Madrid, 22 nov. - (Adnkronos) - Il fotografo spagnolo Pablo Perez-Minguez, primo cronista per immagini della Movida, e' morto in un ospedale di Madrid, dopo una breve malattia, all'eta' di 65 anni. L'annuncio della scomparsa e' stato dato dalla famiglia alla stampa madrilena. Nato a Madrid nel 1947, Perez-Minguez inizio' la carriera di fotografo giovanissimo e nel 1971 fu uno dei fondatori della rivista "Nueva Lente" (1971) e fu uno degli artisti protagonisti della rinascita culturale della seconda meta' degli anni Settanta dopo la morte del dittatore Francisco Franco.
E' stato in seguito tra i promotori del Photocentro e del Fotomuseo de Alcala' de Henares a Madrid e nel 2006 per l'insieme della sua opera e' stato insignito del Premio nazionale di Fotografia. L'artista e' famoso soprattutto come "il fotografo della Movida" madrilena, il ritrattista dei protagonisti celebri (ad esempio Guillermo Perez-Villalta, Cecilia Roth o Antonio Banderas) e ignoti della frenetica, festosa e sregolata vita socio-culturale notturna della capitale.
Amico di un altro noto fotografo Alberto Garcia-Alix e del cineasta Pedro Almodovar, Perez-Minguez con il regista collaboro' al film "Labirinto di passioni" che nel 1982 fece conoscere al mondo la Movida. Perez-Minguez ha realizzato migliaia di scatti a noti personaggi spagnoli incontrati fuori e dentro il set di Almodovar, poi mostrate in varie esposizioni. Numerose le sue foto a colori e in bianco e nero finite sui giornali, sulle riviste ed anche sui libri di storia e tante le mostre a lui dedicate, tra le quali spicca quella del Museo Reina Sofia di Madrid del 1992.
Port-au-Prince, 15 ott. - (Adnkronos) - L'artista haitiano Prefete Duffaut, pittore famoso per la serie delle "citta' immaginarie", e' morto all'eta' di 89 anni nella capitale di Port-au-Prince. Nato nel 1923, per dimenticare la poverta' e lo squallore del luogo in cui viveva, alla fine degli anni '50 Duffaut invento' i quadri con le "citta' immaginarie" che dipingeva e riempiva di colori. Sono citta' particolari, certamente diverse da quelle reali, ma proprio per questo piu' belle. "Tocca agli artisti trasmettere la gioia per dimenticare gli orrori", amava ripetere Duffaut. La pittura di Duffaut utilizza un ricco repertorio visuale e tematico, spesso reso con tonalita' vivaci e forme organiche e sensuali.
Une Ville
Imaginary Port, cm 122x51
Nel 1950 Prefete Duffaut nel 1950 participo' con altri artisti alla realizzazione degli affreschi per la cattedrale di Sainte-Trinite' di Port-au-Prince, poi parzialmente distrutti dal terremoto del 12 gennaio 2010. Artista mistico influenzato dalla mitologia del vodoo, Duffaut ha continuato per quasi mezzo secolo a dipingere "citta' immaginarie" secondo uno stile naif haitiano mutuato dai pittori locali Hector Hyppolite, Philome' Obin, Castera Bazile, Wilson Bigaud, Rigaud Benoit e Andre' Pierre. I quadri di Duffaut hanno fatto il giro del mondo e sono stati esposti in Belgio, Francia, Germania, Usa, Venezuela, Olanda, Italia, Spagna, Portogallo e Argentina.
Ville imaginaire, 100 X 75
La vita di Duffaut non fu facile: la sua mamma mori' quando lui aveva due anni e da bambino lavoro' con il padre che costruiva barche a vela. Nel tempo libero, spinto dal desiderio di arte e bellezza, non avendo altri mezzi a disposizione, dipingeva0 sui muri della sua capanna. Un giornalista americano, Bill Kraus, affascinato da quei disegni, regalo' al giovane tele e colori e lo incoraggio' a continuare.
Features thirty-seven sculptures from the tomb of John the Fearless (1371–1419), the second duke of Burgundy. His elaborate tomb, once housed at a monastery on the outskirts of Dijon, is now one of the centerpieces of the Musée des Beaux-Arts de Dijon.
