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lunedì 15 ottobre 2012

ARDENGO SOFFICI. L'EUROPA IN TOSCANA

Ardengo Soffici, Picasso, Apollinaire, Degas, Toulouse-Lautrec, Sisley, Dufy, Léger, Lipchitz, Max Jacob, Henry Rousseau Il Doganiere, Soutine, Alexandra Exter, Archipenko, Larionov, Gončarova, Medardo Rosso, Modigliani, Balla, Boccioni, Carrà, de Chirico, Savinio, Primo Conti e altri

MUSEO ARDENGO SOFFICI E DEL ’900 ITALIANO 
Poggio a Caiano (Prato) dal 14 ott. al 27 genn.2013

Dopo l’esposizione “Soffici 1907 - 2007. Cento anni dal ritorno in Italia” e l’apertura al pubblico del “Museo Ardengo Soffici e del ’900 italiano” nel 2009,l’Assessorato alla Cultura del Comune di Poggio a Caianopropone una nuova mostra dal titolo: “Ardengo Soffici. L’Europa in Toscana”. Curata da Luigi Cavallo, insigne studioso dell’artista e del Novecento oltre che curatore del Museo, la mostra che concentra lo sguardo sul periodo 1900 – 1918 ma anche oltre, illustra con opere e documenti originali i contributi che dall’Europa giunsero nel nostro Paese con la mediazione di Soffici, dando vita a un importante capitolo della nostra cultura. 
Esposte 111 opere tra dipinti, disegni e sculture – provenienti da collezioni pubbliche e private – ed eccezionali documenti originali come prime edizioni di libri e riviste.  In mostra opere di Soffici, e di maestri come Picasso, Apollinaire, Degas, Toulouse-Lautrec, Sisley, Dufy, Léger, Lipchitz, Max Jacob,Henry Rousseau Il Doganiere, Soutine, Alexandra Exter, Archipenko, Larionov, Gončarova, e fra gli italiani Medardo Rosso, Modigliani, Balla, Boccioni,Carrà, de Chirico, Savinio, Primo Conti, Giovanni Costetti, Achille Lega, Magnelli, Marinetti, Rosai,Severini, Viani
L’esposizione odierna  – che si terrà negli spazi espositivi delle Scuderie Medicee di Poggio a Caiano dove ha sede anche il Museo Ardengo Soffici – è un’altra tappa significativa del programma di ricerche e studi che da anni il Comune toscano, dove Soffici visse ed è sepolto, conduce sulla figura e l’opera sofficiana oltre che sull’arte italiana del ’900.
Ardengo Soffici (1879-1964), pittore e letterato, strinse innumerevoli contatti con i protagonisti del suo tempo e con i più audaci movimenti letterari e artistici d’inizio Novecento, tanto che attraverso la sua opera completa si finisce per conoscere un intero spaccato dell’arte europea del XX secolo. 
Nel suo primo soggiorno a Parigi, dove visse sette anni dal 1900 al 1907, ebbe modo di entrare nel dibattito artistico più avanzato: conobbe Picasso, Max Jacob, Jean Moréas, Apollinaire, Juan Gris, Braque; la sua pittura risentì della conoscenza delle opere dei pittori impressionisti, e di Maurice Denis, Odilon Redon, Degas, Toulouse-Lautrec, e specialmente di Cézanne. Rientrato in Italia nel 1907 con tale bagaglio culturale, Soffici diventa interprete di un’operazione di svecchiamento della cultura provinciale e accademica dell’Italia umbertina. Attraverso l’avventura de La Voce, intrapresa con Papini e Prezzolini nel 1908, pubblica articoli sulla rivalutazione di Medardo Rosso – artista famoso in Francia, quasi dimenticato dalla cultura italiana di allora – sugli impressionisti e su Rimbaud, che avranno conseguenze importanti per il dibattito culturale del tempo, portando così una ventata d’Oltralpe in una nazione attardata, sui resti del positivismo ottocentesco. 
