Visualizzazione post con etichetta ambiente. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ambiente. Mostra tutti i post

domenica 9 dicembre 2012

SITOCO EX-CONCIMIFICIO CHIMICO | LUCIA CARTONI

“L’idea di questo reportage nasce nel Natale 2002, in uno dei tanti viaggi alla cittadina d’origine, quando mio padre mi dice che il deposito dei bus della società Rama è stato trasferito nell’area d’entrata della Sitoco, un flash-back mi riporta al 1998, quando tutti i lunedì mattina prendevo il treno per andare a Pisa all’Università, l’interregionale passava spesso sul primo binario che costeggia la fabbrica lasciando intravedere le sue “meraviglie” abbandonate… Già allora colta della malattia “fotografia” in molte occasioni dicevo: “ Qua dentro c’e’ da fare delle bellissime foto”. Poi il corso della vita ti porta per altre strade, in altri posti e spesso si dimenticano tante cose che ci si era prefissi di fare…. “

0102 (1)0321

“ Finché arriva un giorno ed ecco che i ricordi tornano alla mente. La prima escursione di perlustramento, per trovare un possibile varco d’ entrata avviene il 6 Gennaio '03, con esito in parte negativo, riesco a intrufolarmi in un settore, ma il cielo è coperto e posso solo scattare le prime immagini di esterni: emozionante. Segue in Gennaio un’altra perlustrazione dalla parte opposta, nessun ingresso, solo altre foto di esterni, usando i teleobbiettivi, più osservo e più aumenta la curiosità di entrare. Lascio passare un’ po’ di tempo e verso i primi di marzo in uno splendido pomeriggio assolato ritorno nel primo settore e ... Finalmente sono dentro: meraviglioso… I primi scatti agli interni… Gli enormi fabbricati sono vuoti…. Solo qualche sporadico macchinario è rimasto in memoria del passato e tanta melma fangosa… Nella solitudine sembra di sentire il rumore delle macchine ed il parlare degli operai… Clic,,Clic gli scatti si susseguono… Il respiro si fa lento, silenzioso, per un religioso rispetto verso il Gigante che dorme… La zona è completamente sigillata, non si può accedere agli altri settori, l’unico modo è chiedere il permesso al guardiano… “

16171822

“Così dopo pochi giorni sono all’interno della fabbrica, qui c’e’ di tutto… E di più… Ho solo questa occasione e la devo sfruttare al meglio, scattare il più possibile e correttamente! Le emozioni sono un susseguirsi, ogni angolo riserva una sorpresa, esco dopo un oretta, soddisfatta, le foto sono buone! L’unico rammarico… Non aver potuto girare completamente il complesso industriale ma solo alcune zone… E mi chiedo: “Chissà che ci sarà laggiù, nascosto tra 4 mura fatiscenti che non ho potuto riprendere, raccontare e tramandare… Quando iniziata la bonifica qui vi sorgerà un bel centro residenziale o altro di simile??” Dopo questa escursione nelle “viscere” della fabbrica, ho nei gironi seguenti fatto delle fotografie paesaggistiche con riprese da diverse zone limitrofe alla laguna e concluso il mio reportage “storico”, e non di denuncia ambientale come molti hanno interpretato, perché il mio voleva essere la documentazione “storica” dello stato attuale del rudere della Sitoco, che in futuro più o meno lontano non esisterà più.”

19 20  23
04

STORIA DELLA FABBRICA
”La fabbrica sorge in riva alla Laguna di Orbetello a ridosso della stazione ferroviaria, venne costruita nel 1908. La produzione del concime era legata all'estrazione della pirite nelle miniere di "terra rossa" all'Argentario. Con la chiusura delle stesse dopo il secondo conflitto mondiale iniziò la crisi economica dovuta ai grandi costi per l’importazione delle materie prime che servivano alla produzione di acido solforico. Divenne una fabbrica collegata alla Federconsorzi negli anni settanta, e venne trascinata nel fallimento con la definitiva chiusura nel 1991. Sono passati 12 anni, e i segni del tempo hanno lasciato il loro magico tocco nelle infrastrutture ormai vuote, a ricordo della produzione di concime chimico rimangono pochi elementi sparsi nei vasti capannoni. Senza dilungarmi troppo lascio che siano le immagini a raccontare....e spero attraverso esse di farvi provare le stesse emozioni e sensazioni che ho provato nello scattarle. “

