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martedì 21 dicembre 2010

CARLO BERGONZI : UNA VITA NELLA MUSICA

Festeggiato al Teatro La Fenice di Venezia con un prestigioso premio, il celebre tenore bussetano, ritenuto il più grande interprete delle opere di Verdi, in questa lunga intervista esclusiva racconta i momenti salienti della sua vita e della sua carriera.
Il tenore  Carlo Bergonzi è stato festeggiato sabato 11 dicembre al Teatro La Fenice di Venezia, con la consegna del  premio "Una vita nella musica - Artur Rubinstein". Nato 86 anni fa, a Vidalenzo di Polesine Parmense, un paesino a due chilometri da Busseto, città natale di Giuseppe Verdi,  Bergonzi è ritenuto il più grande interprete delle opere verdiane.
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«Sono particolarmente felice di questo premio», dice il tenore. «A Venezia mi legano ricordi importanti. Nel 1957 interpretai "Cavalleria Rusticana", allestita in Piazza San Marco. In quell'occasione, incontrai Angelo Roncalli, che era patriarca di Venezia e l'anno successivo sarebbe  diventato Papa con il nome di Giovanni XXIII. Poi, interpretai il "Requiem" di Verdi a Palazzo Ducale con la direzione di Herbert Von Karajan. Al Teatro La Fenice interpretai due edizioni di "Aida", e "Un ballo in maschera".  Per me, La Fenice è il più bel teatro che ci sia al mondo, un vero gioiello artistico».
Il premio, "Una vita nella musica",  è prestigioso perché vanta una storia trentennale. E' stato fondato da Bruno Tosi, musicologo veneziano appassionato di lirica, conoscitore di tutti i grandi interpreti e in particolare di Maria Callas, alla quale ha dedicato libri e mostre, ed è diventato un premio di fama internazionale. E' stato attribuito ai più grandi protagonisti del mondo musicale del nostro tempo. Da Artur Rubinstein, il primo, nel 1979, che ha dato il proprio nome al Premio stesso, seguito da personaggi mitici quali Andrès Segovia, Karl Bohem, Carlo Maria Giulini, Yehudi Menuhim, Mistislav Rostropovic, Gianandrea Gavazzeni,  Leonard Bernstein, Isaac Stern, Maurizio Pollini, Claudio Abbado, Salvatore Accardo, Zubin Mehta,  eccetera. Non poteva mancare Carlo Bergonzi, che alla musica lirica ha dedicato letteralmente tutta la sua lunga esistenza, avendo  iniziato a cantare romanze verdiane da ragazzino e continuato poi fino a ottant'anni. E ancora oggi, quando, in casa sua, si mette al piano e canta, sfoggia una voce e una intonazione perfette.
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«A nove anni, mio padre mi portò a vedere il "Trovatore", nel piccolo Teatro di Busseto», dice Bergonzi. «Ne rimasi sconvolto. Da allora, lavorando, continuavo a cantare "Di quella pira". Era proprio destino che diventassi un cantante lirico».         
Il 31 agosto scorso, il maestro Bergonzi è stato premiato all'Arena di Verona con L'Oscar della lirica. Ora,a Venezia, oltre  al premio "Una vita nella musica", ha ricevuto un riconoscimento anche dal Presidente della Repubblica, Giorgio  Napolitano, una medaglia d'oro, con una dedica che lo stesso Napolitano ha voluto dettare: "Al maestro Carlo Bergonzi, interprete sommo del repertorio verdiano,  e custode illustre della tradizione belcantistica italiana".
Bergonzi è veramente un personaggio unico, il cui valore artistico, nel campo della lirica, non ha paragoni. Secondo i critici di tutto il mondo, è stato il tenore verdiano per eccellenza. Forse il più fedele e autentico interprete delle opere del "cigno di Bussetto" di tutti i tempi. Certe pagine verdiane come le ha interpretate lui, non le interpreterà più nessun altro. L'atmosfera di commozione, di magia che riusciva a creare con la sua voce incantando le platee più esigenti ed esperte, resterà irripetibile.   
L'origine di questo artista è contadina. Non ha avuto la possibilità di frequentare scuole importanti. Anzi, come egli stesso racconta, nel canto non ha proprio avuto maestri di nessun genere. Si è fatto da solo. Ma, forse, essendo nato nella terra di Verdi, avendo respirato l'aria che respirava Verdi, potrebbe essersi verificato un magico e misterioso fenomeno di osmosi: il grande compositore potrebbe avere trasmesso al ragazzo Bergonzi quelle intuizioni, quei segreti, quegli accorgimenti tecnici e stilistici che gli hanno permesso poi di indicare vie rivoluzionarie nell'interpretazione delle opere del maestro.
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Bergonzi non è solo il tenore dal timbro caldo e squillante, dalle mezze voci mirabolanti, dai falsetti insinuanti e torniti, dalla garbatezze danzanti e suadenti, è il maestro geniale, che ha rivoluzionato il modo di interpretare l'opera verdiana. Nessuno meglio di lui ha posseduto l'accento verdiano, la "verità verdiana" che risuona nel canto. Ai ritmi incalzanti, agli acuti trionfanti, alle melodie popolari e spontanee del compositore bussetano, Bergonzi ha dato un'anima, una eleganza, una regalità che restano tributo ineguagliato nella storia.   
Nato, cresciuto e vissuto sempre a Busseto,  da un po' di tempo Bergonzi si trova nel suo appartamento milanese. «Ho qualche difficoltà a camminare», dice. «Fino a tre anni fa ero un terremoto. Pronto ad affrontare lunghi viaggi senza pensarci. Dopo aver smesso di cantare, mi ero dedicato all'insegnamento. Avevo la mia Accademia di Belcanto a Busseto, dove venivano allievi da tutto il mondo. Ma tenevo corsi anche all'estero, in Russia, in Giappone, e perfino in Cina. Un giorno sono caduto e mi sono rotto tre costole, poi ho avuto un embolia polmonare, poi l'ernia al disco: ho capito che dovevo smettere. Ho chiuso tutto, anche la mia Accademia di Busseto. Tutto finito, quindi, ma ogni giorno ringrazio Dio per tutto quello che mi ha dato e per avermi conservato la mente lucida, fresca, con una memoria da elefante, che mi fa sentire, a 86 anni,  ancora giovane come un tempo».