Per primo in Italia riconosce l’importanza di Cézanne – il suo scritto del 1908 su Vita d’arte precede la fortuna critica del pittore di Aix-en-Provence nella nostra penisola – e nel 1910 organizza a Firenze la prima mostra italiana dell’Impressionismo francese, che gli frutta un secondo soggiorno a Parigi per reclutare le opere. La conoscenza di Rousseau il Doganiere apre uno dei migliori capitoli della sua divulgazione artistica e della sua pittura. Soffici difende i pittori cubisti, Picasso e Braque, quando a Firenze nessuno li apprezzava e mantiene attive le frequentazioni artistiche a Parigi, tornandovi, per alcuni mesi, nel 1911 e nel 1912; a casa di Apollinaire, frequenta André Salmon, Derain, Dufy, Vlaminck, Léger. 
Tra i contatti europei, Soffici si apre al mondo delle avanguardie russe attraverso il suo rapporto sentimentale con Hélène d’Œttingen e l’amicizia con il cugino Serge Jastrebzof Ferat, ma anche scrivendo sulla pittrice Anna Gerebzova e intessendo una relazione con la pittrice Alexandra Exter, grazie alla quale conosce Natalja Gončarova e Michajl Larionov. Soffici entra in rapporti anche con la Germania, attraverso la rivista Der Sturm, ed espone a Berlino le proprie opere, nel 1913, con Robert Delaunay e Julie Baum. Nello stesso anno espone a Praga con il Gruppo degli Artisti Plastici, tra cui Derain, Picasso e Braque, e a Rotterdam assieme ai futuristi. Nel 1914, di nuovo a Parigi, è in contatto con Apollinaire e l’ambiente de Les Soirées de Paris, dove conosce Cendrars e i fratelli de Chirico. Espone anche a Londra, alla The Doré Galleries, con il gruppo futurista. 
Tra le opere in mostra, tre carte di Picasso tra cui :Bicchiere a calice, un disegno del 1913 (pubblicato, lo stesso anno, da Soffici sulla rivista Lacerba) che nella sua essenzialità lineare, contrapposta alla complessità degli spazi, è stato uno dei punti di riferimento per l’avvicinamento del cubismo in Italia e una chiave stilistica e plastica per artisti come Severini e Carrà. Composizione del 1909, disegno donato probabilmente a Soffici durante il periodo in cui fu a Parigi per la preparazione della mostra sugli Impressionisti, organizzata a Firenze dalla rivista La Voce nel 1910. Di Amedeo Modigliani in mostra tre disegni: Ritratto di Moïse Kisling (1916), Nudo femminile seduto (1916-1917) e
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il bellissimo Nudo di donna seduta, sempre degli stessi anni. 
Indimenticabile il racconto dell’incontro tra Soffici e Modigliani a Parigi, nel giugno 1914, che ci restituisce uno dei ritratti più commoventi e veri del grande e sfortunato artista: “Al caffè della Rotonde di Parigi, vedo uno che, uscito di tra la folla dei clienti, si precipita al mio tavolino, e con ardente trasporto mi afferra le mani e mi chiama per nome. Riconobbi allora Modigliani: ma, ahimé, quanto mutato da quel che era! Vestito con estremo disordine, la camicia sbottonata e il collo nudo, in zucca, i capelli arruffati e gli occhi stravolti e febbrili, pareva un ossesso. La sua faccia, già così bella e chiara, s’era fatta dura, travagliata, violenta”. Di Pierre-Auguste Renoir due dipinti di paesaggio:  Les Arbres, automne (1910) e Bord de mer . Soffici scrive di Renoir su La Voce, il 15 febbraio 1912: “è per me il più grande, il più completo pittore dei nostri tempi [...]. Basta vedere i suoi paesaggi, per sentire come irresistibilmente le due immagini della giovinezza e della primavera presiedono alla sua creazione. È in questi uno sgorgo di linfe, una fluttuazione di verdure pregne d’aria, una biondezza ventilata mattutina, dove la zolla si gonfia, si sfalda, e i fiori improvvisi sbocciano e s’aprono con splendore”.

