sabato 20 giugno 2009

IL TEMPIO DI MAGRITTE

Dopo un anno di lavori l'Hotel Anteloh, nel cuore della città, è diventato la casa artistica di uno dei pittori belgi più conosciuti al mondo, René Magritte. Per la prima volta sono riunite 250 opere su una superficie di 2500 metri quadrati distribuiti su tre livelli, la più ampia collezione dell' "imperatore delle luci" è a disposizione di appassionati e non. Quadri, disegni, sculture, video, scritti, fotografie, tutto sull'uomo e l'artista, dal 1898 al 15 agosto 1967, giorno della sua morte. Il museo si inserisce in un quadro più ampio di spazi dedicati a singoli pittori, come il Museo Van Gogh ad Amsterdam o quello di Klee a Berna, l'intento è di catturare 650 mila visitatori all'anno. Le opere, provenienti dal Museo delle Belle arti di Bruxelles, dalla Fondazione Magritte e da collezioni private, inquadrano l'autore nella sua eterogenea produzione, dalla visione primigenia accostabile al cubismo di Picasso a quella surreale dopo il contatto con "La canzone dell'amore" di De Chirico. Da qui sboccia la pittura enigmatica, la frequentazione di Breton, Mirò e Arp. Segue il periodo "impressionista", la cosiddetta "epoque Renoir", periodo della solarità, il più criticato, che si contrappone al triste momento della guerra e si arriva all'"Impero delle luci" dove la notte e il giorno comunicano, dove si esprime chiaramente quella che Magritte definiva "poesia". Dunque si fanno i conti con il suo mondo diventato "classico" che ha influenzato la pop art e l'arte concettuale, quell'universo fatto di cieli limpidi inseriti in bicchieri, di uccelli che incontrano pipe o bombette, di strutture romane o greche poste su fondali art nouveau. L'opera magrittiana dialoga con il sogno e la realtà evocando il mistero. IE oggi dialoga direttamente con la città. Il tutto si sviluppa nei tre piani del museo, ognuno caratterizzato da un periodo preciso: 1898-1929 (3° P.), 1930-1950 (2° P.), 1951-1967 (1° P.). Una sezione è dedicata al cinema, fonte per il Magritte giovane e maturo, anche collezionista di film muti, tra i nomi preferiti spuntano Charlie Chaplin, Stanlio e Ollio, Max Linder e Mack Sennet.


Muséè Magritte

L'Homme du large, 1927, huile sur toile, 139 x 105 cm

L'Empire des lumières, 1954, huile sur toile, 146 x 114 cm

La Voix du sang, 1961, huile sur toile, 90 x 110 cm

La Poitrine, 1961, huile sur toile, 90 x 110 cm

La page blanche, 1967, huile sur toile, 54 x 65 cm

«Chi ammira un’opera ascolta il silenzio del mondo», scrisse Magritte subito dopo aver scoperto nel 1925, a ventisette anni, la magia della pittura di de Chirico. Proprio l’artista italiano lo prese idealmente per mano e gli spalancò la porta di un cosmo parallelo fatto di immagini beffarde, in cui l’ordinario viene capovolto e la vita si trasforma nel tentativo di liberare i suoi misteri. Il risultato è una cavalcata di suggestioni in cui ci si sente ridicolizzati da come la realtà si rivela. E’ la sorpresa, la meraviglia, che ora ha almeno tre dimensioni nelle gallerie che il Belgio ha regalato al suo celebre figlio.

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