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E approfittando della sua prodigiosa memoria, abbiamo chiesto al maestro Bergonzi di ricordare, in questa lunga ed esclusiva intervista,  i momenti più importanti della sua vita e della sua carriera.
Renzo Allegri                                                                 
Foto di Nicola Allegri 
 
Puoi leggere l’intervista qui 

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sabato 31 luglio 2010

E SE PASSATE FATE PIANO

(CHE FATA DORME AL MATTINO)
 Roberto Vecchioni a Musica in Castello.
Venerdì 20 agosto, cortile della Rocca Municipale di Busseto.
Parole e musica con il cantautore...

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Tra il 1999 e il 2000, su richiesta del Ministero della Pubblica Istruzione, ha tenuto più di ottanta conferenze nelle scuole e nelle università italiane e francesi, incontrando oltre 80.000 studenti sul tema "musica e poesia" e illustrando l'evoluzione storica e letteraria della "forma" canzone dalle origini ai giorni nostri. Il professore è anche uno tra i più grandi cantautori italiani che ha contribuito a scrivere dagli anni Settanta ad oggi la storia della canzone italiana.
Roberto Vecchioni - che ha recentemente riscritto in chiave psicoanalitica, per Einaudi, favole classiche raccolte nel libro "Diario di un gatto con gli stivali" (2006) e per Frassinelli ha collezionato liriche giovanili ne "Di sogni e d'amore" (2007) - sale sul palcoscenico della rassegna culturale delle Terre Verdiane "Musica in Castello", venerdì 20 agosto alle 21.30 a Busseto, nel cortile della Rocca Municipale.
E se passate fate piano (che Fata dorme dal mattino): questo il titolo dell'incontro con il cantautore, tra parole e musica, a cura di Enrico Grignaffini, con uno tra i più grandi jazzisti italiani Patrizio Fariselli al pianoforte e la scenografia dell'emergente pittore e scenografo parmigiano Andrea Cantagallo. L'evento è il penultimo appuntamento del cartellone della stagione 2010.
Vecchioni, tra note e dialogo, incontra il pubblico. Da L'uomo che si gioca il cielo a dadi, 1973 ai testi scritti prima per Ornella Vanoni, Patty Pravo, Anna Oxa, fino agli ultimi album, passando per Samarcanda, proseguendo per trent'anni la sua attività di insegnante di greco, latino, italiano e storia nei licei classici.

