venerdì 2 settembre 2011

DALLA FIGURA ALLA FIGURAZIONE NEL ‘900 ITALIANO

Emblemi da una collezione
Venezia, Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti,
 Palazzo Loredan 

dal 9 settembre al 6 novembre 2011

A Palazzo Loredan, sede dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti, viene presentata una esposizione che documenta una tra le più interessanti raccolte d’arte moderna italiana: la collezione Giuseppe Merlini, che qui si svela per la prima volta al pubblico.

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Giorgio De Chirico: Archeologi, 1961 Olio su tela, cm. 102 x 82


Si tratta di una raccolta di circa 300 opere, unica per genesi. Nasce infatti dalla passione intellettuale del suo artefice, una curiosità che lo ha condotto all’esame di quanto la critica stava approfondendo, per calibrare su questo la scelta delle opere da inserire nella sua collezione. 
La selezione di capolavori proposta da Stefano Cecchetto a Palazzo Loredan propone opere attentamente “meditate”, frutto di uno studio attento e di un’analisi bibliografica, oltre che dell’ istantanea emozione estetica.


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Filippo De Pisis: Il Gianicolo, 1923 Olio su tela, cm. 64x49

Tutti gli artisti che compongono la geografia di questo percorso – alcuni di chiara fama altri nell’alveo di una situazione storica particolare – sono infatti accomunati da un’autorevole apparato scientifico. Con molti di loro il collezionista ha avuto anche rapporti di frequentazione e legami di amicizia personale.

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Lucio Fontana: Concetto spaziale, 1961 Olio, oro e vetri su tela, cm. 65 x 81

Le scelte delle opere in mostra – condotta dal curatore della rassegna, Stefano Cecchetto - tracciano le linee guida di un percorso: dalla ‘figura’ alla ‘figurazione’, come emblemi di una metamorfosi e svelano la rappresentazione iconografica del cambiamento nelle arti del Novecento.

clip_image002[16] Claudio Parmiggiani: Senza titolo, 2008 Tecnica mista su tavola, cm. 70 x 60,4 x 3

Dal concetto di spazio al concetto spaziale, il tema della figurazione nelle arti visive del Novecento, si evolve dentro a un percorso mirato a rappresentare i mutamenti e le variazioni di un secolo sicuramente determinante per lo sviluppo delle arti figurative.

clip_image002[8] Giorgio Morandi: Natura morta, 1948 Olio su tela, cm. 32 x 44

Nella selezione attuata dal curatore avanzano così in sequenza le opere di Amedeo Modigliani, Giorgio de Chirico, Alberto Savinio Giorgio Morandi, Filippo De Pisis, Mario Sironi, Massimo Campigli, Mario Tozzi, Gino Severini, Renato Paresce, Enrico Baj, Renato Guttuso, Ennio Morlotti, Lucio Fontana, Valerio Adami, Roberto Crippa, Piero Guccione, Omar Galliani, Claudio Parmiggiani e Giuseppe Maraniello.

clip_image002[14] Renato Guttuso: Natura morta con lampada, 1940 Olio su tela, cm. 55 x 80

Avviata all’inizio degli anni settanta, la collezione conta oggi più di trecento opere – tutte di altissima qualità e coerenza pittorica – che raccontano un tracciato della storia dell’arte italiana del secondo dopoguerra.

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Ennio Morlotti: Adda a Imbersago, 1956 Olio su tela, cm. 82 x 116


Un altro aspetto importante, relativo alla collezione è dato dall’attenzione verso le problematiche conservative, legate alla analisi ed alla conservazione delle opere in collezione Questo particolare aspetto della conservazione e restauro sarà anche uno dei temi specifici della mostra veneziana che ospiterà al suo interno una sala attrezzata a laboratorio – istituito e coordinato dalla restauratrice della collezione – disposizione delle scuole e della didattica, per la dimostrazione sul campo delle diverse operatività di intervento.

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Gino Severini: Natura morta con strumento musicale e caffettiera, 1946 circa Olio su tela, cm. 55 x 69


Dalla figura alla Figurazione nel ‘900 italiano
Emblemi da una collezione 
Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, Palazzo Loredan, 9 settembre – 6 novembre 2011.
 
Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 18; chiusura lunedì.
Mostra e catalogo a cura di Stefano Cecchetto
Coordinamento generale di Mariella Gnani conservatrice/curatrice della Collezione
Allestimento PANSTUDIO Architetti associati. Paolo Capponcelli, Mauro Dalloca, Cesare Mari.
Catalogo: Silvana Editoriale
Ufficio Stampa:
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel. 049.663499 info@studioesseci.net
Fonte
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giovedì 1 settembre 2011

LA PARIGI BOHEMIENNE DI TOULOUSE-LAUTREC

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Un tuffo nella Parigi bohemienne di fine ‘800, tra le atmosfere di Montmartre, attraverso le immagini  delle stampe di Henri de Toulouse-Lautrec, il celebre pittore post-impressionista francese, conosciuto per i manifesti del Moulin Rouge.

clip_image002 Henri de Toulouse-Lautrec, La Clownesse Assise, Mademoiselle Cha-U-Kao, 1896

La vasta gamma di opere esposte presso il Dipartimento di Arti Grafiche del Museo Nazionale di Copenhagen dal 17 settembre 2011 al 19 febbraio 2012, si concentra principalmente sulle stampe dell’artista.

clip_image003 Henri de Toulouse-Lautrec, La loge au mascaron doré, 1893

Curato da Birgitte Anderberg e Vibeke Vibolt Knudsen, il percorso espositivo immerge il visitatore in un universo favoloso e civettuolo, dove l’intrattenimento della vita mondana viene indagato con sguardo voyeuristico. Teatri, circhi, bordelli, caffè e sale da ballo, sono i luoghi privilegiati dello spazio urbano nei quali scovare i personaggi e le raffigurazioni della vita moderna che stava affermandosi con il divenire del nuovo secolo. Un excursus a tappe, tra immagini ed effetti pittorici suggestivi In un mondo in cui le città si animano dei desideri dei suoi abitanti, indipendentemente dal sesso o dalla classe.
Una visione artistica e radicale per l’epoca, dal gusto provocatorio che documenta una Parigi fatta di incontri illeciti e comportamenti decadenti tramite disegni, stampe, opere grafiche ed una ricca selezione di manifesti e dipinti, tra cui con alcuni importanti prestiti da collezioni internazionali.
 
Info
Statens Museum for Kunst – Copenhagen (Danimarca)
Dal 17 settembre 2011 al 19 febbraio 2012
Orario: mar – dom. 10:00 – 17:00; mer. 10:00 – 20:00; lunedì chiuso
www.smk.dk

clip_image005  L’affiche commissionata sal café-chantant a Lautrec, quando aveva 27 anni. Ritrae la famosa Goulue ed il suo partner abituale Valentin le Désossé

clip_image006 Diva Japonais, 1893

clip_image008Artist Bruant dans son cabaret, manifesto 1892

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clip_image018 clip_image023clip_image024 clip_image025 clip_image027clip_image029clip_image030
clip_image031  ‘At the Moulin Rouge’

clip_image032 ‘La Goulue Arriving at the Moulin Rouge with Two Women

clip_image033‘Rue des Moulins: The Medical Inspection

clip_image034‘Rosa la rouge montrouge’

clip_image035‘In the Salon of the Rue des Moulins ‘

clip_image002[6]At the Moulin Rouge, The Dance, 1890

clip_image004[4]Prostitutes, c. 1893-1895

clip_image002[4]La Clownesse Cha-U-Ka-O im Moulin Rouge, 1895

clip_image004Yvette Guilbert, 1894
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TOULOUSE-LAUTREC E LA PARIGI DELLA BELLE ÉPOQUE

