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venerdì 7 dicembre 2012

MIGLIORI, LO STREGONE DELLA FOTOGRAFIA

Si può quasi paragonare a Picasso per l’incessante ricerca in ogni direzione. Una mostra oggi lo celebra a Milano

NINO MIGLIORI, LA MATERIA DEI SOGNI
MILANO, FORMA
FINO AL 6 GENNAIO 2013

clip_image001 Fotografia di Nino Migliori. Immagini per gentile concessione Fondazione Forma per la fotografia
Tratta dalla serie "Gente dell'Emilia" (1955)

Ha detto, divertendosi, nella frizzante intervista (par che le parole fuoriescano dalle righe, crocchiando humour) scambiata con Michele Smargiassi, ad arricchire il riassuntivo volume La materia dei sogni,intelligentemente curato da Alessandra Mauro, per Contrasto: «Io non sono Weston. Oltre tutto sono una frana, dal punto di vista tecnico». Che non è solo un’astuta captatio benevolentiae finto-umile, sapendo quanto è maestro invece, ma è l’ammissione sfrontata, ed onesta, di non voler badare troppo al formalismo elegante delle forme perfette, al nitore feticistico degli obiettivi esatti, all’algida impeccabilità ossigenata delle vette irraggiungibili. «Non ho l’ansia di entrare nel processo per forzarlo a far qualcosa che ho già pre-visualizzato», spiega. 

clip_image002 Fotografia di Nino Migliori. Immagini per gentile concessione Fondazione Forma per la fotografia
Tratta dalla serie "Gente dell'Emilia" (1955)

Come Picasso (cui è davvero apparentabile, per quel suo sperimentalismo istintuale e nativo, birichino, che lo porta ad affidarsi allo stupore del puro «trovare», secondo una casualità continuamente provocata, epperò governata) pure lui potrebbe ammettere: «La fotografia? Mi ha fatto fare quel che ha voluto». Lui, il «migliore», come un «apprendista stregone», che fornisce apparentemente solo strumenti, benzina, passione, a una fotografia che parrebbe esteriormente «scattarsi» da sé, e scartarsi, senza concepire manette teoriche o teoremi, appunto, pre-costituiti. «Ho la curiosità di vedere dove mi porta la trasgressione alle regole. Se ad esempio trovo scritto nelle istruzioni della pellicola di non usare certe temperature, io invece le uso apposta». Mette una polaroid in freezer, per bloccare lo sviluppo in fasce, e verificare che succede. Prova ad imbustare un cd nel micro-onde, solo perché ha letto che è sconsigliabile farlo, e non gli importa se a saltare in aria sarà l’elettrodomestico o l’intera storia della fotografia. 

clip_image003 Fotografia di Nino Migliori. Immagini per gentile concessione Fondazione Forma per la fotografia
Periferia anni '50

«Ma a chi è saltato in mente di scrivere una precauzione così assurda, nelle istruzioni?». Ecco: quella scemenza aziendale da Bouvard e Pécuchet d’una betîse, che si fa intelligenza del fenomeno, quel ricercato corteggiamento dell’errore, che è «cova» affettuosa e curiosa della trasgressione programmatica o meglio programmata, ci regala però poi i prodigi, in mostra, d’una modernità sorprendente, che si chiamano «Cliché-verre e cancellazioni» e poi Cellogrammi, Polarigrammi, Stenopeogrammi. In parte scimmiottando lo sperimentalismo dei neologismi alla Man Ray (cui per certi versi è fratello) ma con un’alta consapevolezza tecnica e chimica dei propri azzardi alchemici. 

clip_image004 Fotografia di Nino Migliori. Immagini per gentile concessione Fondazione Forma per la fotografia
Tratta dalla serie "Muri" (1958)

E non è poi così vero (solo perché si tratta di linguaggi differenti) che sia così inutile stabilire chi sia arrivato prima di chi, a documentare i muri policromi di manifesti strappati dalla casualità del tempo (e non dall’astuzia mercantile d’un Rotella, che comunque sarebbe giunto assai dopo). Oppure disattendere debiti ed prestiti della scuola informale (ci sono magnifici cliché-verre, che ricordano il para-cubismo di Vieira da Silva o certi totali affettati di Filonov, certe visionarie ricerche sulle pietre sezionate di Caillois. Ed è impressionante l’omaggio inconscio agli scatti biffati dell’americano ottocentesco Bellocq, che pure non conosceva, da buon profeta). 

