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martedì 31 gennaio 2012

INCANTI DI TERRE LONTANE

Hayez, Fontanesi e la Pittura Italiana tra Otto e Novecento
FONDAZIONE PALAZZO MAGNANI
04/02/12 > 29/04/12 - Reggio Emilia

All'inizio fu l'Oriente vicino, l'esotismo e la seduzione degli hammam e degli harem, le palme, i minareti ma anche i deserti popolati di beduini e cammelli, o i colori delle città del Magreb. Poi lo sguardo degli artisti migrò ancora più ad Oriente, verso quelle culture e quelle atmosfere dell'estremo oriente altrettanto esotiche e forse ancora più incantevoli.
Ed è su questo lontano Oriente, lo stesso che diviene popolare grazie ai romanzi d'avventura popolati da tigri o dal fumo conturbante dell'oppio, lo stesso che ammaliò tutta Europa grazie alle delicate armonie dei racconti e delle incisioni giapponesi, che si sofferma la grande mostra a Palazzo Magnani.


clip_image002[14] SALVINO TOFANARI: Danzatrice di Java, 1920 circa Olio su tela, 98 x 100 cm Collezione privata (Roma, Gall Berardi)

Un titolo articolato per dar conto delle diverse anime che danno vita a questa affascinante esposizione. I due protagonisti innanzitutto, Hayez e Fontanesi. L'Oriente del primo è quello vicino, mediterraneo, non direttamente vissuto ma sapientemente evocato. Quello del secondo, invece, è l'Oriente estremo, o almeno un lembo di esso, il lontano Giappone, regno che lo ospitò a lungo, onorandolo, e che lui a sua volta volle onorare.
Intorno ai due, i molti altri che lungo gran parte di questo secolo, l'Ottocento appunto, hanno descritto gli incanti, le malie di terre ai più ignote e per questo ancora più affascinanti.
Un centinaio di opere degli Orientalisti italiani, con molte novità. A partire dalla presenza, straordinaria di alcuni dei più importanti dipinti di Francesco Hayez. A Palazzo Magnani si potranno infatti ammirare l'Odalisca della Pinacoteca di Brera, la Ruth delle Collezioni Comunali di Bologna e "Un'odalisca alla finestra di un Harem" di una nota collezione privata.

clip_image002[12] GALILEO CHINI: Vecchio cimitero di Sam Phaya, 1913 Olio su tela, cm 118 x 165, Milano, coll. Galardi

La mostra dà conto della ventata d'Oriente che suggestionò la pittura italiana nel secondo '800 riconoscendo come punto d'avvio, non unico ma certo particolarmente importante, Francesco Hayez. Da Parma, prima Alberto Pasini e poi Roberto Guastalla, il "Pellegrino del sole", percorsero carovaniere e città per raccontare questi altri mondi. Il secondo lo fece portandosi dietro, oltre a tavolozza, cavalletto e pennelli, anche uno strumento nuovo, la macchina fotografica.
Da Firenze parti alla volta dell'Egitto Stefano Ussi che subito dopo l'apertura del Canale di Suez, lavorò per il Pascià prima di trasferirsi in Marocco.
Al fascino della scoperta che si fa suggestiva visione di mondi "altri" soggiacquero Eugenio Zampighi, Pompeo Mariani, Augusto Valli, Giulio Viotti, Achille Glisenti, Giuseppe Molteni, a conferma della trasversalità e del dilagare in tutta la penisola di un'affascinante attrazione. Dall'Orientalismo non sfuggì certo il Mezzogiorno d'Italia. Ne fu testimonianza, a Napoli, Domenico Morelli che, senza mai aver messo piede nei territori d'oltremare, descrisse magistralmente velate odalische, figure di arabi, mistiche atmosfere di preghiere a Maometto. Visioni esotiche soffuse di raffinato erotismo si ritrovano anche negli olii scenografici di Fabio Fabbi, del siciliano Ettore Cercone e del pugliese Francesco Netti. Quest'ultimo in particolare, di ritorno da un viaggio in Turchia, si dedicò alla produzione di opere orientaliste di tono intimista, come per esempio Le ricamatrici levantine, venate dallo stesso "garbo mediterraneo", presente nelle odalische di Morelli

clip_image002[10] ANTONIO FONTANESI: Ingresso di un tempio in Giappone, 1878-79 Preparazione a chiaroscuro su tela, 146 x 112 cm Reggio Emilia, Musei Civici