Fondazione Magnani Rocca, Parma 
 Mamiano di Traversetolo 

Dal 10 settembre all' 11 dicembre 2011

Una mostra su Henri de Toulouse-Lautrec in Italia mancava da parecchi anni. 
Il vuoto viene colmato dalla Fondazione Magnani Rocca che, dal 10 settembre all’11 dicembre 2011 nella sua sede di Mamiano di Traversetolo, presso Parma, propone una originale riflessione sul celebre artista francese.
La mostra, che inaugura la presidenza di Giancarlo Forestieri, è curata da Stefano Roffi - con saggi in catalogo di Arturo Carlo Quintavalle, Ada Masoero, Mauro Carrera e del curatore - ed è frutto della collaborazione della Magnani Rocca col Museum of Fine Arts di Boston, col Musée d’Ixelles-Bruxelles, con la Fondazione E. G. Bührle di Zurigo, col MIBAC - Soprintendenza BSAE per le province di Venezia Belluno, Padova e Treviso, con la Galleria d’Arte Moderna di Milano e con altri musei e collezioni italiani ed esteri. 
Fondazione Cariparma e Cariparma Crédit Agricole sono i mecenati dell’iniziativa.
È noto come una parte della produzione dell’aristocratico Toulouse-Lautrec (Albi 1864 - Malromé 1901), si sviluppi sulla scia del “japonisme”, ovvero l’ispirazione all’arte giapponese; egli traspone tecniche e inquadrature di quel mondo affascinante e misterioso al contesto occidentale dei locali notturni e delle maisons closes, ovvero le case chiuse che frequenta non solo come artista. È nell’ambito delle sue celeberrime affiches, presenti in mostra nell’intero corpus, che la rielaborazione dei temi e del linearismo grafico giapponese si esprime più evidentemente: dai profili degli uomini in cilindro, alle ombre nere alle spalle del soggetto, alla silhouette “senza testa” della cantante Yvette Guilbert nel notissimo Divan Japonais.

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Henri de Toulouse Lautrec, Divan Japonais, 1893

I suoi manifesti sono capolavori d’arte e documenti di un’epoca: conquistarono il pubblico d’allora che li amò e li collezionò, in un periodo in cui altri grandi maestri si cimentavano in questo genere in forte ascesa. Ma sono tutti i suoi personaggi, colti nei caffè-concerto di Montmartre, nelle sale da ballo, nei postriboli, nel celebre Moulin Rouge, nei circhi, nei teatri, raccontati con caustica e rutilante malinconia, che rivivono nella mostra “Toulouse-Lautrec e la Parigi della Belle Époque”. Da notare come nei musei italiani siano rarissime le opere di Lautrec; si tratta quindi di un’occasione imperdibile per vedere suoi lavori senza dover raggiungere grandi musei internazionali.
L’artista mostra un occhio spietato e caricaturale per le caratteristiche e la gestualità dei soggetti che rappresenta (che includono le vedettes sue amiche, le cantanti e ballerine May Milton, Jane Avril e La Goulue - come Andy Warhol farà coi personaggi della sua Factory newyorkese) unito all’uso innovativo di ampie stesure di colori piatti, marcate silhouettes e punti di vista inconsueti, in un’elaborazione di inesauste folgorazioni emotive.

image  Henri de Toulouse Lautrec, Le photographe Sescau, 1896

Accanto al corpus delle affiches, la mostra propone una serie di confronti di particolare suggestione: sono accostati i dipinti di figura di Lautrec a quelli di paesaggio degli impressionisti Monet e Renoir, oltre a Cézanne; viene evidenziato il debito nella grafica all’arte giapponese offrendo un confronto speculare fra i manifesti del francese e stampe giapponesi fra Settecento e Ottocento di Utamaro, Hiroshige e Hokusai; viene ricreato il clima di frizzante competizione che Lautrec ingaggia coi vari Chéret, Mucha, Steinlen, Bonnard nell’accaparrarsi le commesse pubblicitarie nella Parigi della Belle Époque; infine viene mostrata l’influenza che Picasso riceve da lui in occasione dei primi soggiorni parigini.
"In tutto il mondo si conoscono le fotografie di quest'ometto deforme. Soltanto la testa e il tronco erano di proporzioni normali. La testa sembrava avvitata sopra le spalle molto cascanti. La barba lunga e nera faceva l'effetto d'uno strano ornamento. Gambe e braccia erano quelle di un bambino di sei anni. Ma in questo corpo deforme c'era una forza vitale enorme, quasi superata dallo spirito di Lautrec. Le sue risposte pronte - simili a quelle di un clown maligno - erano sconcertanti. La bocca di una animalesca sensualità, il modo di esprimersi ora incontrollato, ora estremamente arguto, ora del tutto anticonvenzionale...". (Henry van de Velde).
L'arte di Lautrec nella Parigi di fine Ottocento non si allinea con quella degli impressionisti che di pochi anni lo avevano preceduto e ancora stavano lavorando in Francia; la sua pittura infatti non rivela interesse per il paesaggio e per la luce, mentre esprime un fascino fortissimo per la figura umana. Lautrec ha chiaro fin da bambino che avrebbe fatto il pittore; la sua statura molto ridotta - dovuta a una duplice frattura alle gambe contratta tra il '78 ed il '79 – non gli consente, d’altra parte, di pensare a un lavoro fisicamente impegnativo. Lasciata la monotonia della vita in famiglia nel sud della Francia, si trasferisce a Parigi, metropoli che, nell’ultimo ventennio del XIX secolo, vive l’atmosfera gioiosa, entusiasmante ed eccessiva della Belle Époque. Montmartre, quartiere degli artisti per eccellenza, vede la nascita e la diffusione di trasgressivi locali notturni, cafès, cabarets, rivelando il lato nascosto e torbido della rigida morale borghese dominante.