clip_image005 Fotografia di Nino Migliori. Immagini per gentile concessione Fondazione Forma per la fotografia
Tratta dalla serie "Cancellazioni" (1960)

Dalle vette internazionali ed action painting del gesto segnico (che ricorda Soulage o Kline ) alle polaroid casalinghe, che violenta, creativamente, nel momento del travaglio di sviluppo. Perché non vuole accontentarsi familiarmente del responso obbligato di quella linguetta ubbidiente, che fuoriesce meccanica, dalla grottesca macchina-muso sputa-sentenze, però senza oracoli. Simpatico «impastatore» di semplici e concettualissime meraviglie padane, di pianura (che però è, celatiamente, profondissima) Migliori sperimenta, sbanda, sbava, sterza, però ogni volta c’incatena, come quando racconta la sua storia.

clip_image006 Fotografia di Nino Migliori. Immagini per gentile concessione Fondazione Forma per la fotografia
Tratta dalla serie "Italian Sktetchbook"

Ragazzo, non ha un mestiere, ma vuol manifestare il suo senso di liberazione dalla paura della guerra, cantare la libertà della luce che è umanità. È un anti-Cartier Bresson, se vogliamo: non ruba, non tradisce la fiducia per espugnare lo scatto magico, no, si fa compagno di dolenze e banchetti, per brindare a quella stessa gioia post-bellica. «Ecco come nascono Gente del Sud e dell’Emilia, stando dentro, voglio dire proprio vivendo con loro, mangiando, usando il loro gabinetto…».Ecco, Migliori è tutto in questa poetica di «akolutia»: solo condivisione e sintonia. 

clip_image007 Fotografia di Nino Migliori. Immagini per gentile concessione Fondazione Forma per la fotografia
Tratta dalla serie "Italian Sktetchbook"

E ridendo del Maestro Assoluto Cartier, immagina senza malizia: chissà che scatto meraviglioso gli sarà sfuggito dietro le spalle, mentre fotografava il celebre salto-icona della pozzanghera. Così, come un clown serissimo, si munisce d’una macchina da insetto, che scatta davanti e dietro, per scoprire qual è il destino casuale dell’inconscio fotografico (tanto lui, che non ha nessun feticismo deificato dell’analogico, attende solo che si inventi una fotografia degli occhi, che scatti senza macchina). Così si comprende più naturalmente quella apparentemente «bigamia» tra fotografia neorealista, e sperimentazione radicale, che attraversa la bella mostra. Solo che ora vorremmo ripartire da capo, per occuparci di quel meraviglioso periodo, dove la geometria del mondo pare giocare con lui.

clip_image008 Fotografia di Nino Migliori. Immagini per gentile concessione Fondazione Forma per la fotografia
Tratta dalla serie "Italian Sktechbook"

FFF 008 Fotografia di Nino Migliori. Immagini per gentile concessione Fondazione Forma per la fotografia
Tratta dalla serie "manifesti strappati", anni '70

Fonte

clip_image010 Fotografia di Nino Migliori. Immagini per gentile concessione Fondazione Forma per la fotografia
Tratta dalla serie "manifesti strappati", anni '70

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Fotografia di Nino Migliori. Immagini per gentile concessione Fondazione Forma per la fotografia
Tratta dalla serie "Gente dell'Emilia" (1955)

All images © Nino Migliori
Photo Credit
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domenica 12 settembre 2010

LA VIA EMILIA ARRIVA IN GERMANIA

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Questa fotografia ormai passata alla storia, ci dice di quale maestro della fotografia stiamo parlando:

Nino Migliori

La via Emilia arriva in Germania con le fotografie di Nino Migliori.

