ironici, alquanto bizzarri e curiosi poiché non lasciano trasparire alcun tipo di allestimento scenico. Animato da analoghe intenzioni, Gimpel realizza alcune fotografie spiritiche. Sfruttando la sovrimpressione o il fenomeno di alone, egli crea immagini di un soprannaturale che desta inquietudine.
Le regole classiche della prospettiva sono ugualmente sconvolte e superate da Gimpel che non esita a ricercare audaci punti di vista. Egli fotografa Parigi dall'alto dei suoi monumenti e, addirittura, sale a bordo di dirigibili per riprendere meglio la folla in basso, accanto all'ombra dell'aeromobile.
Ed infine, grazie alla sua passione per la tecnica, Gimpel si spinge fino a modificare la chimica delle lastre sensibili. Riesce così ad accelerare la sensibilità del supporto da lui utilizzato e può quindi fotografare la vita notturna parigina dei primi anni del XX secolo. Oltrepassando così i limiti tecnici, Gimpel realizza immagini che mettono in risalto la sperimentazione.

Gimpel e il colore

Nel 1904, Gimpel incontra a Lione Auguste e Louis Lumière che hanno appena reso noto all'Accademia delle Scienze lo stato delle loro ricerche sulla fotografia a colori. Il procedimento messo a punto dai fratelli Lumière, l'autocromo, richiede un lungo tempo di posa, il che limita il suo utilizzo a soggetti statici. Gimpel fa suo questo procedimento e ritorna ai generi classici del paesaggio o della natura morta.
Aiutato da Fernand Monpillard, anche lui membro dellaSociété française de photographie, la più antica società fotografica francese, modifica le lastre in commercio e riesce a realizzare istantanee a colori. Gimpel diventa così l'unico fotografo in grado di riprodurre a colori le scene di vita della Belle Epoque. Le vacanze in riva al mare, gli avvenimenti che hanno luogo sulle strade parigine e soprattutto le illuminazioni dei monumenti della capitale diventano il tema ricorrente della sua opera.
Agli inizi del XX secolo, il ricorso alla fotografia si diffonde nella stampa. È proprio in un contesto simile che Gimpel invia le sue prime immagini a La Vie au grand air,La Vie illustrée, e L'Illustration. La composizione originale degli scatti da lui realizzati è tale da garantirgli, già da sola, la pubblicazione. Infatti, il modo sperimentale di lavorare di Gimpel si ritrova nelle immagini che il fotografo realizza per la stampa e dove mette tutto il suo sapere e tutto il suo coraggio a servizio dell'informazione. Nel 1907, il ritratto dei sovrani di Norvegia realizzato da Gimpel è la prima fotografia di un servizio a colori pubblicato dai giornali, qualche giorno dopo che l'autocromo dei fratelli Lumière aveva fatto il suo debutto.

A partire dal 1909, L'Illustrationcommissiona direttamente i suoi servizi a Gimpel. Quest'ultimo si differenzia dagli altri fotoreporter per la realizzazione di immagini inconsuete. In occasione del primo grande raduno aereo che si tiene a Bétheny nell'agosto del 1909, Gimpel sale a bordo di un dirigibile. In questo modo, egli fotografa le evoluzioni degli aerei, non più da terra, come gli altri operatori, ma dal cielo. I lettori della rivista scoprono allora, grazie a Gimpel, l'incredibile visuale dei pionieri dell'aviazione.
Da questo momento in poi, il fotografo ricorre alla visione dall'alto per distinguersi dagli altri reporter e affascinare la stampa.
Oltre alla stampa illustrata, Gimpel ricorre ad altri mezzi per diffondere le sue immagini. Con la democratizzazione della pratica fotografica, le proiezioni pubbliche diventano frequenti in seno alle associazioni di fotografi amatoriali. Gimpel presenta così numerose serie, in bianco e nero o a colori.

La proiezione induce al racconto tramite l'immagine e alla diffusione di serie dimostrative che talvolta vanno oltre gli intenti pedagogici per svelare un'inaspettata dimensione estetica. Questo è il caso specifico di una raccolta di fotografie di funghi, del tutto isolati dal loro contesto naturale, o ancora di scatti realizzati ricorrendo ad un microscopio puntato su forme astratte. Queste immagini, proiettate con finalità di diffusione scientifica, danno altresì luogo a soggetti inediti ed opzioni fotografiche che sono simili allo "stile documentario".