During the 14th and 15th centuries, the Valois dukes of Burgundy ruled over extensive territories in present day France, Luxembourg, Belgium, and the Netherlands from their capital in Dijon. The significant artistic patronage of the dukes drew artists, musicians and writers to Dijon, which became a major center of artistic production. The alabaster tomb sculptures exemplify some of the most important artistic innovations of the late middle Ages. The sculptures, each 16 inches high, depict sorrowful figures expressing their grief or devotion to the second Duke, who was both a powerful political figure and patron of the arts. Each individual figure has a different expression; some wring their hands or dry their tears, while others appear lost in solemn contemplation, or hide their faces in the deeply carved folds of their robes.
France (Bourgogne), 1443 - 1455 (Jean de la Huerta) et 1466 - 1470 (Antoine Le Moiturier)
Sculpture, Albâtre : doré, polychromé ; marbre noir
Hauteur : 246 ; Longueur : 376 ; Profondeur : 262
Musée des Beaux-Arts de Dijon
Jean de la Huerta and Antoine le Moiturier
Bishop XVe siècle, 1443 - 1457 Alabaster
44 x 17,5 x 14,5 - 17 5/16 x 6 7/8 x 5 11/16
Musée des Beaux-Arts de Dijon
Jean de la Huerta and Antoine le Moiturier
Mourner with Uncovered Head, Drying his Tears with a Fold of his Cloak Held in his Right Hand
15th Century, 1443- 1457 Alabaster
40,8 x 18 x 15 - (16 1/16 x 7 1/16 x 5 15/16)
Musée des Beaux-Arts de Dijon
Jean de la Huerta and Antoine le Moiturier
Cantor Holding Up an Open Book with Both Hands
15th Century, 1443- 1457 Alabaster
41,3 x 15,5 x 13 (16 1/4 x 6 1/8 x 5 1/8)
Musée des Beaux-Arts de Dijon
Jean de la Huerta and Antoine le Moiturier
Mourner with Drawn Hood, Holding a Book with his Right Hand and Drying his Eyes with a Fold of his Cloak held in his Left Handand with his left hand wiping his tears on his cloak
15th Century, 1443- 1457 Alabaster
42 x 18 x 15 - (16 1/2 x 7 1/16 x 5 15/16)
Musée des Beaux-Arts de Dijon
Jean de la Huerta and Antoine le Moiturier
Mourner with Drawn Hood Drying his Eyes with a Fold of His Cloak Held in his Right Hand, his Left Hand on his Chesthis right hand, left hand on his chest
15th Century, 1443- 1457 Alabaster
(15 15/16 x 5,91 x 5 7/8 - (40,5 x 15 x 13,5 )
Musée des Beaux-Arts de Dijon
Jean de la Huerta and Antoine le Moiturier
Mourner with Drawn Hood, Hands Clasped at his Waist
15th Century, 1443- 1457 Alabaster
42 x 15 x 13 - (16 1/2 x 6 1/8 x 5 1/8)
Musée des Beaux-Arts de Dijon
Jean de la Huerta and Antoine le Moiturier
Mourner with Drawn Hood, his Hands Inside his Sleeves
15th Century, 1443- 1457 Alabster
40,5 x 15 x 9,5 - (15 15/16 x 5 15/16 x 3 3/4)
Musée des Beaux-Arts de Dijon
The decoration of medieval churches inspired awe at the glory of God, and pointed arches drew the eye toward heaven.
Jean de la Huerta and Antoine Le Moiturier,
In the center of the crowded Philippine capital of Manila, home to more than 11 million people, lies the North Cemetery. The final resting place of several Filipino Presidents, celebrities, and hundreds of thousands of the city’s Catholic dead, the cemetery is also home to a living community of over 2,000 people.
In a country where around 40 percent of people live below the poverty line, and overpopulation in Manila is reaching desperate proportions, the cemetery provides a unique residence for the hundreds of families that live and work within its walls. To see more of James’ work click here.
Praga- (Adnkronos) - Il fotografo ceco Miroslav Tichy, cjhe con le sue bizzare macchine fotografiche sfido' la censura al tempo del regime comunista scattando immagini della vita quotidiana da sotto il cappotto, e' morto all'eta' di 84 anni. Tichy, che ha sempre realizzato i suoi scatti con apparati fotografici costruiti da solo, non ha raggiunto la fama sino quasi al termine della sua vita. Durante il periodo del regime sovietico nella Repubblica Cecoslovacca Tichy fu considerato un dissidente ed un disadattato e venne emarginato da ogni livello della vita sociale.