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Di Fernand Léger in mostra Composition à la feuille del 1931; del grande scultore lituano Jacques Lipchitz Arlequin et mandoline,1920, un gesso verniciato, parte dell’importante donazione che The Jacques and Yulla Lipchitz Foundation hanno fatto recentemente alla Galleria Civica di Prato. Di Marinett i in mostra una straordinaria composizione del 1916, Parole in libertà, che il fondatore del futurismo pubblicò nella prima pagina della rivista L’Italia Futurista con il titolo: “Gloria all’italiano Guido Guidi che su apparecchio italiano ha battuto il record mondiale d’altezza (7950 m.)”. Di Balla esposte alcune opere, tra cui

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un notevole dipinto del 1915-1916 Leggerezza di rose.
Testimonianza dell’intenso rapporto tra Soffici e de Chirico due dipinti di quest’ultimo: Figura di donna in riva al mare (1925) e Lotta di cavalieri e fanti (1928) appartenuto a Soffici. 
Tra le opere di Soffici in mostra, oltre a preziose carte, traccia della sua evoluzione artistica maturata a Parigi nell’ambito delle riviste e della frequentazione di musei e gallerie d’arte, dipinti come Trasporto funebre (1910), dalle spiccate suggestioni impressioniste; Margherite e La route, del 1911, immagini al confine tra un naturalismo rarefatto e i primi accenni a una ricomposizione dello spazio che va perdendo profondità;

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le famose Bagnanti del 1911, soggetto classico reso da Soffici con una pittura corposa, di derivazione toscana, ripreso dalle rivoluzionarie composizioni di Cézanne, tema che troverà in Picasso a Matisse ulteriori, essenziali definizioni. Del periodo di più schietta vicinanza al futurismo, 1913, Scomposizione di piani di zuccheriera e bottiglia, giocato sui toni bassi del grigi- verde, quasi memore del contemporaneo cubismo picassiano, e, a contrasto, le sgargianti composizioni murali , con nudi a grandezza naturale, realizzate per il salotto di casa Papini a Bulciano, riportate su pannelli. Del 1915 Apollo, tempera e collage: una figuretta di donna, un ritaglio di pittura, collocata in uno sfondo di parole. 
In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo, edito da Edifir, con saggi di Luigi Cavallo, Mario Richter, Matteo Bianchi, Giulia Ballerini, Marco Moretti, Elena Pontiggia, Oretta Nicolini, Luigi Corsetti.
Fonte
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mercoledì 19 ottobre 2011

GLI ANNI FOLLI. LA PARIGI DI MODIGLIANI, PICASSO E DALÌ 1918/1933

IN MOSTRA A PALAZZO DEI DIAMANTI (Ferrara)
fino all’ 8/01/2012

«La modernità - questo gran mistero - abita ovunque a Parigi: la si ritrova ad ogni angolo di strada, accoppiata a ciò che era un tempo, pregna di ciò che sarà. Come Atene ai tempi di Pericle, oggi Parigi è la città dell’arte e dell’intelletto per eccellenza». Sono parole di De Chirico, del 1925, che evocano lo splendore della capitale francese in quel periodo irripetibile ricordato come "gli anni folli".
All'indomani della Grande Guerra e fino primi anni Trenta, Parigi è in pieno fermento: la sua atmosfera cosmopolita, mondana e liberale, l'esplosione del jazz, i teatri, i caffè e le gallerie attraggono da ogni angolo d'Europa e d'America le più grandi personalità dell'arte, della cultura, della musica e dello spettacolo, in un clima di rinascita che fa della città il laboratorio internazionale della creatività. Maestri della modernità, come Monet, Matisse, Mondrian, Picasso, Braque, Modigliani, Chagall, Duchamp, De Chirico, Miró, Magritte e Dalí, sono i protagonisti di una grande mostra di Ferrara Arte che, attraverso una significativa selezione di opere provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private di ogni parte del mondo, racconta per la prima volta in Italia quel periodo aureo della ville lumière.
Nel dopoguerra sono ancora all'opera e fanno scuola due maestri impressionisti come Renoir e Monet: il primo guardando all'antico dipinge monumentali bagnanti, ammirate tra gli altri da Picasso, mentre il secondo si spinge alle soglie dell’astrazione nelle tele iridescenti ispirate al giardino di Giverny. Al contempo, sotto la sigla della "Scuola di Parigi", si afferma una nuova generazione di artisti stranieri, giovani talenti dallo spirito libero e irrequieto come Modigliani, Chagall, Van Dongen, Foujita o Soutine, nei cui nudi e ritratti rivive l’atmosfera bohémien e internazionale del quartiere di Montparnasse. Accanto a loro, i protagonisti della rivoluzione cubista sono ormai delle celebrità: Picasso, Braque, Legér e Gris firmano raffinati capolavori che evocano, nella vivace impaginazione di calici, bottiglie, quotidiani e strumenti musicali, il clima brillante e mondano dei caffè e dei salotti parigini.
Il teatro, il music hall e il circo – luoghi emblematici di quella "festa mobile" evocata da Hemingway nelle memorie di quegli anni – ispirano geniali interpretazioni in artisti e fotografi sedotti da quegli sfavillanti universi animati. Inoltre, personalità come Matisse, Larionov, Léger o De Chirico collaborano con maestri di altri ambiti creativi alle produzioni d'avanguardia dei Balletti russi e dei Balletti svedesi, dando vita a spettacolari "opere d'arte totale" di musica, danza e arti visive.
Allo stesso tempo emerge, anche come reazione ai traumi della guerra, un'aspirazione all'armonia, alla quiete e all'equilibrio. Le maestose maternità di Picasso, autentico genio multiforme, così come i possenti nudi di De Chirico o gli eleganti Pulcinella di Severini interpretano quel moderno classicismo che si impose negli anni Venti all'insegna di una ritrovata pienezza e armonia delle forme. A loro volta Matisse e Bonnard recuperano una vena naturalistica nei nudi sensuali bagnati di luce e negli interni e giardini saturi di colore, che sono una vera e propria festa per gli occhi. E sempre a Parigi, dove si trasferì nel 1919, l'olandese Mondrian crea le sue rivoluzionarie composizioni neoplastiche a griglie di colori puri, ispirate ad un principio di ordine universale.
La Parigi degli anni Venti fu anche il palcoscenico di alcune tra le più imprevedibili e radicali provocazioni artistiche del Novecento. Le convenzioni morali e culturali della società borghese sono il bersaglio delle creazioni dadaiste di Picabia, Duchamp, Arp e Man Ray, con il loro spirito ironico, ribelle e iconoclasta. Il sogno di un mondo migliore e, ad un tempo, la premonizione di nuovi scenari di guerra s'incarnano invece nelle tele e nelle sculture surrealiste di Ernst, Miró, Masson, Magritte, Tanguy, Giacometti e Dalí, dense di immagini oniriche e perturbanti come finestre affacciate sul meraviglioso, che invitano a vincere ogni inibizione e a risvegliare il desiderio e l'immaginazione.

