martedì 21 ottobre 2014

RICHARD DUMAS | PHOTOGRAPHER


Richard Dumas is represented by Gallery VU'

Richard Dumas is not a portraitist, but a photographer. In contrast with another photographer named Richard (Avedon, to be exact), Dumas is not a socialite or a star because he shoots celebrities or fashion photographer. This distinction is not intended to tarnish this celebrated photographer's essential role but to better understand Dumas's personal talents.
 

He is immediately recognizable by his somewhat dandy-like elegance and his intuition for strong and restrained contrasts. His pictures seem to be out of time, transforming them into icons through the mystery of his square or rectangular compositions, which holds unexpectantly the vibrations of light. Richard Dumas' refined photography is nourished by literature, Portuguese cinema, and a rich variety of music ranging from jazz to rock.
  
agencevu

Richard Dumas non è solo un ritrattista, ma un fotografo immediatamente riconoscibile per la sua eleganza un po’ dandy e la sua predilezione per i forti contrasti. Le sue immagini, collocate fuori dal tempo, sono capaci di divenire icone avvolte da un alone mistero che scaturisce attraverso vibrazioni inaspettate di luce. Questa fotografia raffinata si nutre di letteratura, cinema portoghese e un soffio di musica che spazia dal jazz al rock.  designplayground

























All images © Richard Dumas
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domenica 19 ottobre 2014

IGOR MITORAJ | ART

Tagliava, spezzava, disarticolava, insomma faceva a brandelli le statue classiche, da sempre principale fonte iconografica dell'antica Grecia. Chi si permetteva di fare questo? Era Igor Mitoraj, nato nel 1944, che iniziò a studiare pittura a Cracovia sotto la guida di Tadeusz Kantor - il grande pittore, scenografo e regista teatrale polacco - proseguendo poi gli studi a Parigi nel 1968, dove scoprì il fascino delle antiche culture americane e, proprio per conoscerle direttamente, si trasferìper un anno in Messico.
Nel 1974 tornò a Parigi e, dopo avere ricevuto significativi riconoscimenti nel campo della scultura,decise di dedicarsi esclusivamente a questa. Trascorse lunghi periodi a New York e in Grecia toccando così i due estremi della modernità e della classicità. Nel 1979 giunse a Pietrasanta in Toscana - il paradiso per gli scultori. Qui scoprì che il marmo, la terracotta e il bronzo erano i suoi materiali e decise, nel 1983, di aprire uno studio dividendo la sua vita tra l’Italia e la Francia. Le sue sculture sono state esposte in numerose occasioni in Europa e negli Stati Uniti: la mostra all’Accademy of Art di New York nel 1989 ne ha sancito il successo internazionale.
E’ quindi la classicità il referente principale di Mitoraj – che non disdegna di guardare anche alle culture dell’estremo oriente - un mito forse tramontato ma non finito, un richiamo costante per la civiltà occidentale, un indissolubile componente del nostro Dna, un elemento che anche il più sfrenato modernismo tecnologico non riesce a sradicare completamente. Non si tratta di un "rinascimento" o di uno dei vari ritorni al passato: guai a parlare di classicismo all'artista che ha espresso giudizi decisamente negativi sul principe del neoclassicismo, Antonio Canova! La sua lettura della tradizione classica non vuole esaltare (la sola rappresentazione dei modelli greci si auto-esalta) né adattare o rimodellare, ma vuole rappresentare per frammenti il tempo che è passato su queste sculture, così come frammentate ci sono giunte a rappresentare gli archetipi dell’antichità.
"Forse la frattura allude al mistero dell’antico che si manifesta a noi per frammenti, per allusioni, per evocazioni come i riflessi di un'Atlantide scomparsa". Così Antonio Paolucci nel catalogo della mostra cerca di spiegare il fascino che emanano queste opere. Probabilmente la scultura classica ha facile presa sul pubblico contemporaneo oramai smarrito nella babele di linguaggi, informazioni e mode di oggi, cui può risultare confortante anche la frantumata rappresentazione di Mitoraj. L’interpretazione, o più precisamente la rilettura che troviamo nelle sue sculture, può dare talvolta l’impressione di una scoperta archeologica. Ma non è un'operazione nostalgica né tanto meno ironica: sembra un intervento chirurgico, o meglio, un'autopsia, per isolare gli elementi di maggior rilievo. Non cerca di dare una risposta, anzi: ponendo lo spettatore in uno stato d’animo di sospesa attenzione fa sorgere invece interrogativi…. Consolato Paolo Latella caffeeuropa

 Igor Mitoraj si è spento il 6 ottobre di quest’anno all'età di 70 anni in un ospedale di Parigi, dove lo scultore si era trasferito nel 1968. Particolarmente legato all'Italia, nel 1983 aveva aperto uno studio a Pietrasanta (provincia di Lucca), che aveva abbellito con numerose opere. Era in programma il suo ritorno a Pietrasanta con una mostra, la cui inaugurazione avrebbe dovuto essere nel febbraio 2015. Mitoraj nasce in Germania nel 1944, da madre polacca e padre francese. I genitori si erano conosciuti in circostanze tragiche durante la seconda Guerra Mondiale: la madre era stata deportata e costretta ai lavori forzati mentre il padre era prigioniero di guerra. Liberata, la donna decide di tornare a casa con il figlio: in fuga a piedi dalla Germania verso la Polonia, sopravvivono al bombardamento di Dresda. Ad accoglierli in Polonia, il regime comunista.
 
