martedì 13 novembre 2012

LA SVIZZERA RISCOPRE PETER HÄBERLIN, IL FOTOGRAFO DEL DESERTO

CON LA MOSTRA ''SAHARA''

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Il Museo delle Culture di Lugano dedica al grande fotografo svizzero Peter Häberlin la mostra “Sahara”, fino al 10 marzo 2013 in mostra nelle sale di Villa Ciani

MILANO – La vita schiva e misteriosa di un grande fotografo svizzero, morto troppo giovane, raccontata attraverso la sua opera e le tracce dei suoi viaggi nel Sahara, deserto, mito e topos dell’anima. A cento anni dalla nascita, la Svizzera riscopre Peter Werner Häberlin. Dopo due anni di intenso lavoro, condotto dal Museo delle Culture di Lugano, con la preziosa collaborazione della Fondazione Svizzera per la Fotografia di Winterthur, nasce “Sahara”, una mostra per riportare alla luce le tracce e la vita di Häberlin, attraverso 128 fotografie finora inedite, da lui realizzate durante i suoi viaggi nel deserto. L’esposizione – inserita nel percorso “Esovisioni”, il ciclo del Museo delle Culture di Lugano nato con l’obiettivo di indagare il rapporto tra la fotografia e l’esotismo, e delineare una sorta di vera e propria mappa dei modi in cui l’Occidente ha guardato (e giudicato) l’Altro – è allestita  nelle sale di Villa Ciani (Parco Civico) di Lugano, e sarà aperta al pubblico fino al 10 marzo 2013.

clip_image002Indicatore stradale a Colomb-Béchar (oggi Béchar), Algeria settentrionale

clip_image003Cammello con sella tuareg, In Salah, Algeria centrale

clip_image004La giovane guida Tchiliali davanti alle mura di Timimoun, Algeria centrale

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Passaggio fra le dune, In Salah, Algeria centrale

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UNA VITA PER VIAGGIARE - La biografia di Häberlin è a tutt’oggi in parte misteriosa. Nato nel 1912, il deserto fece da subito irruzione nella sua vita all’età di poco più di vent’anni, quando, dopo aver concluso di malavoglia una formazione di pasticcere, partì da solo, a piedi, fino in Sicilia, dove si imbarcò per il Nord Africa. Studiò arte e fotografia prima ad Amburgo, alla fine del 1938, per poi trasferirsi a Zurigo, in seguito all’imperversare del conflitto. La sua fu una carriera fuori dai sentieri battuti della fotografia di reportage del suo tempo: egli infatti sembra usare la fotografia per accompagnare il suo lento muoversi nel mondo, rispettando i propri tempi più che quelli dei giornali e del mercato. Dopo la guerra e la chiusura delle frontiere, l’occasione di tornare nel Sahara si presentò nel 1949, e poi ancora nel 1950, nel 1951 e nel 1952. Häberlin viaggiava fotografando, non per fotografare, attraverso le antiche vie carovaniere che da Algeri attraversavano il Sahara per terminare nel Camerun settentrionale. Dopo quello che sarebbe stato il suo ultimo viaggio, firmò nel gennaio del 1953 il contratto con le edizioni Manesse di Zurigo per il suo primo libro, “Yallah”. Ma già il suo spirito era rivolto altrove, verso il Messico, dove si apprestava a partire.

clip_image007Verso In Salah, Algeria centrale

clip_image008Anziana donna harratin con bambino, Sahara centrale

clip_image009Bambino che indossa un burnus, Ghardaia, Algeria

clip_image010Ragazza di etnia buduma, regione del lago Ciad

clip_image011Sotto i portici, Colomb-Béchar (oggi Béchar), Algeria settentrionale