  05 06 07 08 09 10 11 12 13 14 15 24
All images  © LUCIA CARTONI

LUCIA CARTONI nasce a Orbetello l'11/01/1978,si diploma all'istituto tecnico commerciale di Albinia. Vive e lavora a Grosseto da molti anni. Inizia a fotografare da ragazza come autodidatta, con una macchina analogica completamente manuale perfezionando nel corso degli anni la tecnica. Il passaggio alla tecnologia digitale le permette di dare vita alla creatività potendo finalmente correggere e gestire personalmente i propri scatti. Le piace praticare i vari settori fotografici, in particolar modo il ritratto, il nudo artistico, il reportage, il paesaggio e l'elaborazione digitale. Alcune sue opere sono state pubblicate sulle riviste specializzate: "Fotocomputer", "Digital Camera" e "Il Fotografo". Attraverso alcuni circoli e associazioni fotografiche, per le quali era iscritta, ha partecipato a diverse mostre personali e collettive nonchè, all'organizzazione di alcuni importanti eventi culturali. Tutte queste esperienze hanno ulteriormente accresciuto il suo profilo culturale, stimolandola a cercare nuovi spunti creativi e nuove tecniche per esprimere i propri concetti artistici.
 
CURRICULUM ARTISTICO
*2001 - si iscrive alla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche).
*2002 - si iscrive alla FIAP (Fédération Internazionale de l'Art Photographique).
*2002 - si iscrive all' U.I.F. (Unione Italiana Fotoamatori)
*2002 - si associa al "photodigitalgrosseto" dove ricopre la carica di vicepresidente fino al 2006
*2003 - un suo reportage fotografico "Sitoco Ex-concimificio chimico" entra a far parte del CIRMOF
(Circuito mostre FIAF)
*2004 - espone al Toscana Fotofestival di Massa Marittima con il reportage "Sitoco Ex-concimificio chimico"
*2004 - partecipa alla giuria del concorso fotografico "36° Truciolo D'Oro di Cascina"
*2005 - E' stata Delegata Provinciale UIF di Grosseto dal 1 Febbraio 2005 al 22 Marzo 2006.
*2005 - consegue dall'UIF l'onorificenza "Benemerito della Fotografia Artistica" 
*2005 - espone con l'opera "Pinocchio"alla collettiva del 13° Mundial fotofestival in Croazia
*2005 - è invitata a Schio (VI) per una serata d'autore
*2005 - espone "all'angolo di borgo" nella galleria dell'Ottica Allegrini situata in Borgo Stretto a Pisa
*2006 - è invitata a Lucca dal fotoclub lucchese per una serata d'autore
*2006 - è invitata a Chiavari (GE) dal CF TIFF Tigulliofotoforum per una serata d'autore
*2006- è invitata ad esporre ed a una serata d'autore dal fotoclub DLF di Livorno
*2007 - consegue l'onorificenza AFIAP (Artista della Federazione Internazionale dell'arte photografica)
*2007- entra a far parte della commissione artistica dell'UIF in qualità di componente
*2007- espone a Kyoto alla 14° International joint Exchange photographie exhibition
*2008 - consegue l’onorificenza AFI (Artista Fotografo Italiano) 
*2008 - entra a far parte dell’Associazione Culturale “Eventi” di Grosseto
Partecipa ai concorsi nazionali e internazionali ottenendo ad oggi:
- premi 12 e oltre 139 ammissioni nei concorsi fotografici internazionali patrocinati dalla FIAP.
- premi 24 e oltre 157 ammissioni nei concorsi fotografici nazionali patrocinati dalla FIAF.
Molte le sue opere pubblicate nei relativi cataloghi delle manifestazioni fotografiche
>>>

mercoledì 21 dicembre 2011

MOBILI RICICLATI DA VECCHI PEZZI DI LEGNO

clip_image001

Intravedere una nuova vita negli scarti del legno, fondendo perfezione ed imperfezioni in mobili armoniosi e giovani, ma già pieni del fascino del passato e di una loro storia da raccontare. Loro sono Tõnis Kalve e Ahti Grünberg, due designers estoni che recuperano vecchi pezzi di legno dagli scarti industriali e dalle cataste di legna o da stalle abbandonate e decrepite.

