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domenica 2 ottobre 2016

GONZALO BORONDO | ART



Gonzalo Borondo was born in Spain 1989. He grew up in Segovia where his mother let him paint the hallway of his house and his father spent his life restoring Christs and Holy Maries. In 2003 he moves to Madrid where he strengthens his relationship with Graffiti. Some years after he starts visiting the studio of his “master” Jose Garcia Herranz. There he discovers the pleasure of experiment with different techniques and studies the old masters of painting. Borondo studies in Madrid and Rome Academies of Fine Art but never finishes. With just 18 years old he participates at his first art festival in Istambul and since then he’s done personal exhibitions in cities such as Rome, Madrid, Paris and London while working throughout Europe, in the public spaces, his favourite gallery.



Un artista poliedrico, che spazia tra vari supporti e tecniche artistiche. Opere sempre diverse, permeate da una grande espressività, ma anche da inquietudine. Perché la vita è fatta di incomunicabilità. E, quindi, di malinconia. Gonzalo Borondo, è un talento inarrestabile. Spagnolo di Segovia, classe 1989, ha frequentato l’istituto artistico e la Complutence di Madrid, scegliendo poi Roma come meta Erasmus. A soli 18 anni partecipa al suo primo Festival di Street Art ad Istanbul, ottenendo un grande successo e consacrandosi artista di fama mondiale. dailystorm

 ‘Les Trois Ages’, Paris, France, 2014 - © JérômeThomas/ADAGP

 ‘Ophelia’ in collaboration with Carmen Maìn, London 2014 - © Benedetta PamPhotos

 ‘Project Paisaje Tetuàn’, Madrid, Spain, 2013 - © Fernando Escribano

 ‘SHAME’, Athens, Greece, 2013 © courtesy of Borondo












 Gaeta-Italy

 credit: Fabiano Caputo

 Hay Stacks, Cotignola, Italy, 2013 - © Marco Miccoli

 Mirage una gigantesca installazione di 10 conteiner, che hanno creato la superficie ideale dove il genio spagnolo ha fatto emergere un sala regale con trono

 'Piedad. M.A.A.M' - Roma 2013


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domenica 11 gennaio 2015

DALEAST | ART

These huge paintings are the work of a secretive graffiti artist who travels the world tagging walls, often painting his quirky pieces in a hurry to avoid arrest.
Chinese-born DALeast lives in South Africa but spends six months of the year travelling and has tagged walls on nearly every continent.
His unusual paintings, which are sometimes hundreds of feet across, can look 3D and as if they are created out of thousands of tiny metal shards, but in fact they have been spray-painted onto a flat surface.
























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domenica 10 marzo 2013

L'EROS IN ARTE PER LE VIE DI NEW YORK

Un nudo femminile, disegnato con pochi tratti. Al centro c'è la macchia vibrante dei genitali, ma anche qualcosa di solido che emerge, una forma tagliata nell'aria, data dall'intersezione della linea della coscia e quella del ginocchio.

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Il titolo è ignoto. Come l'autore. L'arte di strada è (quasi) sempre erotica. Per non dire eroica. Piena di energia, rende visibili parole e segni tra le scritte al neon delle metropoli, tra un "fucking" e un "rent" compendia al meglio la nostra epoca, suggerendo i cliché dello stare al mondo. La sua cruda sobrietà l'ha resa celebre. Immagini che sono allo stesso tempo semplici e complicate, incentrate sul significato nascosto dei lemmi e – soprattutto - giocose.

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Date a questi artisti un muro e lo faranno parlare. Date loro la struttura delle cose e vi troveranno voci sorprendenti, al pieno della loro forza originaria. Date loro un seno prosperoso – o un fallo marmoreo - e costoro lo rivolteranno in ogni modo, mettendolo dove meno ve le aspettereste.

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Questi artisti casuali sono così e ogni giorno abbelliscono d'imbratti osè la città-vetrina del mondo: New York City. Artisti che si appellano come Judith Supine, El Celso, Anthony Lister, Self Indulgence, RTTP, Just Breathe, Vinz, Unknown, Unknown, e ancora Unknown. Sconosciuti apostoli della pittura contemporanea, con un sempre vivo brillante intuito per la scultura e per la performance, vero simulacro della cultura urbana. E coloro che abitano queste città? La storia li consacrerà come collezionisti geniali. A costo zero e chilometro zero. Ogni giorno s'inaugurano gallerie abusive e gente come Jeff Koons o il più british Damien Hirst vengono qui a spiare. Alcuni artisti di strada nati negli anni novanta vengono ora studiati con attenzione da un sempre più crescente nugolo di critici alternativi e ricchi di famiglia. Emerge una nuova generazione forte e originale.

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In strada ci attende un remix di figurazione umana come paesaggio, architettura e fantascienza. Sotto un ponte, intanto, si riafferma il potere formale del nudo femminile sovvertendo la solita immagine feticistica descritta dallo sguardo maschile allupato. È una generazione di artisti che cerca di liberarsi da decenni di dominio concettuale sperimentando l'esatto contrario: il ludico e la fisicità. Non dovendo preoccuparsi del valore economico di quello che stanno producendo, e generando nel caos più puro, essi possono spingere al massimo sull'acceleratore. Nessun capolavoro, ma stencil d'energetica e spiritosa vita. Anche i fruitori minorenni, però, si trovano coinvolti in questa galleria scollacciata diffusa e perpetua. La cosa scandalizza. Ma si pensi che nell'antichità era ordinario. Si rammentino le pitture murali oscene di Pompei: tutti potevano vederle.

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Una ricognizione ragionata sull'arte erotica di strada a NY, però, non può prescindere da Jaime Rojo, studioso conservatore (non in senso politico), critico, curatore e fotografo che così parlò: «L'arte di strada oggi rientra in quella regione degli inferi dell'arte, dove sono protette certe libertà di espressione e la rappresentazione del corpo umano esprime il nostro diritto alla libertà di parola».

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Mentre continuiamo a eseguire la scansione delle strade alla ricerca di indizi su noi stessi ci rendiamo conto che questo party odierno fatto da una ruota libera in continua espansione visiva sta per morire. Passa pochissimo prima che qualcuno distrugga o danneggi – o rielabori – le opere. Le quali, nel volgere di una notte sono già consegnate alla storia e alle immagini che saranno state immortalate. Oppure no.

Fonte
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