Ma Mitoraj riesce a coltivare le sue passioni nonostante la dura etica socialista. Si iscrive all'accademia di Belle Arti di Cracovia, sotto la guida di Tadeusz Kantor, che gli fa conoscere gli artisti contemporanei: Warhol, Liechtestein, Merz, Klein. Nel 1968, su consiglio di Kantor, lascia la Polonia per trasferirsi a Parigi, dove studia alla Scuola Normale Superiore di Belle Arti.
 
Attratto dalle culture sudamericane e dalla scultura atzeca, nel 1970 trascorre un anno in Messico e abbandona definitivamente la pittura per dedicarsi alla scultura. Di ritorno a Parigi, tiene la sua prima esposizione personale presso la rinomata Galleria La Hune. Apre un suo studio dove lavora il bronzo e la terracotta. Compie numerosi viaggi in Grecia, dove studia l'arte statuaria classica. Il suo immaginario ne verrà definitivamente affetto.
 
Nel 1979 è per la prima volta a Pietrasanta, cittadina non lontana dalle cave di Carrara: scopre il marmo. Dagli artigiani locali apprende la tecnica e i segreti della lavorazione. Quattro anni dopo apre un suo studio a Pietrasanta, città cui dona diverse opere. Espone alla Biennale di Venezia, a Milano e a New York.
 
Il suo successo è ormai affermato: sempre più metropoli richiedono le sue sculture per i loro spazi pubblici. In Italia, fra le sue opere sono a Milano la Fontana del centauro e l'Hommage à De Sabata alla Scala; a Roma nel 2005 vengono inaugurati i portali bronzei della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri; ad Agrigento, la Valle di Templi accoglie le sue opere monumentali. E' il primo artista contemporaneo ad essere accolto dal sito archeologico.

























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sabato 18 ottobre 2014

IL NARRATORE D’AFRICA | NANA KOFI ACQUAH

“Un narratore che per raccontare storie usa la macchina fotografica invece che la penna”. Si definisce così Nana Kofi Acquah, artista ghanese che ha fatto della fotografia il mezzo per raccontare un’Africa personale e “africana”. L’Africa nera raccontata da un nero. Ne ha fatto la sua passione e il suo lavoro, pagato da committenti come l’UNESCO, il Guardian, il Financial Times, Geo France. Ma anche ONG come Care, ActionAid, WaterAid e perfino grandi aziende e multinazionali  – perché il successo comincia dall’immagine – come Novartis Foundation, Philips, Vodafone, Nestlè. Tanto per citare qualcuno dei suoi clienti.
Guardare le sue immagini è come sfogliare un giornale con storie ed eventi quotidiani. Che accadono nel suo Paese, in Sierra Leone, Uganda, Angola, Mali, Liberia, Senegal…
“If you look through this window hard enough, you will see my soul” (Se guardi bene attraverso questa finestra, vedrai la mia anima) -  scrive come saluto ai visitatori del suo blog, ma è l’anima delle persone che ha fermato con lo scatto ad entrare negli occhi di chi guarda. Sono storie – a colori o spesso in bianco e nero – disperate, dolorose. Di miseria, povertà, emarginazione. Ma non solo. Sono anche immagini di bellezza estrema, di stupore, di lavoro duro e di futuro. Che non lasciano indifferenti. Immagini legate a battaglie di sopravvivenza – di gente che usa droghe e liquori a basso costo e si prostituisce, di gente che lincia i ladri o presunti tali e poi li getta vivi in un putrido canale di scolo, di gente che non abbandona la tradizione neanche se sa usare e porta tra le mani computer e cellulare. Di gente – ancora – che vive in capanne e sogna di partire. O resta a ricordare chi è già andato.
E poi ci sono i progetti – e dunque le foto – legati a temi come la salute, la sicurezza alimentare, la conoscenza… Ci sono nomi grossi dietro che una volta tanto si affidano anche a qualcuno del posto per portare testimonianze e messaggi.
Questo fotografo/narratore di storie aiuta a conoscere tanti aspetti dell’Africa. Non in modo stereotipato, nonostante siano spesso storie che dall’Africa ci siano già arrivate, ma in maniera inusuale Con una sensibilità che nasce dal saper cogliere aspetti nuovi e profondi in una maniera che forse la penna non potrebbe fare. vociglobali
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"I was born two hundred metres away from São Jorge da Mina, the first slave castle built in tropical Africa.
My grandmother had a pub where wayfarers, fishermen, their wives, officers and anybody who had trouble or was looking for a little happiness would come, buy tots of the local gin, “akpeteshie” and start pouring their souls out. I would crawl under tables, eaves dropping and soaking it all in. When I got bored listening to them, I’d run to the beach, sleep in a docked canoe, play soccer with my friends, catch crabs or help some fishermen pull in their catch of the day.

I grew up on stories. Now, I am a storyteller who uses the camera as his favourite medium. After five years in the world of advertising and winning awards every single year, I hanged my boots as the Executive Creative Director of TBWA\ Ghana and decided to pursue photography full time."

"I focus on Africa and so far have worked for Corporates, NGOs and magazines in Cameroon, Uganda, Angola, Nigeria, Mali, Senegal, Gambia, Cote D’Ivoire, Liberia, and Ghana. My work has been exhibited in Europe, Africa and America."

"I am part of the Instagram group: Everyday Africa."

"My clients include: UNESCO, Orica, Endeavour Mines, Marie Stella Maris, Nestle, CFA Institute, Olam, The Guardian, Geo France, The Financial Times, Getty Images, BASF, Nike, Arise Magazine, FIFA, IFAD, CARE, ActionAid, WaterAid, The Global Fund, Novartis Foundation, Vodafone and Philips."

I live in Accra with the love of my life, Gloria and our three lovely children.


























© Nana Kofi Acquah       ©IFAD/Nana Kofi Acquah
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