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Oltre 20 album nell'anima. Il brano "Voglio una donna", da "Camper" che vince il "Festivalbar" come canzone più ascoltata dell'anno. Numerose tournèe di successo ne i più grandi teatri italiani, la pubblicazione di libri e saggi, le collaborazioni con articoli di fondo e commento per parecchi giornali italiani.
Sempre con Einaudi, nel 2002, Vecchioni ha pubblicato la raccolta dei testi di tutta la sua produzione discografica col titolo "Trovarti, amarti, giocare il tempo". Nel 2007 esce il cd "Di rabbia e di stelle" (Universal).
Tanti i premi e riconoscimenti ricevuti, tra i quali spiccano la nomina a "Cavaliere Ufficiale della Repubblica " conferitagli dal presidente Carlo Azelio Ciampi, l'Ambrogino d'oro del Comune di Milano, il "Premio Giorgio La Pira, " il premio "Scanno " per la narrativa, due premi "Tenco" alla carriera e il premio "Angelo dell'anno" per le sue attività di impegno nel sociale.
In caso di maltempo l'evento si svolge nel Teatro Verdi.
Informazioni sul carnet completo: Piccola Orchestra Italiana, tel. 380-3340574.
Ufficio Stampa Dott.ssa Francesca Maffini

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sabato 5 giugno 2010

IL VERDI CHE NON TI ASPETTI

L'insolito omaggio al Maestro del pianista jazz ed eclettico artista Stefano Bollani, che domenica 13 giugno 2010 presenta al Museo Nazionale Giuseppe Verdi di Busseto (PR) le sue "contaminazioni contemporanee" del Cigno.
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Un concerto in giardino, un evento unico: è "Omaggio a Verdi" di Stefano Bollani, che si tiene domenica 13 giugno 2010 al Museo Nazionale Giuseppe Verdi di Busseto (PR), alle 20.30. Genio dell'improvvisazione,Bollani non rivela nel dettaglio le proprie performance prima del tempo, definisce ciò che aspetta gli spettatori solo "contaminazioni contemporanee". E conoscendo l'artista si tratterà di virtuosismi tra musica e poesia davvero emozionanti. Perché Stefano Bollani, non si può più definirlo soltanto come pianista jazz. Invasioni continue nella classica, a settembre uscirà per la Decca il Concerto in fa di Gerswhin registrato con l'Orchestra di Lipsia sotto la direzione di Riccardo Chailly; nella canzone, fresco di stampa il nuovo lavoro di Tiziana Ghiglioni su Tenco che lo ha voluto espressamente per duettare; nei fumetti con la collaborazione con Topolino, settimanale per il quale ha scritto ed interpretato come papero una storia, e con Leo Ortolani il disegnatore di Rat-man con il quale è salito sul palco improvvisando un concerto-fumetto, e nella radio con il Dottor Djembè come conduttore insieme a David Riondino e Mirko Guerrini, non lo possono contenere nella sola definizione di jazz. Anche se proprio lui inaugura la nuova collana Carisch Jazz il volume di spartiti che gli è stato dedicato, con tutti i suoi pezzi più conosciuti e da lui amati. Pluripremiato artista a tutto tondo, classe 1972, Bollani è un puzzle di musica, di simpatia, di improvvisazione che si fondono in continuazione per poi cogliere e plasmare i suoni in un continuo dialogo fra improvvisazione e canzone, pubblico e pianista. La ricerca nelle opere di Giuseppe Verdi di un significato attuale porta alla presentazione durante lo spettacolo di arie di Verdi coniugate con variazioni moderne delle sue musiche. Una notte di mezza estate che vede rimandi continui tra passato e presente, musica e ricordi, in un luogo che il Maestro ha conosciuto e amato. Un evento da non perdere per gli appassionati di musica, ma anche per chi vuole avvicinarsi a Verdi in modo non convenzionale. Il prezzo del biglietto è di 30 euro a persona.
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Per informazioni: Museo Nazionale Giuseppe Verdi
Villa Pallavicino
Verdi Multimedia Srl
Viale Ziliani 1 - 43100 Busseto (Parma)
T +39.0524.931002
F +39.0524.930556
E info@museogiuseppeverdi.it
W www.museogiuseppeverdi.it
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mercoledì 31 marzo 2010