clip_image001PIERRE-AUGUSTE RENOIR, La fonte, 1906
Olio su tela, cm 92 x 73
Zurigo, Fondazione Collezione E.G. Bührle

clip_image002AMEDEO MODIGLIANI, Ragazzo con i pantaloni corti, c. 1918
Olio su tela, cm 99,7 x 64,8
Dallas Museum of Art.
Dono della Leland Fikes Foundation Inc.

clip_image003MARC CHAGALL ®, Il gallo, 1928
Olio su tela, cm 81 x 65,5
Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza
© by SIAE 2011

clip_image004HENRI MATISSE, Nudo disteso II, 1927
Bronzo, cm 28,6 x 50,2 x 15,2
Minneapolis Institute of Arts. Dono della Dayton Hudson Corporation
© Succession H. Matisse, by SIAE 2011

clip_image005PIERRE BONNARD, Nudo su sfondo giallo, c. 1924
Olio su tela, cm 57,2 x 49,2
Dallas Museum of Art. Dono della Meadows Foundation Incorporated
© by SIAE 2011

clip_image006JUAN GRIS, Arlecchino seduto, 1920
Olio su tela, cm 100,3 x 71,1
Los Angeles County Museum of Art, David E. bright Bequest

clip_image007FERNAND LÉGER, Natura morta, 1924
Olio su tela, cm 92 x 60
Riehen/Basilea, Fondation Beyeler
© by SIAE 2011

clip_image008GEORGES BRAQUE, Il tavolino rotondo, 1928
Olio su tela, cm 180 x 73
Copenaghen,
Statens Museum for Kunst © by SIAE 2011

clip_image009MIKHAIL LARIONOV, Costume per un soldato del balletto
Chout, 1921
Stoccolma, Dansmuseet, Musée Rolf de Maré
© by SIAE 2011

clip_image010ROBERT DELAUNAY, La Tour Eiffel, 1924-26
Olio su tela, cm 160,6 x 120
Washington, Hirshhorn Museum and Sculpture Garde,
Smithsonian Institution.
Dono della Joseph H. Hirshhorn Foundation 1972
© L & M Services B.V. The Hague 20110704 – SIAE

clip_image011ILSE BING, Champ de Mars, veduta dalle scale della Tour Eiffel, 1931
Stampa su gelatina al bromuro d'argento, 40 x 50
Parigi, Musée Carnavalet, Histoire de Paris
© The Estate of Ilse Bing

clip_image012PABLO PICASSO, Maternità, 1921
Olio su tela, cm 65,5 x 46,5
Collezione privata
© Succession Picasso, by SIAE 2011

clip_image013ANDRÉ DERAIN, Arlecchino, 1923
Olio su tela, cm 92 x 73
Copenaghen, Statens Museum for Kunst © by SIAE 2011

clip_image014MARCEL DUCHAMP, Fresh widow, 1920-64
Semi ready made, cm 27,5 x 45
Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea.
Su concessione del Ministero per i Beni e
le Attività Culturali
© Succession Duchamp, by SIAE 2011