Una attenzione peculiare la mostra riserva, anche per ragioni di nascita reggiana, a Antonio Fontanesi. Egli, tra il 1876 e il 1878, venne chiamato, insieme al altri artisti italiani, ad insegnare alla neo-fondata Accademia di Belle Arti d Tokyo, restituendo immagini disegnate e dipinte del Giappone interpretate dal suo squisito linguaggio lirico. Nella ricca produzione pittorica di questo artista le opere di soggetto orientale sono solo poche unità: tre dipinti, tra cui uno non ultimato e alcuni disegni a matita. Diversa critica ha voluto, nel tempo, attribuire all'esperienza in Giappone di Fontanesi uno scarso valore in termini di ricaduta sulle sue modalità espressive e stilistiche dell'artista e per certi versi ciò corrisponde a verità. Ma un altro aspetto va sicuramente sottolineato. Nessun pittore dell'Ottocento europeo ha mostrato di possedere meglio di Fontanesi una intensa consonanza con alcuni elementi della poetica e dell'estetica orientale, giapponese nello specifico, per quanto attiene, ad esempio, all'interpretazione del rapporto uomo/natura e a una visione profonda del mondo.
 clip_image002[8] FRANCESCO HAYEZ: Ruth, 1853 Olio su tela, 138 x 100 cm Bologna, Collezioni Comunali d'Arte

Questa affinità elettiva tra Fontanesi e l'Oriente, sebbene forse non del tutto meditata e consapevole, emerge in modo evidente se si analizza la vicenda artistica del pittore dalla sua formazione alla maturità, con uno sguardo attendo alla sua esperienza in Giappone. L'artista soggiornerà infatti per due anni, tra il 1876 e il 1878, come insegnate a Tokyo, nel periodo in cui da un lato il governo nipponico Meiji mostrava una crescente apertura nei confronti dell'Occidente e dall'altro in Europa si poteva assistere all'ampia diffusione in arte del gusto "orientalista" in particolare nella pittura.
L'attenzione dell'arte italiana per lo stile e le atmosfere naturalistiche estremo orientali era, sul finire del secolo, davvero notevole. Si innestava sulla "moda" del giapponismo che ha affascinato nel corso dell'Ottocento tutta Europa grazie in particolare alla diffusione delle raffinate stampe giapponesi ukiyo-e di artisti quali Utamaro, Hiroshige e Hokusai, che vengono avidamente collezionate da intellettuali, mercanti d'arte e, naturalmente, artisti.

clip_image002[6] AUGUSTO VALLI: Semiramide morente sulla tomba di Nino, 1893 Olio su tela, 150 x 200 cm Modena, Museo Civico d'Arte

Ma i contatti tra l'arte italiana con l'estremo oriente saranno nella seconda metà dell'Ottocento più articolati e profondi, grazie alla progressiva apertura commerciale e politica di questi paesi verso l'Occidente. Molti artisti italiani compirono viaggi di lavoro, chiamati dai governi locali a portare la loro arte in quelle "remote contrade" e ebbero modo di comprenderne a fondo la cultura, i valori coloristici e le atmosfere che restituiranno in modo intenso nei loro schizzi e dipinti, con una capacità di penetrazione e racconto molto lontane dall'approccio "in stile" che aveva caratterizzato la moda europea.
Così Fontanesi in Giappone. Così Galileo Chini, nel favoloso Siam dove si recò insieme all'architetto torinese Annibale Rigotti, tra il 1911 e il 1914, per partecipare alla fastosa decorazione del Palazzo del Trono a Bangkok. E con Chini, Salvino Tafanari che con lui aveva già lavorato a Firenze e che qui venne incantato dalla flessuose danzatrici dell'isola di Giava, esempio fra i molti di artisti italiani stregati dal mal d'Oriente, malia che trasmisero in patria, in una meravigliosa contaminazione di cui la mostra reggiana è superba testimonianza.

