lunedì 9 novembre 2015

SEBASTIANA PAPA | PHOTOGRAPHER

Le donne del movimento femminista la conoscono bene: negli sguardi delle “sue” donne c’è l’interrogativo che in quegli anni si rifletteva su di sé, oltre che sul mondo. La conosceva il movimento sindacale, con cui ha spesso lavorato. La conoscevano intellettuali, scrittori, poeti, con cui interloquiva, inseme a cui cercava. Schierata a sinistra, sempre per la pace: nei suoi scatti andava dritta all’essenza delle cose: l’intensità degli sguardi, i movimenti, la direzione della luce. La verità: che fosse nello sguardo di una bambina prostituta, di una monaca in ascesi, di un ragazzo pastore, di una lavandaia, di una vecchia pellegrina, la ricchezza vera del mondo. Questo cercava nei suoi viaggi in terre lontane, questo raccontava nei suoi reportage.
Bambini, tanti. Donne e uomini, i riti religiosi, la povertà, la dignità. La speranza di un futuro meno misero, la rivolta e la pace, l’incontro e la gioia. Nell’intensità dei suoi scatti il distillato di un rapporto con le persone che ne metteva al centro la vita, la storia. Lei, la fotografa, schivava con abilità interviste e esposizione mediatica: parla il mio lavoro, diceva. Era vero.
In questi dieci anni però il suo lavoro non ha più parlato, ed è un peccato. L’archivio è affidato all’Istituto centrale per il Catalogo e la documentazione, 4.200 pellicole, e poi provini, stampe, mostre, volumi fotografici, documenti… Tra l’altro, un menabò già pronto, l’ultimo libro che Sebastiana Papa non ha avuto il tempo di pubblicare. Un viaggio nel monachesimo di tutte le religioni e di tutto il mondo, dal Giappone alle ex repubbliche sovietiche, dal’Africa al mondo arabo. E all’Italia, naturalmente.
Le sue fotonarrazioni fanno riferimento a mondi diversificati, ma accomunati dall'umanità a cui tutti appartengono. Vi è il mondo dei monasteri, delle cucine medioevali, dell'India e dei suoi problemi, della seta e delle stoffe, della mitologia e dell'amore, dei silenzi, dell'infanzia, del razzismo e dei campi di sterminio visti attraverso i superstiti, della prostituzione, della musica.
La sua ricerca appassionata la porta a puntare l'obiettivo verso la microrealtà dei volti, dei gesti, delle mani, degli atteggiamenti, del sorriso o del pianto.
Ma la sua passione non si ferma qui. Questa fotografa, sulla breccia ormai da anni, con la pazienza e con la dolcezza che la caratterizza, si mette a tavolino e "impagina" i propri libri e le proprie mostre con lo stesso stile e la stessa capacità di quando gira per le strade del mondo.

Ha esposto le sue fotografie in mostre tenute in diverse parti del mondo: da Calcutta a Gerusalemme, da Brasilia a Mosca, a diverse città italiane, sono solo alcuni luoghi che lasciano intuire quanti altri luoghi della terra Sebastiana abbia raccolto, attraverso la forma della scrittura che lei ha scelto, e narrato nei volti, nei gesti, nei sorrisi a volte spenti, nelle mani affettuose, nel lavoro quotidiano. I suoi libri, che esprimono un segno di raffinatezza, sono sempre accompagnati da brani di poesie, di testi classici, preghiere cristiane, indiane o islamiche, detti o proverbi scoperti sempre con piacere ed entusiasmo.

La Papa difficilmente lascia interviste perché dice: "Le mie opere parlano di me" e quelle opere per lei "sono come scrivere un libro - c'è un'idea, una struttura e una sintesi".
Come donna racconta quel femminile di Dio attraverso le sue riflessioni fotografiche sulle donne, che sono sempre colte in un gesto, in un'azione, come la giovane palestinese che da da bere alla sua bambina, o le suore colte nelle varie occupazioni o le indiane che lavano i panni o il proprio uomo nelle torbide acque di un fiume o la donna che spacca la pietra o trasporta carichi pesanti.

Ogni suo scatto non consegna alla storia della fotografia un'immagine, per quanto drammatica o tecnicamente ben riuscita, ma una profonda riflessione sul vissuto femminile e sul frammento di divino che esso esprime.
La sua storia visiva, raccolta in tutto il mondo, narra le vicende vissute e sofferte di tutte le latitudini, senza distinzione di colore né di religione. Le donne, i bambini, le persone meno protette occupano il suo obiettivo, con i loro sguardi smarriti, con i loro corpi affaticati, con le loro espressioni impaurite, con le poche cose di cui dispongono, con il loro intenso quotidiano.

C'è un universale che è dato dall'ampiezza e dalla diversità delle immagini, ma soprattutto dall'intensità e dall'umanità dei diversi vissuti.
Narra la vita e ci restituisce immagini silenziose e profonde che coinvolgono e che invitano a fermarsi, per andare oltre la nostra frettolosa quotidianità che ci impedisce di vedere in profondità.
Guardando le sue foto la Papa commenta: "l'emozione con cui ho scattato la foto é la stessa che si coglie nella foto" e le sue foto mostrano il dettaglio poco visibile, il lato nascosto e quasi impercettibile della realtà. presdonna





















All images © Sebastiana Papa

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