Può anche accadere che la coerenza della serie dipenda semplicemente dalla permanenza del soggetto. Dall'illuminazione del Grand Palais nel 1910 ai giochi di luce del tempio di Angkor dell'Esposizione coloniale del 1931, Gimpel rappresenta l'evoluzione dell'illuminazione notturna di Parigi al gas neon. Nel corso di questo periodo, i tubi luminescenti si colorano e trasformano il volto della capitale.
Nelle fotografie che compongono queste serie, tecniche, soggetti e protocolli di riprese si fondono assieme per realizzare immagini che traggano profitto dal tipo di visualizzazione: la proiezione su grande schermo e al buio.


Léon Gimpel, che lavori in bianco e nero o a colori, dà del suo tempo una visione moderna e questo lo rende uno dei principali fotografi nella storia della fotografia durante la Belle Epoque. Qualunque sia il campo nel quale egli operi, le sue immagini sono la testimonianza di una perfetta padronanza della tecnica messa a servizio di un rinnovamento della forma. musee-orsay


























All images © Léon Gimpel/Société française de photographie
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sabato 6 febbraio 2016

PIGS & PAPA | TOSHITERU YAMAJI

Meet Otchan. He’s a pig farmer who shares a beautiful relationship with his cuddly pink creatures – all 1,200 of them.
Kagawa-based photographer Toshiteru Yamaji spent ten years documenting Otchan’s bond with his animals. The caring and loving farmer serenades his pigs with a guitar, takes them to the beach, cuddles with them, or simply spends time with them – a far cry from the often abusive and inhumane conditions experienced by pigs in U.S. mass-production farms.
Although it may sometimes look like it, treating farm animals with respect is not unheard of. It has been shown that playing soothing music to milking cows can prompt them to provide farmers with greater yields.
Yamaji wound up publishing a book called “Pigs And Papa” (available on Amazon) with his photos of Otchan and his pigs, for which he won the 13th Japan Self-Publishing Award.
Source: foiltokyo.com | Amazon (via: mymodernmet)




























All images © Toshiteru Yamaji
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venerdì 5 febbraio 2016

WILLIAM ROPP | PHOTOGRAPHER

William Ropp (1960, Nancy, France) is a contemporary photographer and photo-artist, best known for his series of portraits. Lives and works in France. 
 William Ropp is often called not just a photographer but a photo-artist, and his style of photography is spoken of as unique, inimitable, and recognizable. For the impression they produce, his works are compared to those by painters: individuals depicted in them are as if looking at the viewer – not vice versa. Ropp is known as the Shadow Sculptor. Portraits by him — it is his work with the human body and portrait photography he is famous for — are indeed so dimensional and expressive that they look like they are sculpted from shadow and light. William Ropp began his career in the theatre three decades ago. There is something theatrical about his pictures today as well: each of them is like a speechless monologue by the character depicted in it, a play with one actor, which is encased into one instant caught by the photographer. 
William Ropp made his first series of black-and-white photographs in 1988: those were images of human figures reflected in distorting mirrors. Ropp continued working with the human body in the studio, experimenting with lighting and photographic technology. In the early 90’s, he found the style that would make him famous. Ropp would plunge figures of models, which, as it is, perplexed the viewer with the complexity of their intricate postures, into darkness and “paint” their body outlines with a bright beam of light. He would increase the exposure time to 10 minutes to make the image a bit blurred but would focus one’s attention on the main thing: the eyes, the facial expression, the shoulder line, or the arm’s expressive curve. 
In the mid-2000’s, Ropp, the already famous Shadow Sculptor, undertook a number of trips, each of which resulted in a series of portraits of people – Africans and Gypsies, inhabitants of Mexico and Russia, adults and kids. In 2010, he started working in color, portrait photography remaining the primary one in his work. Ropp is the author of several books on the art of photography; his exhibitions and workshops for photographers are staged all over the world. Works by William Ropp form part of the collections of the Musée de l’Elysée (Lausanne, Switzerland), the Museum of Fine Art (Houston, USA), the Maison Européenne pour la Photographie (Paris, France), the Museet for Fotokunst (Odense, Denmark), the New York Public Library (the Spencer Collection, New York, USA), and other public and private collections.  galleryshchukin






























All images © William Ropp


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