Miroslav Tichy (1926), fotografo ceco di Kyiov, era poco più che una curiosità locale finchè Harald Szeemann, eminente curatore, non incluse una mostra di fotografie dell’artista ormai ottantenne nella Biennale di Siviglia nel 2004.
La presentazione vinse a suo tempo il New Discovery Award ed arrivò il momento per Tichy della prima personale americana all’ ICP, L‘International Center of Photography di N.Y., il 4 marzo 2010
La mostra, organizzata dal capo curatore del centro, Brian Wallis, incluse 100 stampe, per lo più uniche, e anche le artigianali macchine fotografiche costruite dall’artista.
Una delle particolarità delle foto di Tichy risiedeva infatti nel mezzo con cui sono state realizzate: bizzare macchine fotografiche costruite da lui stesso con oggetti di recupero come scatole di scarpe, lattine, rotoli di cartigienica, lenti di recupero e pezzi di plexiglass.
Altra caratteristica delle sue immagini è che sono normalmente in terribili condizioni, mal stampate e graffiate , sporche o incrostate con non si sa che cosa, e spartanamente montate sui dei cartoncini, semplicemente incorniciate da una linea di penna a biro o matita.
Tutte le fotografie mostrano giovani uomini e donne, colti con occhio indiscreto per strada o in luoghi pubblici, per la maggior parte ignari di essere ripresi. Molte volte le rozze macchine fotografiche adoperate venivano anche scambiate per inoffensivi giocattoli homemade.
Ad un primo sguardo le sue foto possono sembrare casuali, naive e frutto di un’improvvisazione da autodidatta ma esse rivelano d’essere il prodotto di un procedimento perfettamente studiato e orchestrato a partire dalla costruzione stessa del mezzo di ripresa.
Il suo intuitivo modo di fotografare durante le sue passeggiate quotidiane potrebbe apparire infatti quello di un amatore ma l’intensità, la frequenza e la regolarità di quella che si configura come una vera e propria ricerca rivela uno stile personale unico e distintivo .
L’artista in un video-documentario, esposto alla mostra, affermò : “Se vuoi diventare famoso, devi fare qualcosa molto peggio di qualsiasi altra persona al mondo.“
Tichy certo non si può comunque defininire un “artista per caso” o un semplice autodidatta: egli fu a suo tempo un famoso pittore con alle spalle studi all’Accademia di Belle Arti di Praga
Purtroppo sin dagli inizi ebbe problemi a causa del suo anticonformismo, per una malattia mentale di cui soffriva in modo ricorrente e per essere stato tra i primi membri del Brno Five, un gruppo di pittori che ruppe con il Realismo Socialista imposto dallo stato negli anni del dopoguerra. Tichy era costantemente controllato e di tanto in tanto ricoverato in istituti. Il suo modo di fotografare, molto più sovversivo di come possano percepirlo gli occidentali, sintetizza il dissenso non violento perfezionato dagli studenti e dagli artisti cechi durante l’invasione sovietica del 1968.
L’artista approdò alla fotografia verso la fine degli anni ‘50: le prime foto ritraenti nostalgici paesaggi ben presto lasciano spazio agli sfuggenti ritratti femminili, che contraddistingueranno la sua ricerca fino alla fine. Tutte le opere in genere non possiedono né titolo né data e quelle in mostra all’ ICP si pensa siano state scattate in un periodo che va dal 1965 al 1980.
Concedendosi tre rullini al giorno egli vagabondava in giro per strada mettendo in scena una propria personale versione del programma di sorveglianza del Governo Ceco: era quasi al limite per venire comunque considerato un persecutore di belle ragazze con un diario -di immagini- segreto.
Le immagini lasciano trapelare la passione di Tichy per le gambe o i didietro, tant’è che spesso sono proprio loro ad essere i soggetti delle foto, tagliando fuori il resto del corpo a cui appartengono. Il prodotto finale anche se sottilmente erotico mai risulta il frutto di un occhio lascivo. Molte foto, prese da lontano e all’insaputa dei soggetti, mostrano infatti coppie o gruppi di ragazze intente a parlare tra di loro con fare cospiratorio, rubando così attimi privati in luoghi pubblici.
Le foto di Miroslav Tischy, ruvide e sgranate, a volte addirittura strapazzate e fortemente suggestive nella loro trascuratezza, rapiscono come visioni oniriche scaturite quasi per magia dalla banale vita quotidiana.