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Henri de Toulouse-Lautrec, Reine de Joie, 1892

Circondato di amici - pittori, poeti e artisti della notte - Lautrec si dà alla bella vita e frequenta i celebri Moulin Rouge, Divan Japonais, Folies Bergère. All’inizio è quasi intimorito dalla cattiva reputazione di quell’ambiente, ma poi, grazie all’amicizia con lo showman Aristide Bruant, fondatore del Mirliton, proprio a Montmartre trova ispirazione preziosa per le sue ricerche d’artista. Evidenzia così nuove connessioni fra l’arte e la vita quotidiana affermandosi come una figura centrale nella società decadente che raffigura. La sua attenzione è rivolta ai personaggi: mette a fuoco e analizza da vicino i “tipi” umani che incontra (per usare un’espressione flaubertiana), presentandoli sotto una luce distorta, ironica, tramite nuove inquadrature, nuovi tagli delle scene, nuovi colori e giustapposizioni di colore. La tipologia dei soggetti rappresentati è la più varia: ballerine, habituès dei cafès, borghesi goderecci, il popolo notturno, ma anche prostitute e le masse di derelitti che vivono ai margini della società, un’umanità che anche Picasso, nel suo soggiorno parigino, rappresenterà proprio nel momento del commiato di Lautrec - morto trentasettenne come Raffaello, Parmigianino, Watteau, Van Gogh - da quel mondo e dalla vita.

image Henri de Toulouse-Lautrec, Napoléon, 1895

TOULOUSE-LAUTREC e la Parigi della Belle Époque
Mostra e Catalogo a cura di Stefano Roffi. 
Catalogo Edizioni Gabriele Mazzotta con saggi di Arturo Carlo Quintavalle, Ada Masoero, Mauro Carrera, Stefano Roffi.
Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).

Dal 10 settembre all’ 11 dicembre 2011. Aperto anche tutti i festivi.

Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – 
sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso.
Ingresso: € 9,00 valido anche per le raccolte permanenti - € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it Ristorante nella corte del museo tel. 0521 848135
Il martedì ore 15.30 viene organizzata una visita alla mostra con guida specializzata; non occorre prenotare, basta presentarsi alla biglietteria. Costo € 12,00 (ingresso e guida).
Ufficio Stampa: Studio ESSECI - Sergio Campagnolo tel. 049 663499 - www.studioesseci.net (per ulteriori informazioni e immagini) info@studioesseci.net
La mostra è realizzata grazie al contributo di
FONDAZIONE CARIPARMA CARIPARMA CRÉDIT AGRICOLE
Sponsor tecnici: Aon Artscope Fine Art Insurance Brokers, Ekotec Sistemi, Gazzetta di Parma, 
Hotel Palace Maria Luigia, SINA Fine Italian Hotels, TEP, Società per la Mobilità e il Trasporto Pubblico
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ARTE POVERA: LA PAZZIA

Londra come Roma e Torino. Michelangelo Pistoletto apre la stagione estiva alla Serpentine Gallery. Mettendo la ciliegina su una torta fatta di strati di mostre ed eventi che hanno recentemente reso omaggio all’Arte Povera oltremanica. C’è tempo fino al 17 settembre per un assaggio.


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Michelangelo Pistoletto, Le Trombe del Giudizio, 1968. Installation view, Pistoletto: Le Porte di Palazzo Fabroni, Palazzo Fabroni, Pistoia, 1995. Courtesy of Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, Biella. Photo: C. Abate