clip_image002 clip_image003

Non a caso la loro collezione si chiama Derelict, un nome che cozza con quanto si vede poi realizzato: mobili unici e compatti da tanti pezzi in frantumi. È il concetto stesso di derelitto e scarto che oggi va in mille pezzi, sostituito dalla voglia di ricreare, ridisegnare e ripensare il già esistente senza sprecare ulteriori risorse.Fonte

clip_image004clip_image005clip_image006clip_image007 clip_image008 clip_image009
>>>

lunedì 26 settembre 2011

IL PICCOLO PARADISO DI MAURITIUS

Sole, spiagge, rum e tè, memorie coloniali e grandi parchi. L'isola dell'Oceano Indiano è un piccolo paradiso. Anche per la joie de vivre che caratterizza gli abitanti. E per la svolta ecosostenibile del turismo



clip_image001[8]

Un visitatore di Dina Robin, come chiamarono l´isola gli arabi, o di Prins Maurits, come la battezzarono gli olandesi nel Seicento, o dell´Isle de France come la denominarono i francesi quando era una loro colonia, scrisse che «Dio fece per prima cosa Mauritius, poi creò il paradiso». Quel visitatore era Mark Twain, che fu per alcuni giorni sull´isola dell´Oceano Indiano durante un viaggio che lo portò attraverso i possedimenti britannici per tenere conferenze, tra il 1894 e il 1896. I diari dello scrittore americano vennero pubblicati in Following the Equator che conteneva anche critiche all´imperialismo. Altro ospite eccellente di Mauritius fu Charles Darwin che raggiunse l´isola nell´aprile del 1836, durante la sua spedizione scientifica attraverso il mondo a bordo del Beagle. Lo scrittore-naturalista parlò di «scenari splendidi dal verde brillante».
Oggi, come all´epoca di Darwin, l´isola, grazie al clima e alla collocazione tra il Tropico del Cancro e l´Equatore, è verdissima e tutta coltivata. Gli olandesi, all´inizio del Seicento introdussero la canna da zucchero e la schiavitù; i francesi, che non abolirono la schiavitù nonostante fosse stata bandita nella madrepatria nel 1794, diffusero la produzione di canna da zucchero su vasta scala e realizzarono una ferrovia per trasportarla. Costruirono anche distillerie di rum: liquore nazionale come nei Caraibi che hanno in comune con Mauritius la storia coloniale, la cultura creola e la musica seggae, un misto tra il reggae e il locale séga. Gli inglesi furono la potenza coloniale che più a lungo occupò l´isola: la governarono tra il 1810 e il 1968 (anno dell´indipendenza) senza cambiare il nome che le avevano dato gli olandesi (Mauritius) e la lingua nazionale (il francese); di british introdussero la coltivazione del tè, l´ordinamento giuridico e la guida a sinistra. Per il té, principalmente quello nero, è stata creata La Route du Thé, un percorso nel sud dell´isola che tocca le piantagioni tra Saint Aubin e Bois Cheri, con aziende produttrici, case coloniche e punti di degustazione.
Se da sempre l´agricoltura (secondo alcuni lo zucchero di Mauritius è il migliore del mondo) e l´industria tessile sono le principali attività produttive, da vent´anni il turismo è uno dei pilastri dell´economia. Qui è sempre estate, e in ogni stagione arrivano sull´isola di soli duemila chilometri quadrati visitatori da tutto il mondo: nel 2010 sono stati quasi un milione. Fiori all´occhiello sono il mare protetto dalla barriera corallina e ideale per le immersioni, i parchi nazionali e la joie de vivre comune a tutta la popolazione che ha origini indiane, africane, cinesi, europee. Darwin, parlando delle etnie presenti a Mauritius, scrisse: «Le varie razze che camminano per le strade sono lo spettacolo più interessante della capitale Port Louis».