DESERTO D’AFRICA - Nella sua passione per il continente africano si può scorgere una risposta agli anni drammatici della guerra, una tensione verso un luogo ancora incontaminato e non sconvolto profondamente dal conflitto. Un continente in cui, sottotraccia, si intravede la possibilità di un’altra società, ideale e senza tempo, dove l’uomo vive ancora in un rapporto autentico con la natura. Le sue immagini ritraggono le popolazioni africane in una sorta di dimensione atemporale in cui l’intento documentario e narrativo lascia quasi del tutto il posto a una forma di contemplazione. Il soggetto etnografico è proiettato direttamente in un ambito filosofico e simbolico, nonché in una ricerca del bello in evidente dialogo interiore con la ricerca spirituale del fotografo. Così commenta Peter Pfrunder, direttore della Fondazione Svizzera per la fotografia di Winterthur: “Nelle immagini di Häberlin trovano il loro equilibrio il desiderio di documentare e quello estetico, la ricerca della conoscenza e la volontà di darle una forma”. E conclude: “Da questo punto di vista l’opera di Häberlin è un’espressione tipica del suo tempo, esemplare per un’intera generazione alla ricerca di nuove esperienze, di una diversa concezione della vita e di valori alternativi, mossa dalla consapevolezza che l’avidità occidentale e l’utilizzo sconsiderato delle risorse naturali avrebbero condotto l’umanità sempre più profondamente verso la rovina”.

clip_image012Ragazze sull'uscio di un caffè arabo, El Golea (oggi El Menia), Algeria centro-settentrionale



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Tomba a cupola di un marabutto, Cimitero di Ghardaia, Algeria settentrionale

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Tomba a cupola di un marabutto, Timimoun, Algeria centrale

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Moschea, In Salah, Algeria centrale

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Piazza del mercato, Ghardaia, Algeria settentrionale 



YALLAH- Ma il 9 luglio del 1953, nel suo appartamento di Zurigo, Häberlin fu vittima di in un tragico incidente con un’arma da fuoco e tutti i suoi progetti rimasero incompiuti. Tra essi anche il volume fotografico “Yallah”, per cui aveva partecipato solo alla scelta delle 83 immagini, e la cui pubblicazione fu seguita dal padre, intenzionato a rendere omaggio al talento del figlio scomparso. Il librò uscì in Europa nel 1956 e negli Stati Uniti nel 1957, con una prefazione dello scrittore americano Paul Bowles, nella cui opera più celebre, “Il tè nel deserto”, adoperato da Bernardo Bertolucci come sceneggiatura per l’omonimo film, le immagini di “Yallah” sembrano far capolino a ogni descrizione d’ambiente. Uno dei settimanali americani più letti, The New Yorker, scrisse che il reportage era l’opera “di uno dei grandi fotografi del nostro tempo, capace di mostrare, come solo l’arte sa fare, ciò che altrimenti resterebbe celato”.

clip_image017Villaggio alle pendici dei monti Mandara, Camerun settentrionale

clip_image018Donne harratin nel cortile, El Golea, (oggi El Menia), Algeria centro-settentrionale

clip_image019Bambino arabo, Sahara settentrionale

clip_image020Donna harratin che prepara il cuscus, In Salah, Algeria centrale

clip_image021Setacciando il grano, Colomb-Béchar, Algeria settentrionale

clip_image022Ritratto di uomo

clip_image023Capo villaggio, regione del Sudan francese (oggi Mali)

clip_image024Donna harratin, Sahara centrale

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Bivacco tuareg nelle vicinanze dell'Hoggar

clip_image026Ritratto di ragazza di etnia kanuri, villaggio di Bangoa sulle rive del lago Ciad

clip_image027Ritratto di anziana donna di El Golea, (oggi El Menia), Algeria centro-settentrionale

clip_image028Uomo seduto davanti a un pozzo nei pressi di Ghardaia, Algeria settentrionale

clip_image032Bambina araba ritratta in cortile, In Salah, Algeria centrale

clip_image033Ritratto di giovane donna

clip_image034Peter W. Häberlin – momenti di vita nel deserto Foto di Henri Schmid, 1949 per gentile concessione di Kaspar Schmid (2012)

clip_image035Peter W. Häberlin – momenti di vita nel deserto Foto di Henri Schmid, 1949 per gentile concessione di Kaspar Schmid (2012)

clip_image036Peter W. Häberlin – momenti di vita nel deserto Fotostiftung Schweiz, Winterthur

clip_image037Peter W. Häberlin – momenti di vita nel deserto Foto di Henri Schmid, 1949 per gentile concessione di Kaspar Schmid (2012)

clip_image038Peter W. Häberlin Fotostiftung Schweiz, Winterthur
Fonte

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