Non bastava Peter Zumthor con il suo hortus conclusus, padiglione estivo di quest’anno. Nei Kensington Gardens un altro Dedalo è pronto ad accogliere il visitatore. The Mirror of Judgement è un “tempio” all’interno di una galleria d’arte, come lo ha definito Germano Celant. Un labirinto di cartone rappresenta un percorso catartico attraverso le tappe della cultura religiosa, per confrontarsi, guarda caso davanti a uno specchio, con il proprio Io. Perché, come afferma Michelangelo Pistoletto, il vero giudice di ogni individuo è se stesso. Un percorso a ritroso fra le opere del passato che segna un ulteriore passo in quella nuova fase della carriera di Pistoletto annunciata nel 2004: il Terzo Paradiso, passaggio a un più alto livello di civiltà, in cui la società artificiale prodotta dall’uomo renderà al mondo la vita sottratta.
Il cartone venne utilizzato per la prima volta nella serie degli Oggetti in Meno che, secondo le parole dell’artista, “marcano il passaggio dalla virtualità delle immagini allo specchio alla fisicità degli oggetti”. Apparsi in anteprima nello studio torinese di Pistoletto nel 1965, quando nel 1991 vennero presentati al Camden Arts Centre furono una totale scoperta per il pubblico inglese.

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Michelangelo Pistoletto, Labirinto e Megafoni, 1969. Installation view at Boymans Van Beuningen, Rotterdam. Courtesy of Galleria Continua, San Gimignano/ Beijing / Le Moulin

A distanza di dieci anni, nel 2001, alla Tate Modern la mostra Zero to Infinity: Arte Povera 1962-72 consacrò al grande pubblico i protagonisti del movimento italiano. Nomi come Giuseppe Penone, Luciano Fabro, Mario Merz sono ancora parte della collezione permanente. Presenza immancabile è Jannis Kounellis, che nel 2010 allestì una personale presso Ambika P3, spazio espositivo all’interno della University of Westminster, le cui pareti per l’occasione vennero “decorate” con neri cappotti, appesi come corpi morti e svuotati a memoria dei posteri.

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Michelangelo Pistoletto, Inginocchiatoio, 2009, mirror: 250 X 200 cm, wooden kneeling-stool 99 X 50 X 49 cm. Courtesy of Galleria Continua, San Gimignano/ Beijing / Le Moulin. Photo: A. Mole

Dopo Kounellis e prima di Pistoletto è stata la volta di Pino Pascali. Questa primavera i lavori dell’artista barese hanno accompagnato le immagini fotografiche di Marie Amarpresso il nuovo spazio aperto nella capitale inglese dalla galleria romano-fiorentina BrancoliniGrimaldi. Negli stessi giorni, le opere realizzate negli ultimi due anni della breve ma intensa carriera di Pascali riempivano le tre gallerie del Camden Arts Centre. Accanto ai Bachi da setola e agli Attrezzi agricoli, il video girato, sempre nel 1968, daLuca Patella, SKMP2, ricordava quanto la componente performativa fosse rilevante nelle pratiche creative di quegli anni. Una mostra, conclusasi lo scorso aprile, correlata da alcuni incontri realizzati in collaborazione con l’Istituto Culturale Italiano.

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Installation view, Pino Pascali’s final works 1967-68, Camden Arts Centre, London. Courtesy of Camden Arts Centre. Photo: A. Keate

Pino Pascali and the British Sculpture ha evidenziato il filo che lega l’Arte Povera all’esperienza artistica estera e, nello specifico, britannica. Le ricerche condotte dall’Arte Povera negli anni ’60 si sono infatti indirizzate su una via contemporaneamente intrapresa da artisti internazionali, da Joseph Beuys a Richard Serra, nel tentativo di recuperare un rapporto fra civiltà e natura, alla riscoperta dei valori primari dell’uomo, dell’energia pura che anima la terra.
La Gran Bretagna non resta immune a questo spirito e, a partire dagli anni ‘70, si forma intorno alla Lisson Gallery una nuova generazione di scultori. Fra di essi, figure comeRichard Wentworth, Richard Long e Anish Kapoor sembrano porsi in sintonia con le indagini del decennio passato, tanto nella trasformazione di materiali d’uso comune quanto nel ricongiungimento con l’aspetto più spirituale della vita umana.

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Installation view, Pino Pascali’s final works 1967-68, Camden Arts Centre, London. Courtesy of Camden Arts Centre. Photo: A. Keate

Ne sono passati di anni e ne sono passate di mostre. E oggi, all’ingresso della Serpentine Gallery, nessuno più si chiede chi sia Michelangelo Pistoletto. Proprio come nessuno si chiederebbe chi è Anish Kapoor.
Stella Kasian

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Londra // fino al 17 settembre 2011
Michelangelo Pistoletto – The Mirror of Judgement
Serpentine Gallery
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