clip_image002
E dalla capitale, che nacque come stazione commerciale olandese sulla costa ovest nel XVII secolo, può partire il nostro viaggio, anche se l´aeroporto internazionale è a sud, appena fuori la piccola città di Plaisance. L´unico elemento in comune che Port Louis ha con altre capitali è il traffico caotico, per il resto, è una città tranquilla, con edifici coloniali ben tenuti e molte attrattive culturali. Da visitare, i mercati: colorati, chiassosi, pieni di odori intensi, dove il turista è rispettato se sa contrattare sul prezzo.

clip_image001
Il più grande è il Mercato Centrale, tra il Waterfront e Farquhar street, ospitato in una struttura dell´Ottocento: da poco restaurato, è adibito ai prodotti alimentari al piano terra e all´artigianato al primo piano. Il Caudan Waterfront che costeggia il mare da Place du Quai a Le Caudan è invece l´area con i locali e i negozi eleganti: ci si può passeggiare, guardare il mare, mangiare e fare acquisti.

Foto di Aapravasi Ghat, Port Louis
Questa foto di Aapravasi Ghat

Sito Unesco è Aapravasi Ghat, la Ellis Island mauriziana, un luogo che fu di sofferenza.

Foto di Aapravasi Ghat, Port Louis
Questa foto di Aapravasi Ghat

È un castelletto in pietra che tra il 1849 e il 1923 servì come centro di smistamento per gli immigrati, soprattutto indiani, che venivano a raccogliere la canna da zucchero dopo l´abolizione della schiavitù.

image
Uno dei musei da vedere è il Blue Penny Museum che raccoglie una straordinaria collezione di coloratissimi francobolli mauriziani e testimonianze del passato coloniale.

image


Il pezzo più ammirato è una statua al piano terra, realizzata da Prosper d´Epinay nel 1884: rappresenta due giovani abracciati, Paul e Virginie, protagonisti del romanzo omonimo scritto dal francese Jacques-Henri-Bernardin de Saint-Pierre alla fine del Settecento. Paul e Virginie sono i due eroi nazionali, i Romeo e Giulietta dell´isola. Ispirato ad un fatto accaduto, il romanzo, «venduto qui più della Bibbia», come scrisse Mark Twain, racconta la storia d´amore dei due giovani mauriziani che si conclude con la morte di Virginie di ritorno da un viaggio in Francia voluto dai genitori per allontanarla dall´amato; la nave sulla quale era imbarcata, naufragò davanti agli occhi di Paul.

clip_image004


Musei, case coloniche, natura, cucina, tradizioni e musica locale non sono però amati e richiesti dai turisti quanto il mare, che qui come scrisse Bernardine de Saint-Pierre è di «un magnifico splendore». Lungo quasi tutta la costa, grazie alla protezione della barriera corallina, il mare è sempre calmo, con le spiagge bianche di corallo. La città balneare più mondana, la Saint-Tropez di Mauritius, è Grand Baie, sulla punta nord: dai moli di legno ci si imbarca per le isole-riserve naturali di Ile Plate, Coin de Mire, e Ile aux Serpents.

clip_image006 cascate di Tamarin

La piccola isola-nazione si trova ora davanti ad un bivio: la domanda turistica aumenta di anno in anno per le bellezze naturali, l´estate perenne e i prezzi convenienti. Costruire nuovi alberghi e resort? Incrementare l´offerta turistica significherebbe però distruggere le coste già molto edificate: si sta scegliendo di puntare sul turismo sostenibile e la salvaguardia della natura. clip_image007
Fonte

clip_image008 cratere di un vulcano spento, chiamato Trou aux-Cerfs.

clip_image001[6]
clip_image002[6]
Mauritius, Le Saline

clip_image003
Shiva

clip_image004[6]
Ganesh a Grand Bassin

clip_image005
offerte

clip_image006[4]
tempio indu

clip_image007
tra le canne da zucchero

clip_image008[5]
Ile aux Cerfs

clip_image010
African tree

clip_image011
Cuore di ninfea!

clip_image012
Ninfea sbocciata

clip_image013
Maison Eureka, Mauritius

clip_image014
Hindu temple at Port Louis

clip_image009
Gris Gris

Photo credit
>>>

ShareThis

post<li>
Related Posts with Thumbnails