STAFF BENDA BILILI

La voce dei senzavoce del Congo

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Durante l'Oslo world music festival 2009 (Foto di NRK P3/ Flickr/ nrkp3.no/)

«Siamo tutti degli handicappati, no?» È questa la frase che appare nella loro pagina Myspace. Dopo più di un mese in tournée per l’Europa, questo gruppo di musicisti di strada paraplegici, provenienti da Kinshasa, lascia dietro di sé folle di persone euforiche e stupefatte, dopo quasi un anno dall’uscita del loro album di debutto Très Très Fort, su concessione del produttore Belga Vincent Kenis della Congotronics fame. Sofia Verzbolovskis da sette anni prepara un documentario francese sul gruppo.

I cantanti Ricky Likabu, Theo Nsituvuidi, Kabose Kabamba, Djunana Tanga e il compositore principale Coco Ngambali, sono cresciuti con la poliomelite in uno dei paesi più svigoriti e poveri del mondo. A causa delle loro menomazioni fisiche, gli altri musicisti della capitale della Repubblica Democratica del Congo si sono rifiutati di suonare con loro. Ed è per questo che Ricky, Theo, Coco, Kabose e Djuana si sono riuniti nel 2004, spinti dalle loro esperienze comuni di discriminazione e d’invalidità fisica.

Na Lingui Yo - Staff Banda Bilili Video della canzone Na Lingui Yo / Youtube

Oggi, il gruppo crede fortemente che l’invalidità esista nella testa e non nel corpo. Con questa idea, hanno scosso il pubblico di tutto il mondo con performances da far muovere i fianchi, e hanno ottenuto il Premio “Artista del 2009” alla Womex di Berlino (Esposizione Internazionale di Musica). Il nome del gruppo, Staff Benda Bilili, una parola in dialetto Lingala che significa “al di là delle apparenze”, è solo una premessa alle potenti canzoni che esprimono una sincera frustrazione e mostrano i grandi problemi del Congo. Parliamo di pezzi come Polio – che implora i genitori a vaccinare i loro figli – e Tonkara”, in cui la delusione e le proteste vengono trasmesse sia attraverso le parole che con accordi sentimentali, profondi ed evocativi. In Moto Moindo e Marguerite, Roger Landu, il più giovane membro dei Benda Bilili con i suoi 18 anni, si contorce ipnoticamente in un assolo con la satonge, strumento che lui stesso ha creato usando una lattina di conserva di pesce vuota, una corda e il legno.

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Staff Banda Bilili Esibizione dal vivo del gruppo congolese

Il primo album ‘Très Très Fort’ “Very Very Strong” o “Very Very Loud”, Crammed Discs, 2009 Il loro sound è esplosivo: racchiude la musica soukous tipicamente congolese, suoni della rumba, passando per il reggae, l’R&B vecchio stile e i suoni Afro-Latini e funk.

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È veramente impossibile riuscire a stare fermi fra l’adrelina che si libera dai ritmi, Roger che stringe e suona il satonge con lo stile di Hendrix, la vitalità coinvolgente di Kabama e la costante connessione che hanno con il pubblico. Staff Benda Bilili è un gruppo senza alcun dubbio determinato a far divertire le persone,a farle danzare e scatenare in pista. Sperano inoltre di aumentare la fantasia delle persone e di far esplodere la loro curiosità e il loro senso critico. «Anche se esiste una barriera linguistica, vogliamo che le persone rientrino a casa e cerchino di capire meglio il significato delle nostre canzoni dopo averle ascoltate in musica», afferma Ricky.
Sono la voce dei senzavoce del Congo , un paese che ha sopportato anni di guerre civili, corruzione ed un incessante senso di instabilità. Il loro infinito amore per il ritmo, le loro profonde critiche sociali e il loro spirito indomabile hanno ipnotizzato le folle, incitato alle rivoluzioni del ballo in tutto il mondo e aperto un varco al dialogo. Il loro ruggente esordio sulla scena musicale ha definitivamente lasciato tutti con un implacabile desiderio di gridare ancora insieme al gruppo.

Foto di Sofia Verzbolovskis. Performance video di Na Lingui Yo di Florent de la Tullaye, uno del duo di registi francesi che hanno filmato il gruppo/ Youtube

Fonte

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mercoledì 24 marzo 2010

IL RITORNO DELLE CARTOON BAND

Sono gruppi composti da persone in carne e ossa. No, cartoni animati. Anzi, un poco tutte e due le cose. Ma esistono davvero? Bella domanda. Beninteso, fanno musica. Eccome.