Dal 9 settembre alle 19.30 presso l’istituto italiano di cultura di Colonia si è aperta la mostra “Crossroads. Via Emilia-Passaggi e Topografie”. La mostra rimarrà aperta fino all’8 ottobre.
“Crossroads” partecipa a due prestigiose rassegne internazionali: la Internationale Photoszene Koln 2010 e PLAN (Photokina world of imaging), manifestazioni trainanti nel settore della fotografia .
Photoszene è una mostra fotografica internazionale che ha luogo a Colonia con frequenza biennale e insieme a Photokina contribuisce a rendere Colonia una delle più importanti città europee per quel che riguarda il mondo della fotografia. E’ l’unico evento mondiale che presenta i media, le tecniche e i mercati della fotografia nelle loro molteplicità all’interno di una manifestazione orientata verso i temi : fotografia, memorizzazione, lavorazione, trasmissione e riproduzione. La fotografia così come la tecnologia della fotografia sono decisive per la qualità della moderna comunicazione.
PLAN è una rassegna internazionale di architettura e Crossroads vi parteciperà in concomitanza con la mostra di Carlo Scarpa.
La Via Emilia di Migliori, 43 coppie di fotografie, è un dialogo tridimensionale, circolarità bifronti che allacciano il presente al passato: incroci, abitazioni, strade che si intersecano. Punti di arrivo e di partenza lungo una strada storica, voluta e fondata dal console romano Marco Emilio Lepido, lungo la quale, nel corso di oltre duemila anni sono nate ben otto delle città capoluogo regionali. Fin dalla sua creazione snodo vitale di commerci tra l’est e l’ovest del vasto impero romano, costruita per collegare il mare Adriatico con il cuore dell’Italia, l’antica strada costituisce tutt’oggi il simbolo dello sviluppo economico e industriale della Regione Emilia-Romagna.
La visione di questa monumentale strada, lunga 252 Km, ci viene restituita dalle immagini di Nino Migliori, uno dei fotografi italiani più noti in campo internazionale, che interpreta e ci rivela la via Emilia attraverso una visione bifronte. Per realizzare il suo lavoro, il fotografo ha creato un marchingegno che gli consente di utilizzare due macchine fotografiche contrapposte: una orientata in avanti per ritrarre l’immagine scelta, l’altra non governata dall’autore che fissa la realtà alle sue spalle e che coglie il pulsare autonomo della vita nella strada.
Fonte

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‹Gente dell’Emilia›, Emilia-Romagna 1959
(‹Menschen der Emilia›)
Silbergelatine-Abzug, 51 x 61 cm
© Nino Migliori

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Nino Migliori, "Gente dell'Emilia"

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Un luogo che in realtà è un non luogo, una strada che per sua natura è aperta, un territorio importante che si affaccia su di essa ricevendone in cambio nome e identità. Parliamo della via Emilia, strada antica e monumentale tra Rimini e Piacenza (lunga 252 km risalente al 187 A.C), tuttora corpo vivo e pulsante sul quale corre la vita economica e sociale di un’intera regione.

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Per ricordarla e in qualche modo celebrarla, ma soprattutto per rivederla nella sua essenzialità, la Regione Emilia–Romagna ha incaricato Nino Migliori fotografo internazionale di svolgere una sua indagine interpretativa. Il risultato sono 86 doppi scatti ottenuti risalendo da Rimini a Piacenza scegliendo come soggetto e punto di osservazione 43 incroci, scelti alcuni per l’importanza delle strade intersecanti ed altri per il rilievo del traffico locale.

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Fotografie che Migliori ha realizzato riflettendo “su una strada che è un luogo in continua trasformazione e come tale – dice l’artista bolognese- imprevedibile, cioè irrazionale, che sfugge per sua natura a qualsiasi capacità meramente interpretativa”. Ma anche “un luogo di relazioni,  cioè di incroci, di contaminazioni e attraversamenti, un luogo vivo che, per sua natura, porta a far incontrare le persone”.

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Nino Migliori, Arco di Augusto, Rimini, da Crossroads. Via Emilia, Passaggi & Topografie (2006).

Ecco, dunque, il significato di 86 scatti ottenuti con due macchine fotografiche contrapposte: una orientata in avanti, sede della ragione e dell’interpretazione, attraverso la quale il fotografo esercita il suo ruolo di selezionatore dell’immagine ritratta. E una orientata di spalle, quindi irrazionale, non governata dall’autore, dove il fotografo non può fare altro che subire gli effetti di questo autonomo pulsare di vita propria di una strada come la via Emilia.

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Ottantasei scatti (davanti e di dietro, razionale e irrazionale) chiave del lavoro reinterpretativo di Migliori.

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All photos © Nino Migliori
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