clip_image015JEAN ARP, The Eggboard, 1922
Legno dipinto, cm 76,2 x 96, 5
Collezione privata © by SIAE 2011

clip_image016MAX ERNST, Il bacio, 1927
Olio su tela, cm 129 x 161,2
Venezia, Collezione Peggy Guggenheim,
Fondazione Solomon R. Guggenheim, New York © by SIAE 2011

clip_image017RENÉ MAGRITTE, Le sens propre IV, 1929
Olio su tela, cm 73 x 54
Robert Rauschenberg Foundation Collection © by SIAE 2011

clip_image018SALVADOR DALÍ, L'eco del vuoto, c. 1935
Olio su tela, cm 73 x 92
Collezione privata
© Gala-Salvador Dalí Foundation, by SIAE 2011

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sabato 19 settembre 2009

AMEDEO E SIMONE

L’esposizione ripercorre un episodio personale della vita del pittore livornese, presentando, per la prima volta a Milano, il ritratto di Simone Thiroux, la donna con la quale, nel 1916, l’artista ebbe una fugace relazione da cui nacque Gérald, mai riconosciuto dal padre.
Accanto al dipinto, disegni, schizzi e alcune sculture d’après dell’artista, ritratti e opere dei suoi amici italiani e francesi, oltre a lettere e fotografie di familiari.

A Milano, dal 30 settembre al 20 novembre 2009, il Museo Fondazione Luciana Matalon (Foro Buonaparte 67) ospita una mostra dedicata ad Amedeo Modigliani, che approfondisce la conoscenza di uno degli artisti più importanti e originali del Novecento.
L’iniziativa, dal titolo “Modigliani, una storia segreta”, curata da Massimo Riposati e organizzata in collaborazione con il Modigliani Institut Archives Legales Paris-Rome, presieduto da Christian Parisot, ruota attorno a un’opera che viene presentata per la prima volta nel capoluogo lombardo.

Si tratta del dipinto a olio Jeune femme à la guimpe blanche che ritrae Simone Thiroux, giovane donna medico che, nell’inverno del 1916, ebbe una fugace relazione con l’artista livornese e da cui nacque un figlio, Gérald, mai riconosciuto dal padre.
Di questo episodio della vita di Modì non si ha quasi traccia nella sua biografia. Per Simone e Gérald non ci fu spazio nella sua complicata esistenza; in quegli anni l’artista, infatti, incontrò la donna più importante della sua vita, Jeanne Hebuterne, da cui avrà, nel 1918, la figlia Jeanne.
Simone ebbe un’esistenza sfortunata; morirà giovanissima di tubercolosi nel 1921, l’anno seguente alla scomparsa del pittore, e il suo corpo fu donato alla medicina per studi anatomici. La sorte non arrise nemmeno al piccolo Gérald, perché fu adottato da una coppia francese che poco dopo si separò. Sconvolto dal nuovo dolore, si ritirò in convento dove prese i voti e di lui non si seppe più nulla.
Il dipinto – spiega il curatore Massimo Risposati, vice Presidente del Modigliani Institut – ha una materia pittorica leggera, quasi trasparente, quasi un non finito, a differenza di molti quadri di Modigliani che hanno un pigmento pittorico molto marcato. Forse una preveggente intuizione di un processo di sparizione che avrebbe toccato tutti i protagonisti della storia”.
Intorno al dipinto di Simone, la mostra raccoglie disegni, schizzi e alcune sculture d’après di Modigliani ed è arricchita da ritratti e opere dei suoi amici italiani e francesi che offrono un quadro dell’ambiente umano e artistico in cui il pittore visse e operò.
Completano il percorso espositivo lettere e fotografie di familiari e amici che documentano l’aspetto più intimo della vita di Modigliani. Sullo sfondo, una Parigi di inizio secolo, allora capitale della pittura di avanguardia europea e lontana dalle lacerazioni della Grande Guerra, dove Modigliani sviluppò un proprio personale linguaggio figurativo, in bilico tra innovazione e classicità e che ha saputo aprire nuove strade alle generazioni future di artisti. (Beni Culturali)

Informazioni Evento:
Data Inizio:
30 settembre 2009
Data Fine:
20 novembre 2009
Costo del biglietto:
6,00 euro
Luogo:
Milano, Museo Fondazione Luciana Matalon
Orario:
da martedì a domenica, dalle 10 alle 19; chiuso lunedì
Telefono:
02.878781
E-mail:
fineart@fondazionematalon.org
Sito Web:
http://www.fondazionematalon.org/

Fonte

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