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Ma band come gli italiani Tre allegri ragazzi morti e gli inglesi Gorillaz, uscite entrambe con un nuovo disco in questi giorni, vivono al confine tra realtà e cartoon. Pioniere del genere è il gruppo di Pordenone guidato dal chitarrista, cantante e fumettista Davide Toffolo alias El Tofo. A lui si deve la serie a fumetti sugli zombi adolescenti «Cinque allegri ragazzi morti», uscito per la prima volta nel 1994 e ristampato di recente da Coconino Press, di cui la band è una sorta di estensione nel mondo reale.

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Basta dare un’occhiata ai video in cui il terzetto (oltre a Toffolo ci sono il bassista Enrico Molteni e il batterista Luca Masseroni) appaiono in forma di cartoni animati. Pezzi come «Voglio», «Occhi bassi» e «Ogni adolescenza». Per non parlare delle maschere da “ragazzi morti” che non tolgono (quasi) mai, nelle clip di brani come «Il mondo prima», «Signorina prima volta» e «Francesca ha gli anni che ha» ma soprattutto nei live. E questo solo per citare qualche singolo preso dai dischi vecchi.

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Rischiando così di non rendere l’idea di quello che è adesso la loro musica. Perché il nuovo album, sesto di una carriera iniziata 16 anni fa o giù di lì, raccoglie la lezione dub dei Clash di «Sandinista!», discostandosi dalle consuete sonorità punk’n’roll per abbracciare ritmi in levare e atmosfere di gusto caraibico. Per farsi un’idea, si può prendere il primo singolo nonché titletrack «Primitivi del futuro» (Les primitifs du futur è il gruppo jazz del fumettista statunitense Robert Crumb). Un semplice brano dalle sfumature reggae che non brilla certo per originalità, pur essendo scritto con intelligenza e una discreta dose di freschezza.

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Le altre dieci tracce mantengono la rotta senza colpo ferire e senza sorprese. Su tutte, degne di nota sono «La ballata delle ossa», «Codalunga» e «La cattedrale di Palermo».

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Interamente virtuali sono invece i Gorillaz. Creati nel 1998 dal musicista Damon Albarn, frontman dei Blur, e dal fumettista Jamie Hewlett, famoso per la serie «Tank girl», la band è formata dai zombieggianti Murdoc Niccals, Russel Hobbs, Noodle e 2D. Nomi dietro cui si nasconde… nessuno! Perché in realtà non esistono.

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Sono semplici personaggi a cartoni animati creati dalla matita di Hewlett. E pazienza se hanno una biografia su Wikipedia, sono immersi in una continuity temporale come quella dei fumetti, rilasciano interviste – soprattutto quel megalomane di Murdoc – e impazzano in video come «Clint Eastwood» e «19-2000» (dall’esordio «Gorillaz» del 2001) o «Feel good Inc.» e «DARE» (dal secondo «Demon Days» del 2005). Bisogna rassegnarsi: non esistono. Anche se hanno venduto oltre 12 milioni di dischi.

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La musica è frutto del lavoro di Albarn, di volta in volta circondato di una schiera di colleghi. Nel nuovo «Plastic beach» le personalità coinvolte spaziano da Lou Reed (in «Some kind of nature») a redivivi Clash come Paul Simonon (già con l’ex Blur nei The Good, the Bad & the Queen) e Mick Jones nella titletrack. Passando per Snoop Dogg («Welcome to the world of the plastic beach») e De La Soul («Superfast jellyfish»).

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Il risultato è un miscuglio di hip hop, r’n’b, dub e – perché no? – sonorità da film western. Con uscite sinfoniche (eseguite dall’Orchestra nazionale del Libano) e qualche americanata di troppo. Un disco zeppo di suoni e ammennicoli vari, dove la musica a volte rischia di perdersi. Nel video del primo singolo, «Stylo», c’è pure Bruce Willis.

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Tre allegri ragazzi morti, «Primitivi del futuro», La Tempesta Dischi

Gorillaz, «Plastic beach», Parlophone/Emi

Info: http://www.treallegriragazzimorti.it/ - http://gorillaz.com/

Fonte

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