Incanti di Terre Lontane
Hayez, Fontanesi e la Pittura Italiana tra Otto e Novecento
Periodo: 04/02/12 - 29/04/12
FONDAZIONE PALAZZO MAGNANI
Corso Garibaldi, 31
Reggio Emilia
Tel. 0522 444408; 454437
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Ufficio Stampa:
STUDIO ESSECI
Sergio Campagnolo
Tel. 049 663499
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Studioesseci
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sabato 6 giugno 2009

GRAND TOUR RAVENNATE

Sta per chiudersi una mostra da vedere.
Il Grand Tour era tappa obbligata per artisti, studiosi e letterati del Settecento e dell’Ottocento.

Jules Pierre Van Biesbroeck, Danse sous la tente au désert, 1900 ca., Musée d'Art moderne et d'Art contemporain de Liege

Si trattava di un viaggio, fatto in genere dopo aver accumulato un po’ di fortuna o perché sostenuto da un mecenate, che aveva guardato al giovane artista con occhio “affaristico” scorgendovi barlumi di possibile successo. E così divenne gran moda toccare diversi Paesi in Europa: gli anglosassoni muovevano soprattutto alla volta dello Stivale, mentre italiani e francesi se ne andavano al nord. Nel corso dell’Ottocento nasce il viaggio inteso dagli artisti come scoperta di nuovi orizzonti, paesi, popolazioni e culture sconosciute. Nasce, insomma, il viaggio “romantico”, tanto intriso di sapor d’avventura e filantropia. L’esempio di Delacroix in Marocco è lungimirante, ma è con Gauguin, sul finire del XIX secolo, che lo sguardo dell’artista europeo si affina fino a diventare creativo ed estetico: la vita e l’arte di popoli lontani, i paesaggi, i corpi, i colori di paesi esotici e primitivi lasciano un segno profondo nell’arte europea. Percezioni di nuovi mondi prendono forma in lapis e pennelli e diventano tela.

Stefano Ussi - Ricevimento dell'ambasciata d'Italia nel Marocco, 1879

Ippolito Caffi - Egitto - Karnak a Tebe, 1844

Alberto Pasini - Carovana in Persia, 1887

Roberto Guastalla, Donna negra seduta che fuma, 1887

Oskar Kokoschka - Exodus, 1928

Emilie Boivin - Vue de Biskra (II), 1890 ca.



Emilie Boivin - Vue de Biskra (I), 1890 ca.

Il progetto di mostra, dedicato all’artista viaggiatore e promosso dal Comune di Ravenna, vuole presentare i percorsi di alcuni dei più significativi pittori che hanno viaggiato e vissuto fuori dall’Europa, ma anche come i quattro continenti extraeuropei (Asia, Africa, Americhe e Oceania) furono visti dagli artisti occidentali, tra l’orientalismo ottocentesco di Alberto Pasini e le avanguardie che hanno rielaborato in nuovi termini stilistici le suggestioni esotiche. La mostra vuole ripercorrere le singole esperienze biografiche e creative, come il viaggio a Tunisi compiuto nel 1905 da Kandinsky e Gabriele Münter e nel 1914 da Klee, Macke e Moilliet.

Paul Gauguin - Donna tahitiana, 1898



Paul Gauguin - Donna tahitiana con cane, 1894-99

Galileo Chini - Danzatrice davanti allo specchio, 1914



Jean Dubuffet - Arabe au palmier, 1948

Mark Tobey - Central, 1949



Henri Matisse - Il lanciatore di coltelli

Emil Nolde - Kopf eines Südseeinsulaners (Testa di un abitante dei mari del Sud), 1914



Alighiero Boetti - Segno e disegno

I luoghi diventano i veri protagonisti del progetto: la Tahiti di Gauguin e Matisse, il Siam di Chini, la Nuova Guinea di Nolde e Pechstein.La mostra, curata da Pietro Bellasi, Claudio Spadoni e Tulliola Sparagni, è corredata da fotografie e documenti etnografici dei luoghi rappresentati, nonché da reportage storici. Il percorso artistico sviluppa invece i risultati del realismo ottocentesco fino al post-impressionismo, per poi passare alla prima metà del XX secolo con l’espressionismo, il surrealismo, l’astrazione degli anni Cinquanta, fino ai contemporanei Boetti, Mondino e Ontani.
Info: Museo d’Arte della Città di Ravenna
"L'artista viaggiatore. Da Gauguin a Klee, da Matisse a Ontani"
Via di Roma, 13 Ravenna
Tel. 39 0544 482477
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